Marica Petti - 12.10.2009
Davide Lega è un giovane artista autodidatta incontrato per caso, ne sono rimasta colpita.
Di solito ogni volta che si parla di un artista, si cerca sempre in modo quasi ossessivo di inserirlo in qualche corrente artista oppure il capire fino all'ennesima potenza cosa vogliano dire chiedendolo fino all'esaurimento all'artista stesso. Io non lo farò.
I suoi lavori nascono da un percorso artistico e di vita rappresentano ciò che viene detto e il non detto. Possono risultare angoscianti, inquietanti, perverse ma nello stesso tempo regalano imput visivi sui quali soffermarsi e pensare.
Per quanto riguarda la sua tecnica pittorica inutile dirlo è ottima per essere un autodidatta ed è libera nell'esprimere sensazioni senza nessun pregiudizio.
Tormentate, fermi immagini di alcuni aspetti della società nella sua simbologia. Come gli amanti, con una espressione di beatitudine sessuale, ecco il mondo intriso in atteggiamenti lasciavi, volgari senza passione e anima, animali da riproduzione o da macello nelle loro ultime ore di vita. Una barbie vecchia, volgare, lo specchio di chi non vuole invecchiare che scappa dalla morte, che si ostina a sentirsi bella, decadente, piena di rughe: segni che rappresentano i peccati, la coscienza che si manifesta come nel ritratto di Dorian Gray.
Tutti burattini in un reality show perfetto. Burattini immersi nei tabù e pregiudizi di tutti giorni costretti a vivere in una morale distorta, senza rendersi conto di essere solo oggetti di divertimento altrui, senza anima e senza vita. Giochi di ruolo quindi dove non sempre si è consapevoli delle proprie azioni.
Cane piccolo forse, rappresenta una provocazione: una donna a 4 zampe, senza braccia ne gambe, mutilata nel suo essere, che ti guarda sottomessa a quel gioco da lei non scelto, poi ecco il simbolismo nella mela incastrata nel suo corpo: come a dire che nel peccato originale lei ha scelto la posizione di sottomissione eterna.
Certo il tutto è metaforico, simbolico come ogni oggetto disegnato: dal naso lungo di una barbie, come pinocchio ... le bugie. Dagli occhi di un bambino o bambina che guarda dalla piccola finestra, ecco il vojerismo, la dominazione, il grande fratello che continua a guardare le sue mostruose creature.
Una scacchiera e un solo pezzo ancora in piedi un semplice pedone e poi le mani che stringono, impongono una sottomissione sessuale...
Dove tutto diventa metafora in tutte le immagini falliche che lo stesso mondo reale impone continuamente, s'instaurano i funghi ... con il titolo STI CAZZI dove non c'è niente da dire ....
Gli stessi colori usati, rendono sempre più il senso, creano la scenografia e apparizioni a volte raccapricciante non per le immagini in se ma per ciò che rappresentano. Dai rosa pastelli in tutte le sue sfumature come se si rappresentasse una fiaba quindi illustrazioni di un mondo malato oppure il semplice al bianco e nero come stampe didascaliche mediche.
I corpi/oggetti che si uniscono, si fondono, un corpo che ritiene in se tutte le cose del mondo distrutto a volte oltraggiato. Dal corpo escono e si mostrano tutte le paure, le frustrazioni, ogni dolore possibile. Corpi ricuciti che portano con sé le cicatrici di ogni evento, di ogni perversione; parti cesari da dove non nascono esseri umani ma mostri della mente, in alcuni casi rappresentano il ricongiungimento con le radici, con la terra, le origini.
Certo seguendo la linea immaginario del corpo si arrivare a ciò che l'inconscio ci detta.
Una terra che sembra un embrione, una placenta umana terribilmente artificiale, la solitudine dell'anima incastrata in un corpo marcio, che eccita coloro che succhiano la vita, il rispetto, in atteggiamenti voyeuristici.
Gli stessi sguardi sono pieni di vuoto, inutili, urlano qualcosa in silenzio al di là dalle sbarre che impongono l'omertà senza via di uscita perché ascoltandoli bene, sono solo lamenti.
L'avarizia, l'arroganza in piedi che hanno le sembianze di mani, catturare, rapire tutto, avere il di più e ancora di più ... una bulimia totale in atteggiamenti schizofrenici della società. Una performance moderna, con bambole, manichini, immagini in contorsione che danzano al ritmo di una musica che soffoca la voce della libertà e dell'espressione.
Ciò che s'intravede è una felicità perduta, in corpi oltraggiati che appaiono come feti cresciuti ma nati morti, aridi come l'anima umana moderna.
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