Cinema

traduci

[Cinema] Erotiche Visioni - Il '68 e la rivoluzione sessuale

Giulio Ragni - 13.10.2009

Il 1968 è diventato nella storia dell'umanità una data simbolo, in cui vengono condensati umori, fermenti, idee, maturate già alcuni anni prima e che si protrarranno attivamente in tutto il decennio successivo o poco più: se la rivoluzione sessantottina si è rivelata fallimentare sul piano politico-sociale, nondimeno la sua influenza sulla cultura e sui costumi sessuali è stata determinante.
Il cinema in tal senso è stato strumento privilegiato di tale cambiamento, megafono della protesta e della rivoluzione che ha attraversato tutto il mondo modificando profondamente il cinema come lo avevamo conosciuto sino a quel momento: si assiste ad un periodo caratterizzato da libertà formali e narrative, sperimentalismi selvaggi, spiriti barricaderi ed eccessi di ogni tipo, in cui emergono figure di registi che sono veri e propri teorici della provocazione, dove il sesso, gioco forza, ha una centralità assoluta.
Difficile in poche righe sintetizzare la quantità di autori emersi in questi anni: la parte del leone in Europa spetta alla Francia, patria della Nouvelle Vague. Se Jean-Luc Godard è stato essenzialmente l'anima politica di questo gruppo di critici-registi, il cantore dell'eros fu Louis Malle, grazie a film come Gli amanti e l'incestuoso Un soffio al cuore, esplorando questi temi anche nella parentesi americana (Pretty Baby) e a fine carriera (Il danno). Ma sono tanti i nomi da ricordare, i due maestri del softcore Max Pecas e Jose Benazéraf, l'intellettualistico Alain Robbe-Grillet, gli esuli polacchi Walerian Borowczyk e Andrzej Zulawsky, e quello slavo Dŭsan Makavejev, Jean Rollin, Roger Vadim, ma soprattutto lo chansonnier maudit per eccellenza Serge Gainsbourg, autore del film simbolo con Jane Birkin e Joe Dallesandro Je t'aime, moi non plus; sono anche gli anni di Brigitte Bardot, vero emblema della rivoluzione sessuale con il suo modo di fare anticonformista e la sua bellezza fresca e seducente.
Nel resto d'Europa vengono fuori gli inglesi Ken Russell, e più tardi, Derek Jarman, in Italia Bernardo Bertolucci e il "cinema dell'incomunicabilità" di Michelangelo Antonioni, in Spagna su tutti la figura singolare di Jess Franco, nei paesi scandinavi si alternano autori austeri e film hard spacciati per documentari sulla sessualità, dalla Germania arriva il maestro del melò Rainer Werner Fassbinder, omosessuale e autore fra gli altri dello scandaloso Querelle de Brest, da Genet; ovunque domina la sexploitation, dalla Grecia agli Azionisti viennesi, passando per Nagisa Oshima e i film sadomaso giapponesi in Oriente e le pornochanchadas (sorta di commedie erotiche molto popolari) brasiliane.
Negli Stati Uniti infine, mentre il pubblico giovane si appassiona ad Easy Rider e ai film di Mike Nichols come Il laureato e Conoscenza carnale, salvando un'industria che non riusciva ancora a comprendere la portata del fenomeno, nasceva il circuito underground, che accanto a registi eccezionali come John Cassavetes, vedeva emergere anche un sottobosco formato da personalità eccentriche come Russ Meyer, una carriera iniziata con i nudie - film erotici senza però nudi integrali - e poi via via fattasi sempre più esplicita sul piano sessuale, un regista di commedie surreali e dallo stile tutt'altro che rozzo con protagoniste le Vixen, donne-volpi dagli enormi seni e dagli appetiti sessuali ancora più grandi; e poi il principe del trash, John Waters, autore di commedie grottesche e sovversive in cui mostra tutto ciò che generalmente il cinema evita accuratamente di mettere in scena, il cui attore simbolo è un transessuale obeso di nome Divine, che nel cult Pink Flamingos arriva a mangiare le feci di un cane.
E naturalmente non si può non ricordare Andy Warhol e la sua factory, autore di film sperimentali che oggi appaiono piuttosto datati, come Blowjob, tutto incentrato sul primo piano del volto di un uomo che riceve una fellatio, e anche talent scout di attori come Joe Dallesandro e registi di valore come Paul Morrisey, autore della celebre trilogia Flesh, Trash e Heat.
Un'epoca straordinaria e irripetibile sotto ogni profilo quella sessantottina, in cui l'illusione di poter cambiare il mondo ha generato frutti di ineguagliata creatività artistica, e in cui le libertà sessuali hanno goduto, prima dell'avvento dell'Aids, di una centralità inaudita: non a caso questi sono anche gli anni in cui nasce l'industria del porno. Ma questa è un'altra storia.



Versione stampabile / Commenta questo articolo

Articoli correlati:
» La visione surrealista
» Hollywood si trasforma
» L'età dell'oro degli studios hollywoodiani
I VOSTRI COMMENTI:

Nome:
Commento:

ROI campagne pubblicitarie