Rossana Cagnolati - 16.10.2009
La parola "provocazione" deriva dal latino "pro-vocare", ossia "chiamare fuori": quando si provoca qualcuno, si "tira fuori" da quella persona un comportamento che solitamente non manifesta, suscitando reazioni forti e inconsuete. Provocanti possono essere frasi, gesti, immagini. La provocazione richiama in superficie un istinto sopito, controllato. Ci sono tanti modi per provocare; talvolta piccoli dettagli apparentemente innocui e casuali riescono a scatenare emozioni incredibili. Il sesso debole, per tradizione, è maestro della provocazione. Con più o meno studiate movenze, la donna capta l'attenzione maschile e "pro-voca", "chiama fuori" dall'uomo gli istinti profondi, l'attrazione fisica, la curiosità, il desiderio. Questi scatti fotografici sono un esempio di arte provocatoria; la giovane donna protagonista si pone in due atteggiamenti diversi: esplicitamente provocante e inconsapevolmente provocante. Quando si porta il dito alla bocca, o si slaccia il reggiseno ad occhi chiusi, manifesta apertamente la sua volontà di provocare; anche il suo sguardo diviene deciso e malizioso, pungente. Quando invece resta stesa sul letto a giocherellare con gli oggetti, a guardarsi le mani come soprappensiero, con le gambe incrociate in un gesto rilassato, ecco che il suo corpo continua ad essere provocante al di là della sua volontà, anzi sprigiona un magnetismo particolare e ancora più intenso, proprio perché non calcolato. La seduzione è spesso qualcosa di incontrollato che, semplicemente, capita.
Fotografia di Rossana Cagnolati - testo di Cristina Pedretti.
Versione stampabile / Commenta questo articolo