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[Cinema] Erotiche Visioni - Que viva porno!

Giulio Ragni - 23.10.2009

Da quando esiste il cinema, esiste anche la pornografia. Sebbene l'apparato industriale cominci a formarsi solo nei primi anni Sessanta nel Nord Europa, per poi trovare in USA la sua golden age, da quando nasce la possibilità di creare immagini in movimento, appaiono in maniera clandestina i primi filmini sessualmente espliciti, naturale evoluzione della fotografia erotica: alcune enciclopedie riportano come primo film hard A free ride del 1915, e per quel che riguarda il nostro paese, è del 1922 il leggendario Saffo e Priapo, che sarebbe stato scritto niente meno che da Gabriele D'Annunzio, ma ha poco senso fissare le date quando si parla di pornografia.
Dopo l'uscita di Gola profonda di Gerard Damiano e Behind the green door dei fratelli Mitchell, l'industria del porno vive una breve ma gloriosa stagione, e i loro autori sono convinti di poter entrare a tutti gli effetti nel circuito ufficiale: sono gli anni del porno chic di Radley Metzger, ma anche il periodo in cui si riversano in maniera cruda nei film storie di stupri, violenza e perversioni, in linea con i fermenti e gli umori del decennio - e in maniera del tutto estranea ai prodotti da sexy shop della nostra epoca - come il cinema cinico e disperato di Shaun Costello, quello sadomasochistico Alex De Renzy e le pellicole dure e sgradevoli della Avon, ed esempi di vero e proprio "porno d'autore" come Inferno di una donna di Jonas Middleton e naturalmente la filmografia del già citato Gerard Damiano; sono gli anni anche della diffusione esponenziale dei cinema a luci rosse e della pessima abitudine di inserire frammenti hard nelle versioni estere dei film di genere per solleticare il pubblico voyeur.
La crociata femminista, le spinte repressive del mondo politico e la crisi del cinema con l'avvento della televisione, danno il colpo di grazia alle ambizioni artistiche dei registi hard, e l'industria batte in ritirata, dedicandosi quasi esclusivamente all'homevideo: da collettiva e integrata, la visione diventa privata, onanistica e desocializzata. Nascono due correnti sostanziali, l'all sex, secondo alcuni studiosi la forma più pura e genuina del porno, in cui le pieghe dei corpi e dei sessi incastrati assume la valenza di un linguaggio filmico astratto, dotato di una propria autonomia e specificità, e relativi sottogeneri nati ad uso e consumo dei gusti più disparati (bondage, animal, gonzo, gang-bang, bukkake, pissing, pregnant, trans, e chi più ne ha più ne metta); l'altra invece usa la cornice dei generi cinematografici, ma mostrando inevitabilmente delle defaillances nelle performance recitative degli attori e nei suoi elementi tecnici, diventa mera parodia, rivelando un complesso di inferiorità che appare una sorta di letterale invidia penis verso il cinema ufficiale.
Le vere star del porno sono gli attori, maschili - citiamo solo alcuni come il leggendario John Holmes, Peter North, Roberto Malone e Rocco Siffredi - e soprattutto femminili - Jenna Jameson, Traci Lord, Nina Hartley, Cicciolina, Moana Pozzi... - mentre ormai assai di rado ormai emergono registi in grado di dare sostanza drammaturgica ad una pellicola porno: eccezioni in tal senso sono l'americano Michael Ninn, Ovidie, una curiosa figura di regista, attrice e sceneggiatrice post femminista francese, e gli italiani Silvio Bandinelli, fautore di un cinema più legato all'attualità, e Mario Salieri, probabilmente il miglior regista hard in attività, nei cui film mette in scena la brutale e prevaricatrice visione maschilista del sesso con notevole talento visivo.
La storia del porno è legata a doppio filo alla continua revisione del concetto di osceno e così, mentre l'hardcore come linguaggio è entrato di diritto nel cinema d'autore, dove il confine fra eros e pornografia è sempre più indistinguibile e sembra vivere unicamente nell'occhio di chi guarda, l'industria ha già superato le frontiere del nuovo millennio pronto ad una nuova evoluzione, internet, dove è presente in siti come You Porn o Red Tube dalle migliaia di contatti giornalieri, in una versione sempre più frammentata e disarticolata da qualunque narrazione: curioso come la corporeità degli atti sessuali trovi dunque ragione di (r)esistere nell'immaterialità della fruizione, virtuale ed incorporea, dei nuovi media.




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