Federico Mattioni - 30.01.2011
Come per ogni altra mattina in cui una donna cerca di farsi spazio in un manipolo di persone affannate alla ricerca del proprio cantuccio, all'interno di un tram sovraffollato, in una giornata torrida, sento che in me qualcosa manca.
Ogni donna avverte ciò di cui ha bisogno ancor prima della fase ultima, in cui il proprio corpo manda stimoli al cervello per far sì che l'istinto prevalga sulla ragione. Non è il mio caso ma presa nella morsa di tutte queste persone, percepisco un certo disagio dovuto più che altro al fatto che ancora sono vergine. Alla mia giovine età di 25 anni non ho ancora osato precipitarmi, lasciarmi travolgere dalla dilagante passione che si nasconde dentro me e che è pronta ad esplodere da un momento all'altro, devo solo trovare la persona giusta.
Confesso che attraversare Roma, all'interno di quel tram, in cui per l'intero tragitto sono ingabbiata in mezzo a due uomini, mi procura un'eccitazione terribile che a malapena riesco a non rendere evidente. Le smorfie del mio volto lasciano trapelare un certo disagio ma allo stesso tempo indicano all'uomo che è dietro a me il giusto rimedio.
Incurante di tutto, decido di spostare leggermente il mio sedere per far sì che entri in contatto con la persona che si trova dietro a me, e in un istante ecco che tutto il suo corpo m'invade. L'uomo inizia a pressare su di me, mentre i miei fianchi inondati di un calore insolito, iniziano a vibrare.
Non ho il coraggio di voltarmi, diverrei tutta rossa in viso, a causa del calore che divampa in ogni strato della mia pelle.
Poi una mano gelida mi sfiora e allora mi volto di scatto.
L'uomo a cui mi ero poggiata se ne sta girato su un fianco, con lo sguardo rivolto fuori, oltre il finestrino dell'abitacolo.
Fa l'indifferente, ma non posso farci niente, il gioco è partito da me, su questo non ci sono dubbi. Ma sono rimasta esterrefatta, direi gelata nel vero senso della parola, da quella mano straniera che mi ha come trapassato il corpo in un istante. Mi guardo attorno per cercare di capire chi fosse l'autore del gesto, del resto non ci sono state fermate dopo l'accaduto, e non deve essere sceso. Intorno a me vedo solamente volti innocui, concentrati su giornali accartocciati dietro alle schiene di gente pensierosa oppure occhi chiusi e spalle appoggiate agli stipiti del tram. Il problema è che tutta la situazione curiosa che si è venuta a creare ha fatto sì che, oltre alla naturale agitazione, provassi un insolito piacere. Avessi avuto un orgasmo a mia insaputa?.
Sta di fatto che la mia fermata giunge poco dopo e presa quasi dall'indecisione se scendere oppure no, mi volto di nuovo per cercare d'incrociare lo sguardo dell'uomo che probabilmente mi ha palpato, e girando gli occhi in basso, verso le sue mani, dico che proprio non è possibile che una persona con quelle mani ruvide, avesse potuto palparmi in quella maniera così sensuale, facendomi vibrare tutta dall'interno. Proprio no.
La giornata di lavoro in ufficio scorre in maniera piuttosto agitata, seduta davanti alla mia scrivania, con le gambe accavallate, negli intervalli di tempo, ho il coraggio d'infilare una mano all'interno della gonna lunga, fino a su, alla mia vagina, ancora umida. Rischiando di essere scoperta dal mio capo che entra di soppiatto all'interno del mio studio, cerco di ricompormi con maestria, adducendo come scusa al mio stato comatoso, una sgradevole insonnia che mi ha colpito recentemente. Lui mi fa un sorriso dei suoi, d'intesa, e se ne torna nel suo studio per sbrigare le solite pratiche burocratiche.
Lavoro in un istituto di credito da alcuni anni e non ho problemi economici, vivo sola in un appartamento che, fino a qualche mese fa, spartivo con una persona, con cui ho trascorso alcuni mesi. Ma gli uomini proprio non resistono con me, m'importunano, dicono che hanno voglia di sesso e che non possono resistere a lungo, e così finiscono per tradirmi o per mollarmi per un'altra. Ho fatto una promessa e devo mantenerla, anche se non è facile, con tutti gli stimoli a cui una persona va incontro uscendo di casa.
Al momento del ritorno a casa, ho quasi la sensazione di sentire di nuovo vicino a me quell'odore, quella mano che lentamente mi provoca, sfiorando il mio sedere.
Durante il tragitto per tornare a casa, iniziano ad evolvere nella mia testa pensieri oltraggiosi. M'immagino di entrare in ascensore con uno sconosciuto che inizia a palpeggiarmi dal seno in giù, e poi a spogliarmi, per poi prendermi violentemente. Giunta a casa, immagino che il postino suoni e che mi chieda gentilmente di poter salire perché mi deve consegnare una raccomandata a mano, mentre io lo attendo in vestaglia, e appena gi apro la porta e mi vede in quello stato, mi agguanta in una frazione di secondo, per sbattermi poi sul divano e strapparmi i vestiti di dosso. Ma perché tutti questi pensieri così opposti al tocco di quella mano nel tram?.
Forse sto cambiando e probabilmente dentro di me cresce il bisogno di un rapporto sessuale completo. Confesso di aver provato piacere quella volta in cui ho applicato una fellatio sul pene di quel ragazzo, in quella calda serata di agosto, fu tutto così fugace che mi eccitò tantissimo e non resistetti alla tentazione. Sentivo dentro di me, giù nella gola, un desiderio irrefrenabile di provare sapori diversi che mi avrebbero condotto al mio primo orgasmo. Fu una sensazione meravigliosa.
Ho capito che non ci si può fermare di fronte all'evidenza del desiderio, non si puo' reprimere un qualcosa che ti appartiene e che senti di doverti sfogare con qualcuno che ha bisogno, come te, di condividere una passione inestinguibile.
Così, tolte le vesti, resto praticamente nuda, con solo il perizoma indosso. Mi avvicino lentamente alla finestra, guardando per un attimo di sotto, poi mi giro gradualmente verso il cassetto del comodino, lo apro e prendo una busta di plastica, strappo l'involucro e vi scopro un lungo vibratore bianco. Lo osservo per un po', prima di sdraiarmi sul letto, di discostare lentamente il perizoma per lasciar libera la concavità della vulva, far sì che del liquido inizi a colare gradualmente sulle mie cosce e lasciar scivolare dentro quel coso di plastica che, vibrando, produce in me una devastazione ormonale.
Adagiandolo su e giù lentamente con la mano sinistra, mi copro spontaneamente la bocca con la destra, cercando di reprimere dei gridolini di piacere. Mi vergognerei tantissimo se un vicino riuscisse a percepire il mio piacere, anche se allo stesso tempo la situazione renderebbe tutto ancora più eccitante. Il pene di plastica, continua a vibrare all'interno della mia vagina, fino a quando l'atto di estrarlo velocemente, non mi fa provare qualcosa d'unico. Casualmente ho scoperto il punto G, me ne parlò il medico alcuni anni fa, cosa complicata da scoprire. Come una fitta improvvisa di piacere, i muscoli delle gambe si contraggono e il corpo diventa come un troncone abbattuto, improvvisamente fulminato dal piacere.
Poi, sempre gradualmente, scorro il vibratore sul clitoride, fino all'orgasmo conclusivo che arriva presto, e quasi con dispiacere mi accingo ad abbandonare le lenzuola fradice di sudore e quindi ad accingermi a rivestire.
In me, sento che qualcosa è cambiato.
Non ho neanche la forza di cenare e decido di uscire per passeggiare, per fare un giro sul tram del desiderio.
Arrugginito, sconquassato, quella ferraglia ha risvegliato in me la voglia del piacere, ed il piacere della scoperta dei segreti del proprio corpo.
Incurante di tutto, salgo alle 23.00 in punto sul tram, con indosso una gonna cortissima. Osservata da tutti gli uomini, non riesco a provare alcun disagio, stranamente. Accavallo le gambe lasciando scoprire leggermente un'avvisaglia di sesso.
Gli uomini deglutiscono cercando di scacciare pensieri sessuali.
Leggo in loro una voglia irrefrenabile di sesso.
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