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[Cinema] Erotiche Visioni - Il cinema italiano e l'erotismo

Giulio Ragni - 10.11.2009

Esiste un cinema erotico italiano? Fermo restando che la sua definizione di genere è quanto meno questione di complessa e non immediata soluzione, il cinema italiano, soprattutto a causa della particolare relazione fra Stato e Chiesa nel paese, ha saputo riflettere tanto i tabù che la voglia di trasgressione che attraversano tutti gli strati sociali della nostra nazione.
Molti sono stati i grandi autori italiani in qualche modo legati all'eros, Federico Fellini con le sue donne giunoniche e sensuali, cantore della Dolce Vita romana come regno della dissoluzione morale e del vizio; Michelangelo Antonioni e le sue immagini enigmatiche e misteriose, capaci di diventare metafora di un'intera epoca - le coppie che amoreggiano nel deserto nel sessantottino Zabriskie Point e la riflessione anche erotica sullo sguardo di Blow Up - e di rimanere negli occhi anche quando non coadiuvate da un buon soggetto (Il filo pericoloso delle cose, episodio di Eros); Luchino Visconti con le sue feroci allegorie, come ne La caduta degli dei; un autore più internazionale che italiano come il milanese Marco Ferreri, influenzato dal surrealismo; e il regista delle donne per eccellenza, Alberto Lattuada, l'autore de I dolci inganni, La cicala ed altri film in cui l'erotismo occupa un ruolo centrale.
Ma i due autori che forse più di tutti si propongono come alfieri di un cinema erotico italiano sono Bernardo Bertolucci e Pier Paolo Pasolini, quest'ultimo autore della Trilogia della Vita (Il Decameron, Il fiore da mille e una notte, I racconti di Canterbury), ispirati da capolavori della letteratura in cui viene raccontato un eros gioioso e sensuale, specchio dell'innocenza del popolo, e la sua abiura, Salò o le centoventi giornate di Sodoma, un film che è una sorta di punto di non ritorno su ciò che è accettabile o meno sullo schermo, la cui visione ancora oggi crea un certo malessere. Proprio da una costola del cinema pasoliniano la produzione di genere italiana, volgarizzando e banalizzando l'assunto del regista, darà vita ad una serie infinita di pellicole, i decamerotici (commedie di ambientazione trecentesca), che si vanno ad aggiungere ad altri sottogeneri e filoni dalla qualità alterna ma nondimeno interessanti per tastare il polso della nostra (ex) industria e del paese, dominati da molti nudi e un bel po' di sesso anche perverso: ecco dunque la commedia sexy, i poliziotteschi, i mondo movie, il thriller e l'horror, il genere conventuale (storie di monache "discinte"), il women in prison (c'è bisogno di traduzione?) e il più controverso di tutti, il nazi erotico o erossvastika che dir si voglia, anch'esso di deriva pasoliniana - versione Salò - francamente discutibile soprattutto per la totale irresponsabilità dei loro autori nel maneggiare materiale tanto sensibile in maniera pedestre.
All'interno di questo enorme calderone vanno ricordati due autori fondamentali: il primo è Tinto Brass, maestro dell'eros per l'Europa e gran sporcaccione per il nostro paese, in cui l'erotismo funge nella prima parte della carriera da "grimaldello ideologico", cominciando ad avere una certa pregnanza in pellicole come Nerosubianco e L'urlo, e ha i suoi vertici nei film sul Potere, Salon Kitty, che affronta il nazismo come Visconti e Il portiere di notte di Liliana Cavani, e il controverso Caligola, che Brass ha solo girato ma non montato disconoscendone la paternità, scritto da Gore Vidal e caratterizzato da un mix di scene hard e grandi attori di fama internazionale. Dopo il piccolo, ma geniale e in anticipo sui tempi, Action!, arriva la svolta softcore con La chiave, a cui seguiranno tante altre pellicole tutte a tema erotico, fra cui vale la pena di ricordare almeno Paprika per la sua riflessione "politica" sulle case chiuse, il fumettistico Snack Bar Budapest (l'unico non soltanto erotico degli ultimi anni) e i due corti girati negli ultimi anni, divertenti e (auto)citazionisti, Kick the cock e Hotel Courbet.
L'altro nome importante, benché assai poco conosciuto, è Alberto Cavallone, regista dotato di uno sguardo autenticamente originale che mescola spirito avanguardistico e materiale basso, autore di film esplicitamente erotici come Le salamandre e Zelda, ma soprattutto di pellicole sperimentali dalla struttura alogica in cui il sesso assume valenze metaforiche tutt'altro che banali, ovvero Spell e Blue Movie; un regista dimenticato i cui film, girati spesso con budget poverissimi, sono quasi tutti introvabili.
Negli ultimi anni, con la morte dell'industria e la necessaria dipendenza televisiva, il cinema erotico italiano è praticamente scomparso, affidato a sparuti e fallimentari tentativi - come il penoso Il Macellaio di Aurelio Grimaldi - in cui il conformismo e la pruderie moralistica hanno annicchilito il coraggio e la voglia di osare degli anni d'oro: l'unico autore che è emerso è il napoletano Salvatore Piscicelli, regista di film come Immacolata e Concetta e Il corpo dell'anima, in cui tiene alla larga la volgarità non rinunciando ad una certa crudezza, senza esitazioni, né eufemismi, ma soprattutto dimostrando di possedere uno sguardo cinematografico che molti "maestri" degli ultimi anni possono solo sognare di avere.


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