Giulio Ragni - 10.11.2009
Se la storia del cinema, come abbiamo visto, è indissolubilmente legata alla rappresentazione dei corpi, nessun regista è stato così esplicitamente sensuale nel filmarli come Bernardo Bertolucci: l'erotismo non è dunque tanto una delle componenti fondamentali del cinema dell'autore parmense, ma ne costituisce in qualche modo l'essenza principe, non come tematica, bensì appunto come fattore ontologico del suo modo di girare.
Nessun regista infatti sa far danzare la cinepresa come Bertolucci, e l'uso del dolly come strumento principe del suo stile ne è la conferma: quanta seduzione c'è nella collocazione del corpo nello spazio e nella composizione stessa delle inquadrature dei suoi film, liriche e poetiche, che privilegiano spesso e volentieri la forma del melodramma. Questo per ribadire la vis erotica del cinema di Bertolucci indipendentemente dal suo film scandalo, esecrato e poi amato in tutto il mondo, ovvero Ultimo tango a Parigi, uno di quei film che hanno contribuito in maniera determinante a cambiare il comune senso del pudore e il concetto di oscenità.
Condannato al rogo - con tanto di perdita dei diritti civili per il regista - per poi essere riabilitato solo quindici anni dopo, Ultimo tango a Parigi è essenzialmente Marlon Brando, il suo corpo, il suo sguardo, la sua anima, tanto che segnerà un punto di non ritorno della carriera del divo: certo c'è la macchina da presa mobilissima del regista, la famigerata sequenza del burro, lo sfondo arancione dell'appartamento e il sax di Gato Barbieri, ma Ultimo tango è molto più un film di Brando che non di Bertolucci, quando non è in scena lui, è come se si spegnesse la luce. La forza dell'eros bertolucciano è invece quella di insinuarsi nei meandri dei personaggi e delle loro relazioni, nelle storie di figli senza padri e di individui alla ricerca di sé, che trovano complicità nell'occhio di una cinepresa che sa cogliere i loro disagi esistenziali e gli slanci emotivi: ecco così affiorare spesso l'incesto, vero (come ne La luna o Prima della rivoluzione) o presunto (The Dreamers), come figura ricorrente dei drammi ribelli ed intimisti del regista; e molte sono le sequenze erotiche cariche di significati metaforici o allegorici (il tango de Il conformista, la sequenza di Stefania Casini che masturba i giovani De Niro e Depardieu in Novecento, solo per citare due fra le più famose).
Negli ultimi anni, a parte il sin troppo letterario ed estetizzante Il tè nel deserto, l'erotismo di Bertolucci ha espresso il meglio di sé quando ha raccontato l'inquieta età giovanile, affidando al corpo delle attrici e degli attori il compito di vivere letteralmente sulla loro pelle il passaggio all'età adulta, prima in Io ballo da sola, con un'acerba ma già incantevole Liv Tyler, e poi, dopo la parentesi di un piccolo grande melò come L'assedio, in The Dreamers, film intriso di nostalgia e passione in cui buona parte della critica si è messa a discutere sull'esibizione dei genitali e sul raffronto impossibile e ingiusto con Ultimo tango, sottovalutando l'impeto e l'ingenuo vigore dei giovani sessantottini raccontati dai corpi dionisiaci di Michael Pitt, Louis Garrel e soprattutto Eva Green, vera musa del film, dal candido e florido seno, e un dolce sorriso che contrasta i lineamenti severi da tipica bellezza nordeuropea. Un corpo, la luce e la cinepresa di Bernardo Bertolucci, è tutto ciò che serve al cinema per esprimere compiutamente l'abisso dei sensi nella sua forma più pura e immediata, senza reticenze né mediazioni, e senza dover ricorrere ogni momento al talento ingombrante e cannibalico di Marlon Brando.
Il suo film imperdibile:
Il conformista
La scena cult:
La sodomizzazione con il burro in Ultimo tango a Parigi
Versione stampabile / Commenta questo articolo