Rolando Attanasio - 10.11.2009
Per molti conosciutissima e famosa oltre che sublime opera dell'orchestra moderna di Carl Orff. I Carmina Burana in effetti sono una raccolta di canti medievali composti in latino e medio-alto tedesco. Sicuramente la potenza lirica e gli intrecci di natura goliardica dei: Clerici vagantes, che cantano e intonano, riempiendo l'aria di toni festosi e malinconici allo stesso tempo il circondario, le piazze,le vallate deserte.
Non è un mito, frutto di simbologie complesse, è la potenza dell'amore, promotrice d' abbondanza e felicità che porta i nostri Clerici a cantarne la solennità, è l'apogeo del desiderio dei piaceri terreni, ma anche l'amore di una vita errabonda e il rifiuto nobile e totale della ricchezza, vista come mera illusione e meschina ambizione, soprattutto rispetto ai nobili intenti dell'amore e del piacere, contro ogni convenzione o regola cavalleresca, divenuta rigore ecclesiastico, noia, ripetizione. Un libro curato da: Piervittorio Rossi, arricchito di testo latino a fronte, quello che la Bompiani ripropone in varie edizioni dal 2002, dopo quella storica edizione della seconda metà del secolo scorso, che ha fatto discutere tutta Europa, anche quella non colta. La prosa a tratti si trasforma in sonetti lussuriosi e gaudenti, ma mai libertini nel senso borghese che potrebbero assumere oggi. La composizione letteraria è di marcato sapore antico medievale e autentico fervore poetico e ultraterreno insieme. L'ordo clericalis, divenne man mano più numeroso e riuscì a comprendere un alto numero di individui socialmente inquieti. Erano però essi i perturbatori dell'ordine, vagabondi e indisciplinati, anarchici per necessità e non per vocazione. Essi proponevano una disobbedienza e un completo capovolgimento di quel sistema di ordine e valori, ma dall'interno stesso dell'ordine religioso e politico, sociale in definitiva. Vescovi e Papi hanno tuonato contro di loro per tutto il Duecento, essi erano in realtà una frangia chiassosa ed anche dispersiva, e la Chiesa consapevolmente, li condannava inesorabilmente, arrivando a vietare loro di portare l'abito e la tonsura e privandoli dei benefici ecclesiastici.
Vi sono interpretazioni varie e discordanti per lo più, fatti che vengono narrati a riguardo ingigantendo il manto eretico e potente di queste figure.
In nome di "Golia", il gigante filisteo di memoria biblica, tale setta, indocile al severo ordine sociale del tempo, ma incredibilmente legata ad una sentimentalità che sarebbe stata governata però dalle proprie leggi burlesche; proponeva modelli da coltivare legati ai piaceri della vita compresi quelli della gola. E' curioso notare che, nel medioevo, fantastico per natura,troviamo già l'immagine di Golia che era stata trasfigurata, e portata a divenire archetipo, personificazione del chierico ribelle. Era un fenomeno che poteva nascere solo in quel clima, dove le scuole laiche cominciavano a fiorire per necessità di un ordine più libero e slegato dai rigori e dalle regole della Chiesa del tempo. I bohémiens dei secoli XIX e XX, appassionati e sensibili, oltremodo insofferenti ad ogni regola si accosteranno ad alcuni dei contenuti, visto i possibili e incredibili punti di contatto e di condivisione letteraria che però si chiamerà: Decadentismo. Interessante la collocazione della musica nel film di P.P.Pasolini : "Salò Le centoventi giornate di sodoma", dove sul finire del film, vi sono alcuni Fascisti, della Repubblica di Salò, che danzano con i sottofondi di Carmina Burana e dell'Orchestra di Orff. E proprio mentre vengono torturati alcuni prigionieri, schema consueto e consunto; uno di loro esclama una frase in tono ironico, cinico, allucinato e lucidamente perverso, si rivolge ai suoi camerati dicendo: Solo noi Fascisti siamo i veri anarchici, ma solo dopo aver raggiunto il potere. Non è apologia del regime, è solo una frase intensa, che ci riporta al potere come unica forma aberrata di libertà assoluta, come unica possibilità alienata, in un contesto alienato, dove l'uomo per divenire realmente libero, anche a danno d'altri, deve acquistare potere e sfruttarlo come può, esercitarlo in forma perversa. Il balletto sarcastico è atroce, e P.P.Pasolini lo rende ancora più cinico e disgustoso, irriverente e spregevole, offensivo e presuntuoso, poiché la società tutta è pregna di questi sentimenti bassi ed è l'apoteosi di quella che P.P.Pasolini, sempre definirà: società alienata di per se è questa società borghese! Quel grigiore torvo che uccide ogni slancio e ogni dignità umana. Quindi non è nell'assenza di Stato dove l'uomo può trovare la propria libertà, come credono ingenuamente gli anarchici, e il film lo evidenzia, ma solo all'interno di questo stato e nell'uso a proprio beneficio dello stesso che si ha la libertà, il potere che logora e non è logorato, per citarne un'altra; e per assurdo l'anarchia. Ovviamente è una frase che sovverte anche l'ordine e la concezione stessa dell'anarchia come libertà, fine e possibilità, assenza di regole e doveri imposti dallo stato, in definitiva assenza di un ordine dettato dall'alto.
Dal libro:
2b Mi avvicino alla meta,ma col suo tenero pianto
la mia fanciulla mi infiamma ancor di più, mentre
esita a schiudere la barriera della sua verginità.
Piange ed io bevo le sue lacrime dolcissime; così
Mi inebrio sempre più, e sempre più brucio di
Passione.
1a Sono grato a Venere che mi ha protetto col suo
Benevolo sorriso e mi ha concesso la vittoria sulla mia
Fanciulla con mia grande gioia e dopo lunga attesa.
Titolo Carmina Burana
A cura Piervittorio Rossi
Genere Poesia
Editore Bompiani "Tascabili bompiani"
Euro 8,50
VII edizione Ottobre 2002
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