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[Cinema] Erotiche Visioni - L' "estremo" Oriente

Giulio Ragni - 21.11.2009

Quello che caratterizza da sempre il cinema orientale è la forte attrazione verso tutto ciò che è estremo, perverso, di difficile sostenibilità, soprattutto agli occhi dell'ingenuo spettatore occidentale, una peculiarità endogena che ha le sue origini nella storia sociale e culturale di tali paesi.
Era abbastanza scontato che tale "perversione di sguardo" avrebbe in qualche modo coinvolto anche, se non soprattutto, la visione dell'eros, spesso oscura e tormentata, ma capace di soluzioni visive e commistioni di genere inedite, e con un'ostinazione nel non arretrare mai la propria visuale che fa impallidire certe omologhe provocazioni delle filmografie europee e americane.
Lo possiamo vedere tanto nel nuovo cinema coreano quanto nei famigerati prodotti Categoria III di Hong Kong (in cui si riversano pellicole varie, dai thriller morbosi ai noir iperviolenti fino ad erotici molto spinti), ma è soprattutto il Giappone ad avere una lunga tradizione in fatto di erotismo perverso ed estremo, spesso legato alle componenti sadomasochistiche che attraversano la società: sin dagli anni Sessanta si sono succeduti i pinku eiga (softcore con storie a base di stupri e violenze) di cui è maestro Koji Wakamatsu, i roman porno (di ambientazione tragico-romantica), gli eroguro (film bondage bizzarri) alla Ishii Teruo, per non parlare degli hentai (anime a sfondo erotico, spesso d'ambientazione fantascientifica), che convivono con l'arte di raffinati maestri quali Nagisa Oshima e Shuji Terayama, che nelle loro opere analizzano in profondità il rapporto fra sesso e potere.
Il Giappone è un paese complesso, in cui la repressione sessuale è molto forte - persino l'industria porno ufficiale evita di mostrare le penetrazioni attraverso il fogging, la pixellatura delle parti "incriminate"- e dove si assistono a pratiche feticistiche quanto meno stravaganti, come il commercio di mutandine usate di studentesse: è ovvio che tale situazione favorisca la fioritura di fantasie estreme che il cinema immancabilmente riversa sullo schermo, ora con riflessioni audaci e sorprendenti, ora limitandosi a titillare gli istinti più bassi e inconfessabili: tra i primi vale la pena di ricordare Shin'ya Tsukamoto, il profeta del cyberpunk, autore della saga di Tetsuo (ma anche del sottovalutato A snake of June, vero film saggio sull'erotismo e lo sguardo), in cui la fusione tra uomo e macchina, organico ed inorganico, riesce a toccare punte di notevole erotismo, e lo scrittore/regista Ryu Murakami, che con Tokio Decadance ha raccontato frustrazioni e ossessioni della società nipponica attraverso gli occhi di una prostituta sadomaso, forte di una messa in scena senza compromessi, mentre il nuovo cinema estremo giapponese ha assoldato tra le sue fila personalità come Takashi Miike e Takashi Ishii, perennemente in bilico fra intuizioni geniali e tentazioni da B movie.
Fuori dai confini del Sol Levante la situazione non cambia molto, tra ami infilati nella vagina (il coreano L'isola), bastonate e pratiche sadomaso non simulate (Lies, sempre dalla Corea), porno musical con angurie che sublimano il sesso (il taiwanese Il gusto dell'anguria), e poi ancora amplessi realistici con uomini goffi che deflorano donne traumatizzandole, fantasmi seducenti, amori gay che non lasciano nulla all'immaginazione...
Esiste però anche un cinema melò che trova la sua forza negli sguardi e nei silenzi, e nella forza di storie sconvolgenti, come l'amore disabile raccontato da Oasis da Lee Chang-Dong o il raffinato, e spesso estenuante, cinema dei maestri taiwanesi Tsai Ming-Liang e Hou Hsiao-Hsien: ma più di tutti, il cantore dei sentimenti inespressi e degli amori impossibili o non corrisposti è il geniale ed estetizzante Wong Kar-Wai, dove tutto il suo cinema è di fatto melodramma, sia esplicitamente messo in scena che travestito da noir o wuxiapian, in cui l'erotismo è in un'occhiata sfuggente sulla note di una canzone sdolcinata, in un bacio appassionato in ralenti, persino in una masturbazione che diventa struggente ricordo (La mano, episodio di Eros): nessun regista contemporaneo oggi possiede la stessa estasi visionaria nel raccontare l'erotismo dei sentimenti come Wong Kar-Wai.


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