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[Cinema] Erotiche Visioni - Nagisa Oshima

Giulio Ragni - 21.11.2009

Autore fondamentale della Nouvelle Vague giapponese, Nagisa Oshima ha contribuito in maniera fondamentale a spostare il limite della visione e della sua accettabilità sociale con L'Impero dei sensi, opera cardine dell'erotismo cinematografico, in cui il regista utilizza il linguaggio hardcore con un'originalità espressiva del tutto autonoma e distante rispetto ad un'estetica del porno.
La storia, tratta da un fatto di cronaca degli anni Trenta, fece scandalo e il film all'epoca venne massacrato dalla censura (oggi è finalmente disponibile in versione integrale in DVD), che lo amputò di tutte le scene più crude e realistiche, snaturandone la straordinaria forza emotiva e il fiammeggiante tourbillon stilistico che rileggeva George Bataille - esplicitamente citato nella sequenza dell'uovo nella vagina - attraverso le componenti sadomasochistiche della cultura giapponese; e il connubio fra eros e thanatos della pellicola, reso ancora più esplicito dal tragico finale grandguignol, influenzerà tutto il cosiddetto cinema d'autore dei successivi trent'anni.
Oshima è stato uno dei registi più scandalosi della sua epoca, sia per la libertà formale e stilistica con cui sin dai tempi del suo esordio Racconto crudele della giovinezza ha infranto le regole del "cinema dei papà", sia per la vena di insofferenza e di ribellione verso il passato storico-culturale del suo paese: immoralista e visionario, Oshima ha saputo tra le altre cose raccontare con genuino talento i rituali del possesso, tanto dal punto di vista politico, quanto sul piano sessuale.
Dopo il grande successo de L'Impero dei sensi, il regista tentò di replicarne temi e atmosfere ne L'impero della passione, ma provato dalle lunghe battaglie legali del predecessore, rinunciò all'audacia linguistica e alla trasgressiva poetica dei corpi che lo avevano caratterizzato, realizzando un film freddo e manierista. Ma il riscatto è dietro l'angolo, e in Furyo Oshima, attraverso la storia della malcelata passione di un comandante giapponese per un ufficiale inglese prigioniero in un campo di concentramento, mette in scena un amore omosessuale fatto di sguardi silenziosi e sentimenti repressi, sotto le note dell'indimenticabile refrain di Ryuichi Sakamoto, superandone al tempo stesso la semplicistica chiave di lettura per diventare un incontro non più solo fra due uomini, ma fra due culture, due tradizioni, due mondi agli antipodi, in cui l'irrazionalità della guerra e quello della passione sono due facce della stessa medaglia; questi temi torneranno anche nell'ultimo, bellissimo Tabù - Gohatto, in cui viene ribadita con suprema eleganza stilistica la forza sovversiva della sessualità, vista come strumento di potere.
Tra queste due opere speculari, Oshima conferma di essere un talento eccentrico e provocatorio con il surreale Max amore mio, in cui il regista porta il soggetto di matrice buñueliana - l'amore fra una donna e uno scimpanzé - alle estreme conseguenze con dissacrante ironia, sottolineato da alcune acute riflessioni sull'erotismo dello sguardo: la sequenza in cui la scimmia rimane indifferente alla prostituta che si spoglia, mostra in maniera illuminante come l'eros dipenda dal soggetto e non dall'oggetto.
Geniale ed iconoclasta, ribelle e trasgressivo, il cinema di Oshima è al tempo stesso un'analisi in profondità su una cultura aliena ed estranea a noi occidentali come quella nipponica, ed un abbagliante saggio sulla visione cinematografica, che getta un sguardo autentico, erotico ed eretico insieme, sulla natura dell'individuo.

Il suo film imperdibile:
L'Impero dei sensi

La scena cult:
Il bacio sulla guancia di David Bowie a Ryuichi Sakamoto in Furyo


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