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[Cinema] Erotiche Visioni - La Spagna post-franchista e il cinema latino

Giulio Ragni - 02.12.2009

Con la morte del generale Franco nel 1975, una Spagna ormai libera dal giogo repressivo conosce un momento di grande creatività espressiva, in cui l'eros gioca un ruolo di primo piano.
Liberatosi della severa censura preventiva del codice franchista, il cinema spagnolo sceglie da un lato di europeizzarsi, e dall'altro lato radicalizza, tanto da un punto di vista tematico quanto estetico, la propria vocazione autoriale: è il caso ad esempio del cinema di Eloy De la Iglesia, che già in epoca tardo-franchista aveva scandalizzato con film come L'appartamento del 13°piano, il quale decide di affrontare senza mezzi termini il tema dell'omosessualità maschile e dell'impotenza, con scelte narrative coraggiose e provocatorie, come ad esempio nel film La criatura, dove una moglie, insoddisfatta del consorte, lo rimpiazza...con un cane.
Nascono in questo periodo i film Categoria S, film erotici, horroracci, e ibridi di entrambi, che manifestano la ritrovata libertà e la voglia di eccessi della popolazione iberica: escono fuori autori come José Ramòn Larraz, autore di film dalle atmosfere parecchio morbose, Bigas Luna, nei cui primi film tratta argomenti tabù quali l'incesto e la sodomia nei confronti degli animali, prima di darsi ad un erotismo più solare (Prosciutto, prosciutto, La teta y la luna), nutrito di influenze surrealiste (Le uova d'oro) e suggestioni melò (Son de mar), e quello che diverrà il più famoso di tutti, ovvero Pedro Almodovar, senza dimenticare la figura di un regista dalla produzione bulimica come Jess Franco, nei cui film non sono mai mancati una buona dose di nudi e sesso spinto. Anche registi che prenderanno direzioni assai diverse, come l'accademico Carlos Saura, nei suoi esordi respira aria di provocazione, e in particolare in Mamà compie cent'anni, è tutto un proliferare di spinelli e tette al vento, a dimostrazione di come il gioioso cinema post-franchista era universalmente un'allegoria dei desideri repressi e proibiti di un popolo costretto a camminare con lo sguardo basso troppo a lungo.
Tutt'oggi il cinema spagnolo, ma più in generale il cinema latino, trova in un erotismo carnale la propria cifra stilistica, benché purtoppo contaminato dalla propensione tristemente intellettualistica dell'autorialità contemporanea: dalla sensuale Paz Vega protagonista di Lucia y el sexo, alla riflessione sul corpo femminile de Lo sguardo dell'altro di Vincente Aranda, al lunghissimo amplesso filmato nel brasiliano Un bicchiere di rabbia, fino ai messicani Y tu mamà también, gioioso e puerile al tempo stesso, con i futuri divi Diego Luna e Gael Garcia Bernal, e Battaglia nel cielo, noioso polpettone condito da pompini e coiti tra corpi obesi e sgraziati, il nuovo cinema latino sviluppa la propria attrazione per il corpo e manifesta senza remore tutte le possibili varianti sessuali, persino l'ermafroditismo, come nel delicato XXY dell'argentina Lucia Puenzo.
Se riuscirà a liberarsi del pesante diktat del cinema d'autore europeo, e a far leva su quell'impulso vitalistico e sullo spirito dionisiaco che sono fattori ontologici della propria cultura, il cinema latino potrebbe seriamente candidarsi ad essere il solo e unico portabandiera di un cinema erotico originale e libero dalle imposizioni moralistiche e dagli stereotipi che lo attanagliano nel resto del mondo.


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