Giulio Ragni - 02.12.2009
Per gli spettatori più giovani, il nome di Pedro Almodovar è legato al clamoroso successo di melodrammi come Tutto su mia madre o Volver, storie di donne forti e di grande presa emotiva, che strizzano l'occhio al cinema classico americano, riletto con occhio postmoderno dal regista madrileno. Ma per i fans della prima ora, a rimanere negli occhi è lo spirito irriducibilmente iconoclasta e dissacrante delle sue prime opere, un universo popolato da transessuali, lesbiche, travestiti, sadici psicopatici, amori omosessuali connotati da gelosia possessiva, suore eroinomani e tanto altro ancora, un cinema colorato e trasgressivo, influenzato dal gusto pop e kitsch della movida spagnola dei primi anni Ottanta, pervaso da umorismo nero e grottesco e da uno stile surreale e ipercitazionista.
Se i primi film rivelano una certa trascuratezza formale - come lo sporcaccione Pepi, Luci, Bum e le ragazze del mucchio - per favorire lo spirito ribelle e anarchico del suo autore, in seguito la maggiore consapevolezza dei mezzi espressivi portano Almodovar a rileggere in chiave personale la commedia sofisticata e il melò passionale di Hollywood, in cui il sesso, provocatorio ma giocoso, perverso ma dalle sfumature comiche, depravato ma insospettabilmente romantico, gioca un ruolo determinante: e così masturbazioni, amplessi iperrealistici, fantasiosi vibratori, confusione sessuale a go go e trasgressioni di vario tipo fanno bella mostra di sé, con lo stile fiammeggiante che porterà il regista spagnolo alla seconda fase della sua carriera, consacrandolo come uno dei massimi autori viventi.
Anche nei suoi film più fortunati dal punto di vista commerciale non mancano scene erotiche, ma la provocazione spesso lascia il posto alla forza dirompente dell'amore melodrammatico - gli amplessi tra Francesca Neri e uno Javier Bardem sulla sedia a rotelle in Carne Tremula - o alla violenza oscura del Potere quando costeggia i territori del noir - i rapporti sodomitici e le chiare allusioni pedofile de La mala educaciòn - mentre il corpo femminile, spesso incarnata dalla sensuale Penelope Cruz, diventa il centro su cui costruire le inquadrature e il motore espressivo della pellicola, come nei due ultimi film Volver e Gli abbracci spezzati, quasi un omaggio rispettivamente alle attrici del neorealismo italiano e alle dive della Hollywood anni Quaranta, in cui risaltano le rotondità di fianchi e seni. Ma l'antico genio provocatore torna alla grande in Parla con lei, in cui Almodovar si inventa un piccolo film muto in bianco e nero all'interno del film, un'allucinata sequenza bukowskiana con un uomo rimpicciolito che entra dentro una vagina: ovvero come raccontare uno stupro di una donna in coma, e farlo diventare un problematico e controverso - perché decisamente difficile da accettare - atto d'amore, una sequenza che racchiude e fonde in un'unica soluzione l'impenitente dissacratore degli esordi e l'autore sensibile amato dalla platea cinefila dei giorni nostri.
Il suo film imperdibile:
Donne sull'orlo di una crisi di nervi
La scena cult:
La sequenza del film muto "Amante Menguante" in Parla con lei
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