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[Cinema] Erotiche Visioni - Gli anni Ottanta e il nuovo eros

Giulio Ragni - 13.12.2009

Con la crisi dell'industria cinematografica da un lato e la fine di un periodo di grandi tensioni sociali e politiche dall'altro, la forte innovazione linguistica dettata dall'avvento della pubblicità, con le sue immagini patinate di facile, immediata desiderabilità, e del videoclip, con il suo montaggio rapidissimo ai limiti dell'intellegibilità, segnò una netta linea di demarcazione tra gli anni Ottanta e il decennio precedente, in cui si assiste al boom del nuovo medium che stava mutando irreversibilmente il concetto di tempo libero, ovvero la televisione.
In questo quadro, anche le modalità rappresentative dell'erotismo cambiano in profondità: la seduzione epidermica dettata da corpi sempre più artificiosamente eccitanti - è questo il decennio in cui trionfano steroidi e silicone - trova al cinema la sua perfetta incarnazione nell'action movie, dove a trionfare sono gli ipertrofici eroi interpretati da attori quali Sylvester Stallone e Arnold Schwarzenegger, ma in tutto il cinema del periodo, in generale, a dispetto di pose plastiche e corpi sudati che si intrecciano, l'eros appare come disinfettato, ovattato, anestetizzato, proprio come un prodotto da reclame che deve attirare l'attenzione superficiale del pubblico consumatore.
In questa stagione non mancano comunque gli scandali, inaugurati nel 1980 dalla comunità omosessuale di New York per come venivano rappresentati in Cruising di William Friedkin, e soprattutto il cinema hollywoodiano inaugura un nuovo ciclo di film noir e thriller a sfondo erotico, che perdureranno per almeno due decadi. Arrivano così nelle sale Il postino suona sempre due volte, con le sue scene di sesso violente e disperate - e rumors parlano di sesso vero sul set fra Jack Nicholson e Jessica Lange - e soprattutto trionfa la carica erotica di Kathleen Turner, nuova ambigua dark lady in Brivido Caldo, ma anche interprete dell'eccessivo China Blue del genio irregolare Ken Russell: un genere, quello del thriller erotico, che sparerà le ultime cartucce negli anni Novanta con il perverso Jade e soprattutto con Basic Instinct e il celeberrimo accavallamento delle gambe senza slip di Sharon Stone.
Parlando di thriller ed erotismo, non possiamo non concludere parlando di un maestro come Brian De Palma, che ha rinnovato e attualizzato gli stilemi del cinema hitchockiano, spingendo all'estremo le perversioni e la riflessione sullo sguardo del grande regista inglese: un percorso iniziato nei primi anni Settanta con Le due sorelle, ma che troverà nel decennio successivo la sua evoluzione più interessante, con Vestito per uccidere e Omicidio a luci rosse, film che utilizzano materiali bassi in maniera sorprendente e imprevedibile, in cui il virtuosismo del regista è fondamentale nel moltiplicare i punti di vista e disorientare lo spettatore. Nei suoi film De Palma ritaglia un ruolo fondamentale al corpo, oggetto non soltanto di facile ed evanescente seduttività - pensiamo in quegli stessi anni a film come Miriam si sveglia a mezzanotte o le pseudo-perversioni di un Orchidea selvaggia per comprendere la differenza - ma soggetto vivo e pulsante nella sua carnalità, dove si gioca l'eterna partita fra regista e spettatore in una serie continua di rimandi citazionisti: il cinema di Quentin Tarantino nasce anche, se non soprattutto, da qui. Nel 2002 il regista termina - almeno per ora - il suo percorso con Femme Fatale, ancora una volta una riflessione cinefila sul corpo, quello bellissimo e sexy di Rebecca Romijn-Stamos, come strumento di potere, e sul vouyerismo dello sguardo cinematografico, che volente o nolente ha vissuto negli anni Ottanta un passaggio cruciale della sua evoluzione.


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