Giulio Ragni - 13.12.2009
Guardare il cinema di Adrian Lyne significa in qualche modo comprendere, nel bene e nel male, quale è stata la rivoluzione, negli anni Ottanta del secolo ormai trascorso, innescata dall'avvento del linguaggio pubblicitario e del videoclip. Certo l'industria del cinema, in quel decennio controverso, ha visto nascere registi senz'altro migliori, e certo il ruolo che Lyne occuperà nella storia della settima arte non sarà di rilievo, eppure nelle sue pellicole riscontriamo non solo l'estetica, ma persino lo spirito dell'edonismo reaganiano dell'epoca, che sa anche lasciar intravedere, nelle opere migliori, i suoi lati oscuri.
Il cinema di Adrian Lyne è erotico dal momento in cui mette in scena amplessi acrobatici e fantasie sessuali, ma se lo stile patinato da spot può far storcere il naso sulla sua effettiva resa filmica, proprio il modo anerotico con cui vengono filmati corpi perfetti e plastificati dice molto sulla ossessionante deriva vouyeristica della nostra epoca, concentrata esclusivamente sul primato dell'immagine e dell'apparenza.
Dopo aver esordito non a caso in televisione, Adrian Lyne è diventato campione d'incassi grazie a film come 9 Settimane e ½ e Attrazione fatale, il primo con la celebre coppia Kim Basinger e Mickey Rourke, che fecero appassionare il pubblico con spogliarelli in controluce e sexy abbuffate davanti al frigorifero, secondo molti un inconscio manifesto del sesso all'epoca dell'Aids, poiché il film insiste più sull'attesa che non sulla soddisfazione dei sensi; il secondo riattualizzava invece le paure ancestrali del maschio in tempi di yuppismo rampante, con un Michal Douglas che diverrà da questo film in poi l'icona dell'uomo incapace di resistere al richiamo del sesso, e Glenn Close perfetta, ennesima incarnazione del mito della vagina dentata: due film simbolo degli anni Ottanta qualunque cosa se ne pensi, e almeno il secondo un'opera destinata a lasciare qualche traccia di dibattito sociologico e psicanalitico.
A ben vedere il modo con cui Lyne filma il corpo è già presente in un film come Flashdance, in cui Jennifer Beals viene seguita - e rimpiazzata abilmente al montaggio da una controfigura nelle sequenze di danza - con ossessivo ritmo da videoclip mentre prova a coronare il suo sogno di ballerina, e il suo corpo (e le sue gambe) diventano puro feticcio, immerse nel laccato e superficiale stile visivo degli Eighties. Nelle due decadi successive Lyne non è più riuscito ad essere un campione d'incassi, pur continuando a giocare sul filo della provocazione, con l'inguardabile Proposta indecente - tanto chiacchierato quanto assai modesto nelle trasgressioni - con l'azzardata riduzione del Lolita di Nabokov, inutilmente morbosa rispetto alla versione di Stanley Kubrick, e con il remake di Unfaithful - L'amore infedele, che curiosamente, pur spingendosi un po' più in là non soltanto nelle acrobazie pruriginose, quanto soprattutto nella rappresentazione dei turbamenti dell'eros, grazie alla ottima prova di Diane Lane, non incontra il favore del pubblico: non è più di tempo di corpi perfetti riprese in stanze perfette con uno stile perfetto, e il cinema di Lyne appare oggi più che mai un residuato bellico di un'epoca, purtroppo o per fortuna a seconda della sensibilità di ognuno, irripetibile.
Il suo film imperdibile:
Attrazione fatale
La scena cult:
Lo spogliarello di Kim Basinger in 9 Settimane e ½
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