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[Cinema] Erotiche Visioni - Lo sguardo postmoderno, tra mutazione e nuove perversioni

Giulio Ragni - 18.01.2010

Lo sguardo oltre la modernità di un certo cinema contemporaneo, ha permesso al medium di massa per eccellenza del Novecento, il cinema, di sbeffeggiare alcuni dei tabù più reconditi della nostra civiltà, stimolando, sia negli exploit artistici più riusciti, che nelle peggiori schifezze mai viste sul grande schermo, un'acuta riflessione sull'uomo e il futuro della nostra società.
Nel primo caso è abbastanza ovvio parlare del cinema della mutazione di autori quali David Cronenberg e Shin'ya Tsukamoto, profeti della nuova carne in cui la trasformazione del corpo è il motore espressivo e il cuore poetico delle filmografie di entrambi, declinati da uno stile allucinato dove realtà e finzione si confondono per dar vita a nuove perversioni tecnologiche (il primo) e inquietudini cyberpunk (il secondo). Il sex appeal dell'inorganico al centro dei loro film ha prodotto immagini indimenticabili, come lo schermo/vagina di Videodrome, la fusione di carne e lamiere dei nuovi necrofili di Crash, e gli esseri ibridi della saga di Tetsuo, corpi dotati di tentacoli e falli trivella in cui è indistinguibile il confine tra biologia e metallo.
Un altro regista che esplora i meandri della nuova carne con inquieta attitudine è il sottovalutato Brian Yuzna di Society, che dipinge un futuro dominato da un'aliena società classista che domina e sfrutta anche sessualmente il proletariato. Society si conclude con una gigantesca orgia tra umani e non, con tanto di visioni estreme di sconvolgenti fist fucking ed altre pratiche tipicamente da film hard: il nuovo pornorrore diventa in questo caso strumento di analisi sociologica e politica tutt'altro che banale o scontata.
Diverso è il caso di un cineasta unico come David Lynch, i cui film più personali sono costruiti come veri e propri incubi: nelle sue opere viene sviscerato il lato oscuro della provincia americana, e il sesso è perverso, bizzarro, malato, e il corpo è mostrato in totale antitesi ad una ricerca di perfezione estetica (pensiamo al nudo di Isabella Rossellini in Velluto blu, quanto di più lontano possibile dall'estetica patinata degli anni Ottanta). In film come Cuore Selvaggio o il meno riuscito Strade perdute, Lynch utilizza materiali estremi come la violenza splatter, il gusto kitsch e l'artificiosità dell'happy end, non per sfruttare commercialmente un pubblico stuzzicato nei suoi istinti più bassi, ma come elementi necessari alla propria rappresentazione del mondo e gettati in faccia agli spettatori senza alcun indizio ermeneutico da parte del regista. Proprio la natura polisemica del cinema lynchiano ha reso il regista amato od odiato con eguale intensità, ma è indubbia la carica vischiosamente erotica del suo cinema: valgano per tutte le sequenze lesbiche e la masturbazione di Naomi Watts in Mulholland Drive, per comprendere il fascino dei "viaggi mentali" del regista, in cui l'eros è un elemento insostituibile.
Se questi sono esempi di cinema "alto", non mancano film assai discutibili - per usare un eufemismo - che sono riusciti a diventare dei veri e propri fenomeni di costume benché, o proprio perché, spingano al massimo sul pedale dell'estremismo: è il caso dei due episodi di Nekromantik, vero percorso estremo nella necrofilia, in cui le protagoniste leccano, accarezzano, coccolano cadaveri putrescenti, in cui sembra quasi di percepire gli afrori dei ributtanti liquami sprigionati dalle carcasse, e dove non mancano frammenti hard e surrogati bizzarri (un manico da scopa con perservativo a sostituire il membro eretto dell'amato defunto). Incredibile a dirsi tale film, nonostante le noie legali, è diventato un fenomeno di culto tra i fan dell'horror, con tanto di emuli sempre più parossistici, come il corto Aftermath di tal Nacho Cerdà.
Il fondamentale saggio di Roberto Curti Sex e Violence - pecorsi nel cinema estremo (ed. Lindau) prova ad analizzare i motivi del successo di film in cui lo squilibrio del sesso e della carne rischia di inoltrare il pubblico nei territori dell'incubo più che verso quelli dell'eccitazione, stilando un elenco di film nel campo del porno in cui a dominare sono clisteri e dilatazioni dovute a doppie e triple penetrazioni, ipertrofiche eiaculazioni e squirting, deep throating estremi, donkey puch (cazzottoni rifilati dietro la nuca del partner nel momento dell'orgasmo), video bondage di nuova generazione dove il sesso genitale è assolutamente secondario: il pubblico è sempre più alla ricerca di effetti speciali, dove l'effetto speciale è il corpo stesso - e qui si potrebbe innestare anche un discorso sul piercing e il tatuaggio estremo, compresa la neonata moda della marchiatura a fuoco - una sorta di perversione ontologica in cui quello che conta è che l'immagine non mente, ma tutto ciò che vedi è vero, sta accadendo davanti all'obiettivo della cinepresa o lo schemo di internet, il vero non luogo dove trionfa la nuova carne mediatica.
Di fronte a tutto questo verrebbe quasi voglia di chiedere ad un regista come Abel Ferrara di ritornare ai tempi dei suoi capolavori, come Il cattivo tenente o The addiction: un cinema morale e non moralistico quello di Ferrara, intrinsecamente religioso ma pervaso dal dubbio, che non esita a mostrare un Gesù Cristo sulla croce sbavante e urlante di fronte all'orrore della civiltà contemporanea, in cui Dio muore ogni giorno nell'indifferenza generale. Quale sarà dunque il futuro della civiltà? L'ultima frontiera saranno davvero i leggendari - perché l'esistenza finora non è mai stata comprovata - snuff movie? L'ultima perversione possibile che potrà registrare l'obiettivo di una cinepresa sarà davvero la morte al lavoro? Ad ognuno le sue conclusioni.


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I VOSTRI COMMENTI:

Nome: Lara
Commento: Ho letto tutti gli articoli, davvero una rubrica interessante...e come non essere d'accordo con gli inquietanti interrogativi finali

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