Giulio Ragni - 18.01.2010
Addentrarsi nei meandri oscuri delle pellicole di David Cronenberg, il profeta della "nuova carne", significa al contempo gettare uno sguardo sulla complessa e multiforme realtà del presente, e un ponte su un possibile, inquietante, futuro dell'umanità.
Il cinema cronenberghiano ruota intorno al concetto di contaminazione, di mutazione, che coinvolge non soltanto le tematiche affrontate, ma la struttura stessa dei film, soggetti ibridi che confondono realtà ed allucinazione, che negano la verità delle immagini: nelle strutture labirintiche ed ossessive dei suoi film, quelli che a molti sembrano horror sono in realtà melodrammi en travesti, in cui il tema e la messa in scena della sessualità, deviata, malata, infetta, è uno dei punti cardini. Nelle creature cronenberghiane generate dagli effetti speciali, è tutto un comparire di allusioni falliche, fessure vaginali, orifizi, protesi ed ibridazioni in cui emerge il contrasto tra la natura erotica e perturbante delle relazioni fra i personaggi e gli oggetti, e la fredda messa in scena da entomologo.
Il percorso della mutazione nella filmografia del cineasta canadese passa dal corpo alla mente, ed ha una delle sue soluzioni più emblematiche ne La mosca, una storia d'amore e di metamorfosi, dove il tema kafkiano viene ribaltato a 180°: non più un uomo intrappolato in un corpo da insetto, ma un vero e proprio essere ibrido, che condivide mente e corpo, in cui la metafora è scoperta e dolorosa - la vacuità dei rapporti umani di fronte alla malattia e la morte del partner - e diventa chiave di lettura sia dei primi lavori (Il demone sotto la pelle, Rabid sete di sangue), che di quelli successivi (La zona morta).
Difficile scegliere tra le immagini cronenberghiane cosa lascia più sconvolti, se il corpo mediale di Videodrome, le bioporte di futuristici giochi virtuali di eXistenZ, o l'orrore tutto interiore dei due gemelli ginecologi di Inseparabili; ma dovendo scegliere, i vertici dell'arte cronenberghiana ci sembrano due riduzioni "impossibili" di capolavori della letteratura "alternativa", Il pasto nudo da William Burroughs e Crash da James Ballard, entrambe una sorta rilettura visionaria e personale sui mondi poetici dei due scrittori, piuttosto che vera e propria messa in scena dei romanzi.
Nel primo la struttura fortemente allucinata del film consente di ammirare alcune delle più sensuali e disgustose sequenze erotiche di tutta la storia del cinema, come lo scarafaggio-macchina da scrivere in cui lo scrittore infila le sue mani provocando turbamenti inequivocabili, senza dimenticare l'amplesso fagocitante del pre-finale; il secondo, film scandalo del Festival di Cannes 1996, mette in scena la fusione erotica tra corpo umano ed automobili, un'opera sessualmente morbosa e perversa, ancora una volta destabilizzante attraverso la sua stessa struttura narrativa, ossessiva ed iterativa come in un porno, solo che i meccanici amplessi del film sono gelidi e prevedono incidenti mortali alla ricerca del piacere e dell'orgasmo: lo scandalo vero di Crash non è tanto nella natura erotica di lividi, cicatrici e protesi, quanto nella lucida analisi politica che sottintende, ovvero che l'uomo postmoderno non è più in grado di trovare il piacere e l'affermazione della propria identità attraverso la natura (nel corpo, nel sesso, nell'orgasmo), ma nell'artificio e nella merce (la protesi, l'automobile, il consumo). Crash è sovversivo - e dunque pericoloso - perché parla dell'annichilimento del desiderio, e rivendica il diritto a porre fine la propria vita quando e come si vuole.
L'ultimo tassello esemplificativo dell'eros cronenberghiano è il più recente A history of violence, apparentemente un film lineare e semplice rispetto ai titoli più conosciuti, ma che sprigiona inquietanti e sottili divaricazioni dalla sua prima, immediata chiave di lettura: ai fini del nostro discorso sono essenziali le due scene di sesso fra la coppia Viggo Mortensen/Maria Bello. La prima, un gioco osé che riaccende il desiderio e spezza la monotonia del sesso coniugale, sembra la più solare e "normale" sequenza erotica del cinema cronenberghiano, ma tra le righe prelude in qualche modo già agli eventi successivi; la seconda, l'amplesso sulle scale di casa, violento e animalesco (con la cinepresa che successivamente mostra i lividi e i segni sul corpo della protagonista), sintetizza sia le modifiche avvenute nella relazione fra i protagonisti quanto la natura stessa del rapporto uomo/donna: ancora una volta il regista illumina zone d'ombra e tocca corde che altri artisti farebbero malvolentieri.
Cineasta che ha portato al limite estremo la riflessione sul corpo e sulle mutazioni, Cronenberg è senza dubbio l'artista che più d'ogni altro nella nostra epoca ha saputo compiere l'analisi interiore dell'individuo con uno sguardo postmoderno, lucido e scientifico nell'affondare la sua cinepresa come un bisturi nel cuore di tenebra della nostra sessualità.
Il suo film imperdibile:
Il pasto nudo
La scena cult:
L'amplesso sulle scale in A history of violence
Commenta questo articolo