Rolando Attanasio - 28.01.2010
È la mostra che al Palazzo Reale di Milano è presente dall'11 dicembre 2009 al 7 febbraio 2010.
Entrando si possono visitare le splendide opere, le pitture, le istallazioni, le sculture e i video che mostrano una delle ultime produzioni cinesi degli ultimi quindici anni. Interessante lo sviluppo artistico contemporaneo dell'arte cinese, che svolta verso il futuro, guardando l'occidente e inglobandone contemporaneamente la sua cultura tradizionale. Attraverso le stanze, mirabilmente preparate, il fruitore può osservare i lavori, lo sviluppo del pensiero, il processo creativo, che ovviamente converge sempre di più verso contemporaneo, propriamente detto. Questi artisti sentono forte il bisogno d'innovazione, dopo il processo della rivoluzione culturale, che ha portato il paese ad una improvvisa apertura verso il capitalismo, la velocità e la necessità di rifiutare il vecchio, insomma, tutto un mondo propriamente nuovo che è mutato velocemente.
Questo si intravede attraverso le enormi tele, che ci mostrano un mondo nuovo appunto, quasi un delirio sognato, una Cina urbanizzata, un osservare le donne, attraverso un obbiettivo posto in una discoteca notturna, donne che si truccano e ossessivamente si preoccupano di sistemarsi la gonna,per ammaliare, apparire a tutti i costi, confondendosi le une nelle altre, in una orgia frenetica, che ricorda il rumore assordante e la confusione estatica di tante discoteche romagnole nostrane. L'impero esige velocità, e la Cina abbandona tutto il tradizionale possibile, si ripropone come un disegno completamente nuovo, un modo di reinventarsi velocemente, con uno stile che solo attraverso le foto e gli sguardi attoniti di volti dagli occhi a mandorla e nudi pseudo-provocatori, ci ricordano che siamo in oriente
Allora, ci si può immergersi in foto notturne allucinanti, fatte con obiettivi grandangolari che, riescono a rapire quella luce che mostra le periferie urbane alienate e rampanti, possibili ricordi sbiaditi di una Milano da bere. Sono processi, fasi, in definitiva storia..., e questi artisti vogliono mostrarcela, raccontandosi attraverso le loro opere, che narrano fasi alterne, cornicioni rossi, e foto in bianco e nero dove alcuni artisti si auto mutilano provocatoriamente. Spesso ci sono riferimenti palesi ad artisti a noi conosciuti e storicizzati dell'arte contemporanea, ma questo non deve farci deviare dal percorso, non deve creare pregiudizi riguardo l'arte contemporanea cinese. E' certo che l'ascesa economica e militare sta incidendo, sempre dopo la rivoluzione culturale, anche sui modi di percepirsi e di proiettarsi all'esterno, all'estero in fine,vendendo tutto,anche il corpo,l'arte ne diviene complice.
Questo paese ha scelto, e accelerando vorticosamente, cercando di bruciare e ricomporre, senza sosta, auto fagocitandosi, sotto la spinta di un mercato che vuole imporsi anche culturalmente ora, e questo anche con il cinema e la televisione. Non c'è traccia di nostalgia per il passato, alcune cose sono trattenute, ma sono dettagli, decorazioni, rimandi a un modo altro di pensare, di stare in gioco. Per altri artisti è favola questo mondo contemporaneo e c'è lo mostrano attraverso immagini da sogno, che si confondono ad una realtà stravolta dal capitalismo montante.
Liu ding nella sua opera power II 2007 ci mostra dei teschi che ricordano Rebecca Horn, ma qui non abbiamo i teschi che divengono gioielli ridisegnando la memoria dell'uomo, bensì un ammasso di teste in porcellana, alluminio, plexiglass che mostrano una umanità febbrile e alienata che si sovrasta in un gorgo allucinante di un progresso distorto, prevalentemente disumanizzato.
Cui Xiuwen invece schiaccia le sue modelle e ci mostra una bellezza tutta seducente che si contrappone al paesaggio, lo ridimensiona e ne annulla la presenza storica. Anche qui è evidente l'abbandono al nuovo, che non vuole tracce, anzi le usa come decorazioni fini a se stesse.
Ma Liuming, nelle sue foto, quasi neorealiste, sprofonda appena, narrando,solo un accenno nostalgico, ma anche qui, la svolta si avverte nei modi, nei vestiti seducenti delle sue modelle, che fotografa con cura, meticoloso e distratto abbandono. Alcune tracce in bianco e nero, di un mondo che si dissolve, come era già accaduto da noi, nei lontani anni 50 del secolo scorso. Il video delle galline che sbiascicano cinese mentre mangiano mais è potente ironia, e sagace riflessione su di una lingua che velocemente si insinua nel tessuto del mondo, e lo fa voracemente, proprio come potrebbe fare un pollo alle prese con il suo pasto, riferimento palese al bisogno di comunicazione veloce, potente, anche massificata della Cina di oggi, lontana da quella di Mao Tze Tung, anzi lontanissima..., infatti alcuni rimandi pittorici a Mao e ad alcuni gesti di routine, al limite compulsivi, ci ricordano che l'impero muta nel suo abito e anche nei contenuti, cercando di dimenticare le vecchie impalcature poetiche, di forma, e di regime, che hanno prodotto altro, un altro lontano ormai.
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