Rolando Attanasio - 18.02.2010
Una splendida collezione d'arte, che ripercorre, visitando, alcune tappe fondamentali dell'arte. Infatti al primo piano troviamo: Pellizza da Volpedo con il suo famoso " Il terzo Stato", una tela che non ha bisogno di presentazione e che ha segnato, come Millet, una ricerca tutta incentrata su una tematica di tipo sociale, le lotte dei diseredati, di chi non ha capitale, per l'acquisizione di quei diritti che poi, immancabilmente verranno violati. Una sala molto raffinata quella del GAM, pavimento intarsiato e stucchi conservati bene, lampadari e mattonelle d'epoca. Nel percorso, che spesso ospita artisti dell'ottocento o della metà del novecento, come Longoni in questo caso, lombardo( barlassina ) di nascita. Molto commovente il lavoro del pittore Eleuterio Pagliano, che con coraggio dipinge una tela triste, dagli accenni romantici: "La morte della figlia del Tintoretto". Dove l'impasto cromatico evidenzia il dramma in maniera eccellente, un pittore ottimo, che ritrae il tema della morte, come hanno fatto i grandi della pittura, basta ricordare Michelangelo Merisi da Caravaggio con il famoso quadro:Morte della Madonna, dove il grande pittore usa come modella una prostituta annegata nel fiume Tevere. Un altro pittore ancora, ritrarrà un quadro dove la tragedia vissuta con toni violenti, legati all'espressionismo, ne farà un tema ricorrente, questo pittore è E. Munch,che dipinge la madre morta. Eleuterio Pagliano evidentemente è colpito dalla tragedia che ha visto coinvolta la famiglia del pittore Tintoretto e ne ha creato una splendida tela custodita al GAM di Milano appunto. La mostra prosegue attraverso i corridoi, dove abbiamo un altro dipinto ironico e sensuale, frutto di quella alienazione tipica a quel tempo, la tela di Marino Marini: Le tre figlie del carrozziere ( 1963 ), dove il pittore, che come sappiamo è famoso per la scultura, ci mostra tre donne dal viso a tratti accennato, sembrano tre prostitute, oppure danzatrici allucinate, in un ambiente inesistente, dove si intrecciano ricordando i corpi di alcune figure scultoree del Canova. Marino Marini ha percorso tutta la prima parte del novecento, per uno nato nel 1901 a Pistoia e morto nel 1980 a Viareggio, era normale affacciarsi ad un'arte dove il richiamo dei movimenti dell'arte, che poi diventerà "moderna", fosse così evidente. Quello che ci interessa in questa tela è l'aspetto emotivo, qualcosa di sarcastico e tragico, le donne ostentano una femminilità trasfigurata, allucinata, grottesca, dove il senso del reale diviene allucinata pseudo - catarsi.
Questa liberazione non avviene, non è nemmeno protesta, è vuoto e piattezza, cercata con l'insistere di linee curve che delimitano il contorno delle figure. Ora resta da stabilire se le figure fossero reali o trasposte poi dall'immaginazione dell'Artista sulla tela, frutto di un'impressione riportata poi sulla tela, dopo una lunga riflessione.
Il fiume dell'arte scorre e non s'arresta, ripercorre,traccia dopo traccia,lasciando impressa la sua energia, quell'energia pulsante che è propria di ogni artista, che trasposta su tela o divenuta scultura, cerca d'arrestarne il flusso, mostrando il proprio tempo,con forme narrative e attraverso colori,forme e segni,luci e ombre..., gestazioni ferme nel tempo, le definirei, senza tempo, ma che descrivono il proprio tempo irriguardevolmente.
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