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[Racconti] Istantanee

Carmine Rosano - 10.04.2010

Il profumo del caffè che brontolava in cucina giunse fino al soggiorno, dal suo suono capì che era ormai pronto e si allontanò, tornando poco dopo per servirglielo.
Lei osservava con attenzione ogni suo movimento, sorridendo a tratti del suo modo di fare un po' impacciato, sentendosi lusingata per quella gentilezza colma di tenerezza e per le piccole attenzioni con cui lui la serviva.
Sembrava quasi un bambino con quella sua timidezza, molte volte si erano incrociati nel cortile del condominio o sul pianerottolo, aveva notato il modo in cui lui la guardava, il suo sguardo in cui traspariva il desiderio soffocato dall'imbarazzo, dal non saper trovare il modo di avvicinarla.
Lo colse di sorpresa, invitandolo a farle compagnia per una passeggiata e lui accettò, quasi balbettando e annuendo con eccessiva enfasi, arrossendo quando lei rise della sua reazione.
Camminarono a lungo per le strade della città avvolta nel torpore di un giorno di festa, indugiando nella lentezza di un tempo che ricadeva su se stesso.
Ascoltarono i propri passi risuonare tra le case di quella piccola città, abbandonandosi alla dolce nenia del suo silenzio. Le strade vuote e assolate, sembrava si fossero scrollate di dosso quel frastuono frenetico che le opprime e nasconde la loro vera bellezza, per pochi istanti tornavano a splendere tra i bagliori di una purezza originaria e senza tempo.
Era proprio come loro quella città, persa nella propria solitudine e travolta da vite estranee che la investivano senza badare a lei, ed ora l'ascoltavano insieme quella voce solitaria, parlando con essa e attraverso di essa con le vibrazioni silenziose delle loro anime, che sembravano essere talmente vicine da potersi baciare mentre camminavano l'uno accanto all'altra senza parlare.
Ora sedevano sul divano, sorseggiando il caffè, il loro pomeriggio li aveva uniti senza farli conoscere, avevano comunicato solo con il silenzio, come se le parole fossero troppo pesanti per loro, non sapevano nulla delle rispettive vite, ma era come se si conoscessero da sempre, come se quel momento così intimo li avesse attesi a lungo. Il brivido di un'attesa indefinita soffiò tra le tende di quell'atmosfera soffusa, nella luce rischiarata dalla crescente penombra del tramonto che entrava nella stanza. Lei fece scivolare il piede fuori dalla scarpa e lo allungò poggiandolo sulle sue gambe, cercando le carezze che di lì a poco lo accolsero con un delicato tepore che salì lentamente, sfiorandole le cosce.
Sentì quelle mani come familiari nel tocco lieve che percorreva i sentieri ombrosi del suo piacere, come un viandante che fa ritorno alla città natia dopo un lungo viaggio in terre lontane.
Erano emozioni soffici, come la neve che cade nel silenzio della notte, e lei si abbandonò ad esse, frugando tra i suoi capelli mentre l'umido della sua bocca seguiva la calda scia lasciata dalle mani, che ora la stringevano in vita tenendo su la gonna.
Lo attirò a sé, baciandolo e sentendo il sapore del proprio piacere nell'abbraccio morbido della sua lingua, lasciando che lui la penetrasse dolcemente, restando fermo dentro lei e accarezzandole il seno ansimante.
Rimasero così per alcuni istanti, fissandosi negli occhi come per cercare la propria immagine riflessa, immobili e uniti nella tensione di un amplesso sospeso nella carezza dei loro respiri.
Si scrutarono nei loro amori passati, immergendosi in un tempo in cui forse si erano già amati, in un ricordo intenso ed evanescente, tra i bagliori di quella illusione, del sogno improvviso che li aveva travolti, giocando con la solitudine dei loro destini che per un attimo si erano intrecciati.
Poi lei distolse lo sguardo e lo spinse via, allontanandolo da sé, trattenendo il tepore dell'ultimo abbraccio dei loro respiri.
Si alzò, rivolgendogli un ultimo dolce e misterioso sorriso ... e in silenzio, così com'era entrata, uscì, portando con sé il profumo di un ricordo intrappolato tra le onde del tempo.


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