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[Interviste] Intervista a Vittorio Caratozzolo

Marica Petti - 16.04.2010

Vittorio Caratozzolo, si è laureato in Storia moderna e in Lingue e letterature straniere moderne all'Università di Genova. È autore di varie pubblicazioni critiche relativa alla letteratura italiana, spagnola e portoghese. Per la collana "Autentici falsi d'autore", edita da Guida, ha già pubblicato Francesco De Sanctis. Parastoria della letteratura italiana.
Attraverso questa intervista, capiremo qualcosa di più sul Don Giovanni ... dell' Autentico Falso D'Autore

D: Per iniziare, perché proprio il don Giovanni, un personaggio controverso e provocatorio?
R: Il 2 settembre 2003 sono arrivato a Trento dopo 17 anni di Svizzera. Non avevo ancora i mobili in casa e già avevo risposto alla richiesta di comparse per il "Don Giovanni" in scena al Teatro Sociale, con la regia di Martone / De Rosa. Ho fatto la comparsa - il contadino, l' "amico di Masetto" - per una decina di recite, a Trento, Bolzano, Rovigo e Cosenza. Ho assistito al DG da dentro e da fuori, durante le prove, ma anche durante gli spettacoli: salivo furtivamente al 3° ordine, entravo nei palchi e, nell'ombra, in costume assistevo alle parti dell'opera in cui la mia presenza non era richiesta. Pochi attimi prima dell'ingresso in scena scappavo a perdifiato per i corridoi per arrivare in tempo sul palco. Al termine della recita applaudivo i cantanti principali, poi, quando dovevo raccogliere quelli per le comparse, di nuovo di corsa giù per la scale, mentre insieme agli altri echeggiava ancora il mio applauso in platea.
L'opera di Da Ponte e Mozart mi è entrata sotto pelle. Qualche mese dopo mi sono messo a scrivere alcune variazioni sul tema, alcune delle quali ancora inedite o semi-inedite: un musical studentesco, un musical "argentino", un "prequel", un "sequel", un processo.

D: Cosa ami di più di questo personaggio? Quanto ti senti vicino?
R: A dir la verità non amo tanto il personaggio quanto piuttosto l'opera di Mozart, su libretto di Da Ponte. Mi piacciono la mescolanza di tragico e comico, la caratterizzazione dei personaggi, l'eclettismo musicale, la vivacità della narrazione, la costruzione delle atmosfere, ed anche la loro distruzione in vista della seguente.
Se poi vuoi strapparmi un commento complice, da invidioso di un seduttore... hai sbagliato persona!

D: Cosa rappresenta oggi Don Giovanni? E chi può in qualche modo rappresentarlo?
R: Ecco il naturale seguito della mia precedente risposta: Don Giovanni chi è, sostanzialmente? È un ricco aristocratico, gode di protezioni altolocate, è dotato di cultura e gusti raffinati, padrone di un linguaggio persuasivo ed efficace, utilizza le sue facoltà e capacità per raggirare donne sensibili a queste arti. Nota bene che, a quanto vediamo noi, Donn'Anna ci casca perché lo crede Don Ottavio, suo promesso sposo; Donna Elvira gli si era concessa, forse, credendo alle false promesse di matrimonio; Zerlina, fanciulla ingenua, campagnola, abbocca alle moine ben formulate ed è affascinata dal divario sociale e culturale di chi la corteggia...
Don Giovanni, a mio avviso, è il modello di riferimento per chi crede che nella sua comunicazione non vi sia trucco né inganno, ma un semplice gioco tra due parti consenzienti, di cui una (maschile) "superiore" all'altra e quindi "naturalmente" e "necessariamente" conquistatrice; mentre invece il fine giustifica i mezzi solo per lui. La prova? Le donne si sentono regolarmente ingannate, quando non, addirittura, violate (come rischia Donn'Anna). Don Giovanni pensa solo a sé stesso e persegue i suoi fini anche con l'inganno, raccontando di essere altruista, amante delle donne e pretendendo persino l'applauso. Ora te lo chiedo io: a chi assomiglia, secondo te?

D: Perché tutta la storia farla diventare un processo per omicidio e tentato stupro?
R: Permettimi di citare me stesso: come ho spiegato in altra sede, fin da ragazzo ho sempre pensato che il processo è una specie di spettacolo, in cui ognuno ha una parte, un ruolo; e da sempre mi sconvolge il fatto che il destino di un accusato innocente debba essere nelle mani di un "bravo" avvocato, altrimenti le maggiori capacità di un pubblico ministero prevarrebbero, nonostante la non colpevolezza.
Occupandomi di critica letteraria, mi è poi venuto in mente che, se il processo è una forma di spettacolo, allora lo spettacolo (il testo, in generale) è una forma di processo, in cui si dibattono, si condannano o si assolvono, attraverso i personaggi, tramite il narratore, i valori culturali, sociali, morali della società rappresentata. Ho dunque decostruito il libretto di Da Ponte per ricostruirlo, con opportune integrazioni caratterizzanti, in forma di atti processuali, non senza qualche concessione allo stile meramente teatrale. Più che di una mia interpretazione del «Don Giovanni», preferirei dire che si tratta di una mia lettura creativa dell'opera. La storia narrata da Da Ponte e Mozart (così come anche dai loro predecessori) prevede sempre una punizione del «Dissoluto»: dove c'è punizione c'è prima giudizio e poi condanna, dunque si tratta di un processo... et voilá, così si converte un testo in un processo (e viceversa).
Inoltre, le due arringhe finali costituiscono una specie di summa della storia letteraria del tema "Don Giovanni" e così anche della critica letteraria e della storia della ricezione delle diverse opere incentrate sul celebre Libertino. L'intervento finale del Commendatore, canonico, oltre a riportare la trama nel suo alveo tradizionale, testimonia la sconfitta del Logos, della ragione argomentativa su cui si fonda la giustizia umana, ambivalente, ambigua, ed infine indifferente alla verità dell'innocenza o della colpa.

D: Perché hai scelto di scrivere questo finale? Mi spiego meglio. Sembra un non finale, nel senso che nella appendice 1 «Lettera dall'inferno c'è scritto»: «Fonti considerate attendibili sospettano invece che dietro allo pseudonimo Don Giovanni si nasconda..."»; in tutto questo sembra che per l'ennesima volta abbia ingannato anche l'inferno e che effettivamente l'uomo al processo non è altro che una maschera e che ovviamente lui è pronto a indossarla.
R: In realtà non si tratta di un "finale" della storia, che si conclude con l'inabissamento di Don Giovanni. La "Lettera dall'Inferno", un poemetto scritto da Nicola Ulivieri, celebre basso lirico contemporaneo (reduce da un «Don Giovanni» alla Scala milanese), è il risultato di un'idea sorta in seguito: dare al "ritrovamento" degli atti del Processo, cui allude la «Prefazione involontaria» di un altro artista, mio amico, Roberto Marafante, una parvenza di autenticità, documentata dallo stesso Don Giovanni... con qualche dubbio sull'autenticità della testimonianza...

D: Il processo è in parte scritto in versi e in parte no, il che sicuramente lo rende particolare e in alcuni casi esilarante per le varie risposte e i battibecchi: perché questa scelta stilistica?
R: I personaggi chiamati alla sbarra vengono interrogati da due magistrati, il Pubblico Ministero e l'Avvocato Difensore, che ovviamente nell'opera di Da Ponte e Mozart non ci sono. Quando alle domande gli interrogati possono rispondere con le stesse parole del libretto, allora cito direttamente i versi di Da Ponte, e così, se il «Processo» andrà in scena... canteranno.

D: Il P.M., al momento dell'interrogatorio a Don Giovanni, sulla fede e sui luoghi sacri dei defunti, si sbaglia facendo rimanere di stucco tutti i presenti, esclamando " Signor Pasolini!" Un atto voluto sicuramente! Ci puoi spiegare il perché?
R: Per scrivere il mio «Processo» mi sono documentato, sia per i contenuti che per la forma. Ho letto opere precedenti (pseudo-Tirso de Molina, Molière, Goldoni...) e successive (Zorrilla, Byron, Pushkin, Dürrenmatt...), ma anche brani di atti di processi famosi, come quello ad Andreotti, a Tommaso Buscetta, a Pier Paolo Pasolini. Quest'ultimo era stato accusato di vilipendio alla religione, un reato che a mio avviso, all'epoca di Mozart e Da Ponte, frutta a Don Giovanni la condanna all'Inferno, più di quanto possano influire l'omicidio del Commendatore (legittima difesa) e la seduzione di migliaia di donne (peccato considerato veniale... dai maschi soprattutto). Ho anche avuto incoraggiamento e consigli (persino un manuale di procedura penale) da un simpatico penalista trentino, l'avv. Adolfo de Bertolini, un gran personaggio, che vedrei bene su un palcoscenico, nella parte che gli è propria, naturalmente.

D: Il P.M. descrive la "casta dei potenti": si può definire questo, un processo più che attuale, e Don Giovanni una sorta di capro espiatorio?
R: Direi piuttosto che gli si imputa il non aver abbassato il capo di fronte alla religione e al ciclico rito del pentimento, cui tutti i potenti devono conformarsi per essere perdonati, continuando poi a fare i propri comodi prima del pentimento e della relativa garantita assoluzione successivi. Un capro espiatorio? No, un ribelle alla regole di convenienza, al patto tra Potere temporale e Potere spirituale.
Per me l'attualità sta nel fatto che egli, come spesso coloro che hanno risorse, capacità e potere, si crede autorizzato a fare e dire ciò che gli pare, si reputa superiore, furbo, e dunque padrone di farlo, delirando al punto di non comprendere chi non lo applaude e non lo ama; al punto di credere che lo amino coloro che, con ricatti, inganni e sotterfugi, compra e corrompe...

D: «Pieno di vigor e privo di destino» dalla «Lettera dall'Inferno», un verso che in sé, forse racchiude (dal mio punto di vista) tutta la storia avendo un risvolto anche un po' tragico, cosa ne pensi? In fin dei conti lui sicuramente possedeva un vigore tra virgolette fuori dal comune e nello stesso tempo si creava il suo destino forse anche andandoci contro.
R: Tragico sì, senz'altro. «Senza destino», forse, perché è sempre lo stesso, narrativamente immutabile. Persino io l'ho mandato ancora una volta all'Inferno! Ma altri lo salvano: pensa al «Don Juan Tenorio» di José Zorrilla, in cui il protagonista, in punto di morte, accetta la proposta di pentimento della sua stessa vittima, già defunta, Inés, e se ne va bello bello in Paradiso...

D: L'avvocato difensore cita il filosofo José Ortega y Gasset: "Salvo poche eccezioni gli uomini possono dividersi in tre categorie: quelli che credono di essere dei Don Giovanni, quelli che credono di esserlo stato e quelli che credono che avrebbero potuto esserlo, ma non lo hanno voluto". Da queste parole Don Giovanni risulta un archetipo mentale dell'uomo ed è per questo che viene anche con varie manipolazioni e congiure, sempre e a tutti i costi condannato definendolo un burlone, orgoglioso di sé, un mentitore, una sorta di Lucifero terreno. Oltre tutto è vero che la parola "dongiovanni" è presente in molte lingue di cultura. È solo invidia del non coraggio che possiedono in molti?
R: Il coraggio di che? Di prendere in giro le donne? L'appellativo "dongiovanni" coglie solo l'aspetto positivo, maschilista, del personaggio: piace alle donne, riesce a entrare nello loro grazie, dunque è un gran conquistatore. Pochi pensano ai mezzi utilizzati, denaro compreso, per abbindolare le donne che glielo permettono. Il vero "dongiovanni" dovrebbe essere chi ottiene il consenso della donna senza ricorrere a false promesse, trucchetti e bugie. Ma purtroppo le donne ci cascano...

D: Sicuramente la parola "dongiovanni" è in qualche modo una parola che corrisponde ad una potenza fallica maschile. Si pensa ovviamente a tutte le avventure amorose e nella maggior parte sessuali.
R: Infatti. Ma della qualità di quelle avventure, dal punto di vista femminile, pochi si interessano. Le donne, lusingate di far parte del catalogo di un "dongiovanni", fingono che vada tutto bene. Oppure no: va davvero tutto bene, se è quello che volevano. Il problema è che i "dongiovanni" imbroglioni rovinano la piazza. Poi le donne se la prendono con i semplici corteggiatori dilettanti... o no?

D: Nella requisitoria finale il P.M. afferma: "Il baccano mediatico esalta, enfatizza, distorce, occulta, gli aspetti di una personalità, gli eventi di una esistenza, e un delinquente seriale diventa un mito, si impiegano il suo nome e il suo appellativo come complimento". Un'affermazione super attuale che verifichiamo tutti i giorni, oltre tutto è un evento terribilmente problematico e pericoloso specialmente nei giovani, dove c'è una voglia di emulazione che diventa quasi irreale. Non credo che questa affermazione sia nata dal caso.
R: Mettendomi nei panni dell'accusa pensavo esattamente ai "cattivi maestri", a coloro cioè che mettendosi in mostra traggono vantaggio per sé, senza preoccuparsi degli imitatori, che di solito hanno meno risorse di loro, notorietà compresa.

D: Don Giovanni nella cultura popolare rappresenta solo il pervertito, l'amante perfetto, il donnaiolo, in realtà è qualcosa di più ... per questo ti chiedo secondo te c'è un legame tra Don Giovanni e Casanova?
R: Il legame è profondo, sono quasi sinonimi... ma Casanova è realmente esistito, con tutti i suoi pregi e difetti... da "dongiovanni"!

D: Per concludere: chi è senza peccato scagli la prima pietra! Lascio a te continuare...
R: Eh, mi chiedi omertà... chi è senza peccato? D'accordo, ma certe cose prima o poi bisogna capirle: non si può pensare di far danno agli altri o alle altre cavandosela sempre e pretendendo anche di essere simpatici e invidiati.
Per concludere, lasciami solo aggiungere che il mio «Processo a Don Giovanni», presentato a Napoli in casa editrice (29/01) e a Trento il 18/02, sarà presentato anche a Genova, alla Biblioteca Comunale il 31 maggio, con l'amichevole partecipazione di noti artisti come il pianista Massimiliano Damerini, il basso lirico Nicola Ulivieri, il regista Roberto Marafante, oltre all'ispanista Marco Cipolloni. Il libro è un "autentico falso d'autore" (infatti gli autori fittizi, in copertina, risultano essere Francesco Saraiva Borrelli e Antonino Di Pietro, due quasi omonimi dei celebri magistrati), inserito in una collana di clamorosi apocrifi (tra cui una "novella del Boccaccio" scritta da Camilleri), diretta dal prof. Giovanni Casertano e pubblicata dall'editore Guida di Napoli. E' questo il mio secondo volume, dopo il falso De Sanctis intitolato «Parastoria della letteratura italiana. La fantasaggistica e l'impero del verosimile» (2007).

N.B. La foto dal vivo al Teatro Sociale di Trento, durante il "Don Giovanni" diretto da Martone / De Rosa , è del 2006.


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I VOSTRI COMMENTI:

Nome: Anna Maria Balice
Commento: Questo articolo è molto interessante, connota una vera conoscenza dell' argomento ed è anche molto arguto. Complimenti agli autori!

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