Aforismi

traduci

[Aforismi] Cantico dei Cantici

Marica Petti - 17.04.2010

ebraico shir hashirim, Cantico sublime; greco àsma asmàton; latino Canticum (canticorum), è un dialogo tra un uomo e una donna che si pensa possa essere Sulammita. Si trova nella bibbia sia cristiana che ebraica.
È un poema d'amore con chiari allusioni erotici ed è formato da 8 capitoli. Viene attribuito a Re Salomone, alcuni studi recenti affermano invece che l'autore sia uno scrittore anonimo del IV secolo a.C. Secondo la tradizione ebraica il poema è stato scritto con la costruzione del tempio di Gerusalemme da Salomone.
Cantico dei Cantici verrà suddiviso in due volte ... ecco la prima parte buona lettura ...

Mi baci con i baci della sua bocca! / Sì, le tue tenerezze sono più dolci del vino. / Per la fragranza sono inebrianti i tuoi profumi / profumo olezzante è il tuo nome / per questo le giovinette ti amano. / Attirami dietro a te, corriamo! / M'introduca il re nelle sue stanze: / gioiremo e ci rallegreremo per te, / ricorderemo le tue tenerezze più del vino. / A ragione ti amano!

Bruna sono ma bella, / o figlie di Gerusalemme, / come le tende di Kedar, / come i padiglioni di Salma. / Non state a guardare che sono bruna, / poiché mi ha abbronzato il sole. / I figli di mia madre si sono sdegnati con me: / mi hanno messo a guardia delle vigne; / la mia vigna, la mia, non l'ho custodita. / Dimmi, o amore dell'anima mia, / dove vai a pascolare il gregge, / dove lo fai riposare al meriggio, / perché io non sia come vagabonda / dietro i greggi dei tuoi compagni.

Se non lo sai, o bellissima tra le donne, / segui le orme del gregge / e mena a pascolare le tue caprette presso le dimore dei pastori.

Alla cavalla del cocchio del faraone / io ti assomiglio, amica mia. / Belle sono le tue guance fra i pendenti, / il tuo collo fra i vezzi di perle. / Faremo per te pendenti d'oro, / con grani d'argento.

Mentre il re è nel suo recinto, / il mio nardo spande il suo profumo. / Il mio diletto è per me un sacchetto di mirra, / riposa sul mio petto. / Il mio diletto è per me un grappolo di cipro / nelle vigne di Engàddi. / Come sei bella, amica mia, come sei bella! / I tuoi occhi sono colombe. / Come sei bello, mio diletto, quanto grazioso! / Anche il nostro letto è verdeggiante. / Le travi della nostra casa sono i cedri, / nostro soffitto sono i cipressi.

Io sono un narciso di Saron, / un giglio delle valli. / Come un giglio fra i cardi, / così la mia amata tra le fanciulle. / Come un melo tra gli alberi del bosco, / il mio diletto fra i giovani. / Alla sua ombra, cui anelavo, mi siedo / e dolce è il suo frutto al mio palato. / Mi ha introdotto nella cella del vino / e il suo vessillo su di me è amore. / Sostenetemi con focacce d'uva passa, / rinfrancatemi con pomi, / perché io sono malata d'amore. / La sua sinistra è sotto il mio capo / e la sua destra mi abbraccia. / Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme, / per le gazzelle o per le cerve dei campi: / non destate, non scuotete dal sonno l'amata, / finché essa non lo voglia.

Una voce! Il mio diletto! / Eccolo, viene / saltando per i monti, / balzando per le colline. / Somiglia il mio diletto a un capriolo / o ad un cerbiatto. / Eccolo, egli sta / dietro il nostro muro; / guarda dalla finestra, spia attraverso le inferriate. / Ora parla il mio diletto e mi dice: / "Alzati, amica mia, / mia bella, e vieni! / Perché, ecco, l'inverno è passato, / è cessata la pioggia, se n'è andata; / i fiori sono apparsi nei campi, / il tempo del canto è tornato / e la voce della tortora ancora si fa sentire / nella nostra campagna. / Il fico ha messo fuori i primi frutti / e le viti fiorite spandono fragranza. / Alzati, amica mia, / mia bella, e vieni! / O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia, / nei nascondigli dei dirupi, / mostrami il tuo viso, / fammi sentire la tua voce, / perché la tua voce è soave, / il tuo viso è leggiadro". / Prendeteci le volpi, / le volpi piccoline / che guastano le vigne, / perché le nostre vigne sono in fiore. / Il mio diletto è per me e io per lui. / Egli pascola il gregge fra i figli. / Prima che spiri la brezza del giorno / e si allunghino le ombre, / ritorna, o mio diletto, / somigliante alla gazzella / o al cerbiatto, / sopra i monti degli aromi.

Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato / l'amato del mio cuore; / l'ho cercato, ma non l'ho trovato. / "Mi alzerò e farò il giro della città; / per le strade e per le piazze; / voglio cercare l'amato del mio cuore". / L'ho cercato, ma non l'ho trovato. / Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda: / "Avete visto l'amato del mio cuore?". / Da poco le avevo oltrepassate, / quando trovai l'amato del mio cuore. / Lo strinsi fortemente e non lo lascerò / finché non l'abbia condotto in casa di mia madre, / nella stanza della mia genitrice.

Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme, / per le gazzelle e per le cerve dei campi: / non destate, non scuotete dal sonno l'amata / finché essa non lo voglia.

Che cos'è che sale dal deserto / come una colonna di fumo, / esalando profumo di mirra e d'incenso e d'ogni polvere aromatica? / Ecco, la lettiga di Salomone: / sessanta prodi le stanno intorno, / tra i più valorosi d'Israele. / Tutti sanno maneggiare la spada, / sono esperti nella guerra; / ognuno porta la spada al fianco / contro i pericoli della notte. / Un baldacchino s'è fatto il re Salomone, / con legno del Libano. / Le sue colonne le ha fatte d'argento, / d'oro la sua spalliera; / il suo seggio di porpora, / il centro è un ricamo d'amore / delle fanciulle di Gerusalemme. / Uscite figlie di Sion, / guardate il re Salomone / con la corona che gli pose sua madre, / nel giorno delle sue nozze, / nel giorno della gioia del suo cuore.


Versione stampabile / Commenta questo articolo

ROI campagne pubblicitarie