Marica Petti - 10.05.2010
Ecco a voi, la seconda parte del Cantico dei Cantici
Come sei bella, amica mia, come sei bella! / Gli occhi tuoi sono colombe, / dietro il tuo velo. / Le tue chiome sono un gregge di capre, / che scendono dalle pendici del Gàlaad. / I tuoi denti come un gregge di pecore tosate, / che risalgono dal bagno; / tutte procedono appaiate, / e nessuna è senza compagna. / Come un nastro di porpora le tue labbra / e la tua bocca è soffusa di grazia; / come spicchio di melagrana la tua gota
attraverso il tuo velo. / Come la torre di Davide il tuo collo, / costruita a guisa di fortezza. / Mille scudi vi sono appesi, / tutte armature di prodi. / I tuoi seni sono come due cerbiatti, / gemelli di una gazzella, / che pascolano fra i gigli. / Prima che spiri la brezza del giorno / e si allunghino le ombre, / me ne andrò al monte della mirra / e alla collina dell'incenso. / Tutta bella tu sei, amica mia, / in te nessuna macchia. / Vieni con me dal Libano, o sposa, / con me dal Libano, vieni! / Osserva dalla cima dell'Amana, / dalla cima del Senìr e dell'Èrmon, / dalle tane dei leoni, / dai monti dei leopardi. / Tu mi hai rapito il cuore, / sorella mia, sposa, / tu mi hai rapito il cuore / con un solo tuo sguardo, / con una perla sola della tua collana! / Quanto sono soavi le tue carezze, / sorella mia, sposa, / quanto più deliziose del vino le tue carezze. / L'odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi. / Le tue labbra stillano miele vergine, o sposa, / c'è miele e latte sotto la tua lingua / e il profumo delle tue vesti è come il profumo del Libano. / Giardino chiuso tu sei, / sorella mia, sposa, / giardino chiuso, fontana sigillata. / I tuoi germogli sono un giardino di melagrane, / con i frutti più squisiti, / alberi di cipro con nardo, / nardo e zafferano, cannella e cinnamòme / con ogni specie d'alberi da incenso; / mirra e aloe / con tutti i migliori aromi. / Fontana che irrora i giardini, / pozzo d'acque vive / e ruscelli sgorganti dal Libano.
Lèvati, aquilone, e tu, austro, vieni, / soffia nel mio giardino / si effondano i suoi aromi. / Venga il mio diletto nel suo giardino / e ne mangi i frutti squisiti.
Son venuto nel mio giardino, sorella mia, sposa, / e raccolgo la mia mirra e il mio balsamo; / mangio il mio favo e il mio miele, / bevo il mio vino e il mio latte. / Mangiate, amici, bevete; / inebriatevi, o cari.
Io dormo, ma il mio cuore veglia. / Un rumore! È il mio diletto che bussa: / "Aprimi, sorella mia, / mia amica, mia colomba, perfetta mia; / perché il mio capo è bagnato di rugiada, / i miei riccioli di gocce notturne". / "Mi sono tolta la veste; / come indossarla ancora? / Mi sono lavata i piedi; / come ancora sporcarli?". / Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio / e un fremito mi ha sconvolta. / Mi sono alzata per aprire al mio diletto /e le mie mani stillavano mirra, / fluiva mirra dalle mie dita / sulla maniglia del chiavistello. / Ho aperto allora al mio diletto, / ma il mio diletto già se n'era andato, era scomparso.
Io venni meno, per la sua scomparsa. / L'ho cercato, ma non l'ho trovato, / l'ho chiamato, ma non m'ha risposto. / Mi han trovato le guardie che perlustrano la città; / mi han percosso, mi hanno ferito, / mi han tolto il mantello / le guardie delle mura. / Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme, / se trovate il mio diletto, / che cosa gli racconterete? / Che sono malata d'amore!
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Che ha il tuo diletto di diverso da un altro, / o tu, la più bella fra le donne? / Che ha il tuo diletto di diverso da un altro, / perché così ci scongiuri?
Il mio diletto è bianco e vermiglio, / riconoscibile fra mille e mille. / Il suo capo è oro, oro puro, / i suoi riccioli grappoli di palma, / neri come il corvo. / I suoi occhi, come colombe / su ruscelli di acqua; / i suoi denti bagnati nel latte, / posti in un castone. / Le sue guance, come aiuole di balsamo, / aiuole di erbe profumate; / le sue labbra sono gigli, / che stillano fluida mirra. / Le sue mani sono anelli d'oro, / incastonati di gemme di Tarsis. / Il suo petto è tutto d'avorio, / tempestato di zaffiri. / Le sue gambe, colonne di alabastro, / posate su basi d'oro puro. / Il suo aspetto è quello del Libano, / magnifico come i cedri. / Dolcezza è il suo palato; / egli è tutto delizie! / Questo è il mio diletto, questo è il mio amico, / o figlie di Gerusalemme.
Dov'è andato il tuo diletto, / o bella fra le donne? / Dove si è recato il tuo diletto, / perché noi lo possiamo cercare con te?
Il mio diletto era sceso nel suo giardino / fra le aiuole del balsamo / a pascolare il gregge nei giardini / e a cogliere gigli. / Io sono per il mio diletto e il mio diletto è per me; / egli pascola il gregge tra i gigli.
Tu sei bella, amica mia, come Tirza, / leggiadra come Gerusalemme, / terribile come schiere a vessilli spiegati. / Distogli da me i tuoi occhi: / il loro sguardo mi turba. / Le tue chiome sono come un gregge di capre / che scendono dal Gàlaad. / I tuoi denti come un gregge di pecore / che risalgono dal bagno. / Tutte procedono appaiate / e nessuna è senza compagna. / Come spicchio di melagrana la tua gota, / attraverso il tuo velo. / Sessanta sono le regine, / ottanta le altre spose, / le fanciulle senza numero. / Ma unica è la mia colomba la mia perfetta, / ella è l'unica di sua madre, / la preferita della sua genitrice. / L'hanno vista le giovani e l'hanno detta beata, / le regine e le altre spose ne hanno intessuto le lodi. / "Chi è costei che sorge come l'aurora, / bella come la luna, fulgida come il sole, / terribile come schiere a vessilli spiegati?". / Nel giardino dei noci io sono sceso, / per vedere il verdeggiare della valle, / per vedere se la vite metteva germogli, / se fiorivano i melograni. / Non lo so, ma il mio desiderio mi ha posto / sui carri di Ammi-nadìb.
"Volgiti, volgiti, Sulammita, / volgiti, volgiti: vogliamo ammirarti". / "Che ammirate nella Sulammita / durante la danza a due schiere?".
"Come son belli i tuoi piedi / nei sandali, figlia di principe! / Le curve dei tuoi fianchi sono come monili, / opera di mani d'artista. / Il tuo ombelico è una coppa rotonda / che non manca mai di vino drogato. / Il tuo ventre è un mucchio di grano, / circondato da gigli. / I tuoi seni come due cerbiatti, / gemelli di gazzella. / Il tuo collo come una torre d'avorio; / i tuoi occhi sono come i laghetti di Chesbòn, / presso la porta di Bat-Rabbìm; / il tuo naso come la torre del Libano / che fa la guardia verso Damasco. / Il tuo capo si erge su di te come il Carmelo / e la chioma del tuo capo è come la porpora; / un re è stato preso dalle tue trecce". / Quanto sei bella e quanto sei graziosa, / o amore, figlia di delizie! / La tua statura rassomiglia a una palma / e i tuoi seni ai grappoli. / Ho detto: "Salirò sulla palma, / coglierò i grappoli di datteri; / mi siano i tuoi seni come grappoli d'uva / e il profumo del tuo respiro come di pomi".
"Il tuo palato è come vino squisito, / che scorre dritto verso il mio diletto / e fluisce sulle labbra e sui denti! / Io sono per il mio diletto / e la sua brama è verso di me. / Vieni, mio diletto, andiamo nei campi, / passiamo la notte nei villaggi. / Di buon mattino andremo alle vigne; / vedremo se mette gemme la vite, / se sbocciano i fiori, / se fioriscono i melograni: / là ti darò le mie carezze! / Le mandragore mandano profumo; / alle nostre porte c'è ogni specie di frutti squisiti, / freschi e secchi; / mio diletto, li ho serbati per te".
Oh se tu fossi un mio fratello, / allattato al seno di mia madre! / Trovandoti fuori ti potrei baciare / e nessuno potrebbe disprezzarmi. / Ti condurrei, ti introdurrei nella casa di mia madre; / m'insegneresti l'arte dell'amore. / Ti farei bere vino aromatico, / del succo del mio melograno. / La sua sinistra è sotto il mio capo / e la sua destra mi abbraccia.
Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme, / non destate, non scuotete dal sonno l'amata, / finché non lo voglia.
Chi è colei che sale dal deserto, / appoggiata al suo diletto? / Sotto il melo ti ho svegliata; / là, dove ti concepì tua madre, / là, dove la tua genitrice ti partorì. / Mettimi come sigillo sul tuo cuore, / come sigillo sul tuo braccio; / perché forte come la morte è l'amore, / tenace come gli inferi è la passione: / le sue vampe son vampe di fuoco, / una fiamma del Signore! / Le grandi acque non possono spegnere l'amore / né i fiumi travolgerlo. / Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa / in cambio dell'amore, non ne avrebbe che dispregio.
Una sorella piccola abbiamo, / e ancora non ha seni. / Che faremo per la nostra sorella, / nel giorno in cui se ne parlerà? / Se fosse un muro, / le costruiremmo sopra un recinto d'argento; / se fosse una porta, / la rafforzeremmo con tavole di cedro. / Io sono un muro / e i miei seni sono come torri! / Così sono ai suoi occhi / come colei che ha trovato pace! / Una vigna aveva Salomone in Baal-Hamòn; / egli affidò la vigna ai custodi; / ciascuno gli doveva portare come suo frutto / mille sicli d'argento. / La vigna mia, proprio mia, mi sta davanti: / a te, Salomone, i mille sicli / e duecento per i custodi del suo frutto!
Tu che abiti nei giardini / - i compagni stanno in ascolto - / fammi sentire la tua voce. / "Fuggi, mio diletto, / simile a gazzella / o ad un cerbiatto, / sopra i monti degli aromi!".
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