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[Racconti] Aspettare

Dorian Dum - 29.04.2010

Aspettare
Ogni volta era così.
Da quando L' aveva conosciuto.
Da quando era "Sua".
L' aveva avvicinata sulla metropolitana. Un sussurro caldo -Da oggi sei mia ... - sentì scivolare qualcosa nella borsetta fece per girarsi ... a parte l' ondeggiare delle teste ai sussulti del binario nessun movimento, nulla, solo la massa umana che affollava il vagone. Nella borsetta, sbucati dal nulla un cellulare, un foglietto: -Quando chiamerò risponderai e farai ciò che ti verrà ordinato. Da oggi sei Mia.
Sì certo avrebbe potuto cominciare a chiedere, domandare, insultare, gridare ma avrebbe fatto inevitabilmente la figura della pazza, e lei, che i pazzi tentava di curarli, non sospettava minimamente che avrebbe finito per dubitare della propria sanità mentale.
Ogni volta era così.
Aspettava. Attendeva. Aspettava.
Prima aspettava che Lui chiamasse.
Poi attendeva che gli occhi si chiudessero.
Poi aspettava che Lui arrivasse e che infine la usasse.
Questo era il rituale identico, immutato sin dalla prima volta.
Giunta a casa estrasse il telefono dalla borsetta, un cellulare di medio prezzo, conformazione a conchiglia usando il pollice lo aprì, il display illuminato aveva lo sfondo di fabbrica.
Lo avrebbe spento ...
Please insert your PIN
Avrebbe guardato la lista delle ultime chiamate. Per forza doveva esserci una traccia, per forza doveva essersi Dimenticato ...
Please insert your PIN
Almeno poteva sapere che numero aveva la scheda e risalire ... avrebbe chiamato il proprio cellulare ... sul display sarebbe sicuramente comparso il numero ... certo ... bastava digitare ...
Please insert your PIN
sbagliò appositamente il pin infinite volte ma il telefono non si bloccò
Ormai era chiaro: non avrebbe ottenuto alcuna informazione da quell' ordigno, si rendeva conto anche che sarebbe stato inutile distruggerlo ...
l' avrebbe ritrovata... era sicuramente un pazzo. Non le restava che ... aspettare.
Aveva commesso però un errore, non le aveva lasciato un caricabatterie.
Prima o poi la batteria si sarebbe scaricata da se'. Ed in ogni caso non avrebbe risposto.
Trascorse una settimana.
La batteria non si scaricò. Al terzo squillo lei rispose -Così non va bene Sandra
non si stupì più di tanto che conoscesse il suo nome, ma un brivido le tagliò in due la schiena al pensiero di cos' altro sapesse di lei
-Devi rispondere al primo squillo
Sandra abbozzò una reazione
-senta io ...
Dall' altra parte la voce assunse un tono sprezzante. - ... tu nulla! Tu sei Mia ... la prossima volta rispondi al primo squillo ...
Sandra ristette ... il resto della frase non fu pronunciato ma la certezza di una punizione in caso di disobbedienza aderì alla sua nuca come una fastidiosa, invisibile massa gelatinosa.
-Ora ascolta. Questa sera alle 21.00 ti recherai al centro commerciale, sul lato est c'è l' area uffici.
Prendi l' ascensore della scala E. Una volta entrata premi il bottone per il piano 3. Una volta che l' ascensore si sarà fermato esci ...
...erano le 20 e 59 quando uscì dall' ascensore gli restava un solo minuto per seguire fino in fondo le istruzioni che aveva ricevuto.
Percorrere il corridoio deserto ed arrivare ad una porta con la targhetta "Studio medico De Ruf" e attendere che la porta si aprisse per 10 secondi. Non presentarsi avrebbe comportato una punizione. Ritardare avrebbe comportato una punizione.
Avvertire chiunque avrebbe comportato una punizione.
Stava facendo tutto questo sotto la certezza di una punizione incerta, sconosciuta comminata da uno sconosciuto: chi nella propria mente aveva già cominciato a chiamare Lui.
Il suono del proprio cuore prese presto il sopravvento sul rimbombare dei tacchi sul pavimento, quel cuore che ad ogni battito nel petto guadagnava un centimetro verso la gola. Arrivò davanti alla porta mentre questa si apriva. Le gambe la sorreggevano a malapena mentre attraversava un' anticamera dove un' appendiabiti rappresentava l' unico oggetto d' arredamento, oltrepassò poi una sala d' aspetto fredda ed arredata sobriamente, infine lo studio. Entrò.
Come indicato vi trovò una sedia al centro con lo schienale rivolto all' entrata. Si sedette.
E come da istruzioni aspettò.

Ogni volta era così.
Il risveglio giunse attraverso un dolore sordo ai polsi e alle caviglie. Il buio la circondava.
La bocca impastata le diceva che era stata sedata anche se in modo leggero.
Si trovava sul pavimento, i polsi dietro la schiena, le gambe ripiegate verso il petto.
Il pavimento freddo sulla pelle le disse che era completamente nuda. Quando tentò inutilmente di assumere una posizione eretta capì che era stata completamente immobilizzata.
L' atmosfera umida, era intrisa di odore di cuoio, grasso, olio e ferro.
Delle candele si accesero e il buio diventò semioscurità e poté vedere:
funi, lucchetti, catene, bracciali, scudisci disposti a caso sul pavimento ed ordinatamente appesi alle pareti di quella che sembrava una caverna ... e il proprio corpo solcato da funi che si intrecciavano sulla pelle come una tela di ragno ... Solo quando il tremito che aveva preso a scuotere il suo corpo cessò cominciò a gridare.
Lui arrivò quando il grido si era già da qualche minuto trasformato in un lamento e le funi avevano cominciato ad affondare nella carne di polsi e caviglie. La guardò con soddisfazione, la stessa luce nello sguardo del padrone che guarda la propria puledra ... si accovacciò ... Sandra aveva gli occhi intrisi dalle lacrime ed aveva difficoltà a vedere... in ogni caso lui riusciva sempre a muoversi mantenendo il viso in penombra ... sentì il tocco delle mani di Lui sul seno ... le strinse i capezzoli ... non seppe come ma lei riuscì in qualche modo ritrarsi con uno scatto...doloroso la roccia nuda le penetrò il muscolo della coscia. Gridò di dolore.
-Punizione ...
Lì per lì Sandra intese che si riferisse al dolore che "il caso" le aveva inferto
Poi sentì il cuoio fendere l' aria, poi lo strappo sulla sua carne, poi il suono della propria voce che gridava e capì che le punizioni sarebbero venute sempre e solo da Lui.
Ne aveva contati tre quando emise l' ultimo grido di dolore che sentì accompagnato da un proprio mugolio.
Rimase lì appoggiata sul fianco con la bocca semi aperta, gli occhi socchiusi impiastrati di lacrime rapprese, ascoltando il proprio corpo che cominciava ad avere difficoltà a distinguere il dolore dal piacere. Sentì sulle labbra la carne lucida di quello che era inequivocabilmente un glande gonfio. Si ritrasse ancora. Punizione. Grido. Il glande le riempì la bocca.
Ritrasse il viso. Punizione. Grido. Il prepuzio solcò la lingua.
Indietreggiò lentamente il capo. Punizione. E ancora. Punizione. E ancora
-Basta! disse Lui
Sandra annuiva. Occhi socchiusi. Labbra gonfie. Nella bocca il sapore di Lui. L' interno delle cosce zuppo di umori vaginali che colavano come miele lungo le gambe.
Lui ora era dietro ... Senti ancora il glande ma stavolta premere tra le natiche. E ancora lei si ritrasse e ,attesa,la punizione arrivò, a lasciare un sentiero rosso sulla schiena. Lo sentiva premere e più premeva e più Sandra si ribellava. E più insistentemente il cuoio batteva la sua pelle e più sentiva la carne di lui salirle il retto un colpo per volta.
Sentiva il basso ventre, posseduto attraverso percorsi fino a quel momento sconosciuti, rispondere con nuovi frèmiti la sua gola rispondere con nuovi gèmiti e si lasciò andare... non sentiva più corde, scudisciate solo le ondate del suo corpo, solo il membro di Lui che se ne impadroniva ... In quel momento si sentì come uno strumento musicale suonato da un maestro che aveva saputo trarre da lei melodie ancestrali, le più recondite. Quando sentì il seme di Lui inondarle il retto si abbandonò al proprio orgasmo.

Ogni volta era così
Si risvegliò pulita, vestita e curata sulla sedia nello "Studio Medico De Ruf"
Le faceva male tutto, ma stava bene ...
Ora mentre ripercorreva il ricordo di quel primo incontro accaduto ormai anni prima era qui legata, appesa ad un anello conficcato nel muro, era ancora buio ... ma presto Lui sarebbe arrivato. Finalmente.
Bastava
Aspettare

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