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[Letteratura] La notte che ho lasciato Alex

Marica Petti - 05.05.2010

Prima si Sogna, Poi si Muore
(First You Dream, Then You Die: ennesimo omaggio di Pagan, stavolta a Cornell Woolrich, p.266)

Un libro intenso, affascinante, nichilista, rabbioso. Un libro che contiene in se tanti sentimenti avvolte contradditori, come la vita. Un libro scritto in modo esemplare, vero, sofferto. Trasmette l'essenza del vissuto, di qualcosa che esiste nell'animo umano senza mai cadere nello scontato e nel banale. Ti conquista pagina dopo pagina, in quel pensiero avvolto, assente e cinico di un protagonista: un ombra nella mente. Il ritmo del racconto vibra in questa narrazione oscura, nel dolore, nella perdita del sé, in un cammino che porta a vecchi scheletri. Non ci sono eroi non ci sono antagonisti, tutto è incerto come il fumo di una sigarette, oscuro come un bar in una periferia sconosciuta. Una redenzione che non arriverà mai, un gioco di esseri che non si rendono conto di essere già morti.
Trasmette la solitudine di un uomo che vive al bando di tutto, che per il suo vissuto non riesce e non vuole il suo altro. Quel silenzio che suona in un blues. Un status tragico e desolato, dove non è facile trovare la via d'uscita in un labirinto creato dalla mente che non ha più rispetto di nulla, vivo o morto cosa cambia?
Un disperato racconto in pagine complesse e contraddittorie dove la voce narrante scandisce il ritmo della musica nella disillusione al credere. Dove finisce la coscienza inizia un fuga disperata nell'oltretomba. Un gioco insistente di autodistruzione e di emarginazione.
Un libro che per il suo intreccio mentale e avvolte materiale, possiede una sensualità unica, raffinata ... e inquieta.
Attraverso la nebbia di una Parigi abbandona e corrota, in una notte blues al limite di ogni cosa, assistiamo impotenti alla svolgimento della storia, senza poter staccare gli occhi fino alla fine, in un finale non finale ... forse inaspettato.
Nel corpo e nella mente, pronti a camminare sul filo pur di tentare di riacquistare la propria identità o una possibile forma. Una tortura che spenge quel poco di vita rimasta. Un gioco quasi sadico, in una poesia vibrante in attimi descritti con perizia da colui che forse è il protagonista/antagonista della coscienza in quella "notte che ho lasciato Alex", e del gioco del destino incontrollabile e maniacale, che forse non esiste ...

Domani
O dopodomani.
O il giorno dopo.
Forse.
Benvenuti nel mondo dei morti.

Autore
Hugues Pagan nasce nel 1946 in Algeria, terra di cui conserva tuttora un ricordo abbagliante, "rientra in Francia per obbligo e vi rimane per necessità". Come molti pied noir vive un certo senso di sradicamento: un'irrequietudine che lo spinge a scelte radicali e apparentemente contraddittorie. Dagli studi filosofici all'impegno politico sulle barricate del Maggio francese, fino alla decisione, nel 1973, di entrare in polizia. Infine, a partire dal 1982, la letteratura: quasi un riflesso unitario delle proprie esperienze. Già dal primo romanzo, L'ingenuità delle opere fallite, Pagan si mostra capace di esprimere - attraverso un registro tesissimo, in funambolica sospensione tra ridondanza e asciuttezza - quell'indomita fede nel realismo che obbliga la letteratura a farsi testimonianza.
Titoli pubblicati da Meridiano Zero: Dead End Blues, Quelli che restano, Alla salute del Lupo Cattivo, La mossa del gatto, In fondo alla notte

Titolo La notte che ho lasciato Alex
Autore Hugues Pagan, traduzione di Jean-Pierre Baldacci e Luca Conti
Editore Meridiano Zero
Ed. Brossura Pag. 304 - Euro 14,50
Ed. Tascabile Pag. 416 - Euro 10,00

Con questo romanzo Pagan ha vinto il Prix Mystère de la Critique


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