Marica Petti - 16.05.2010
La casa editrice ha un doppio nome di bandiera: Todariana Editrice e "Eura Press/Ed. Italiane", viene fondata nel 1967 entrando a far parte del panorama editoriale italiano, seguendone i cambiamenti di costume di comunicazione, di produzione e distribuzione.
Attraverso questa intervista gentilmente concessa da: Adriana Nicolini e Teodoro Giùttari, potrete conoscere meglio una realtà editoriale italiana importante, raffinata e "non commerciale" una qualità questa, poco considerata nel nostro tempo ma di grande valore.
T.E: "Autori, prima sconosciuti, e ora celebri, hanno cominciato con noi, e con noi hanno pubblicato tutti i libri della loro vita. Altri se ne sono andati presso i grandi editori industriali.
Da allora abbiamo pubblicato sempre testi "validi" e "originali", scelti con mente eclettica, anche se talora non molto commerciabili, di narrativa e d'ogni tipo di saggistica, qualcuno anche di poesia
Abbiamo acquistato e venduto diritti di traduzioni all'estero. Abbiamo conteso e qualche volta vinto importanti premi letterari.
Dato il nostro prestigio, conquistato in tanti anni di attività, ogni nostro libro diventa sempre un avvenimento letterario, piccolo o grande, cioè considerato dalla critica e dal pubblico."
Nei link potrete trovare sia l'indirizzo del sito ufficiale sia recensioni di libri da loro pubblicati.
D: Da cosa nasce l'esigenza di aprire una casa editrice?
R: Da molte motivazioni. Le più note sono quelle di qualsiasi impresario. Le più nobili sono state quelle di editori letterati come Valentino Bompiani e Giulio Einaudi. Il più disinteressato di tutti fu Giangiacomo Feltrinelli che spendeva per nobili motivi culturali i capitali ereditati dai suoi antenati industriali.
D: Chi è l'editore?
R: Uno che si ritrova a vendere prodotti editoriali, ad esempio come Angelo Rizzoli e Arnoldo Mondadori che erano tipografi. Poi ci sono quelli che hanno avuto anche motivazioni e ideali nominati nella risposta alla domanda n. 1.
D: Che tipo di linea editoriale adotta la casa editrice. È mai stata modificata, se sì perché?
R: Se la casa editrice ha finalità imprenditoriali si adatta ai tempi e alle richieste del mercato.
D: Si mormora che sta "tornando di moda" leggere un libro, ovviamente intendo su un pubblico vasto è vero?
R: Sarà vero? Può darsi che alcune persone comincino a rendersi conto che la televisione non basta per crescere e per capire il mondo.
D: Quanto secondo lei internet ha influito sui diversi cambiamenti di rotta che ci sono stati?
R: Internet comporterà quello che ha comportato la fotografia sulla pittura e il cinema sul teatro. Selezionerà rigorosamente gli autori e le loro opere. Nulla mai potrà sostituire la scrittura e i pennelli. Con essi l'artista è solo, non può barare, e, se ha qualcosa di autentico da esprimere si vedrà. La selezione sarà rigorosa e pochi saranno i fruitori. È già accaduto per il teatro, come detto.
D: La letteratura è cambiata, se da un verso si è evoluta dall'altro è retrocessa. Molte volte si preferisce un romanzetto di scarsa qualità a un romanzo significativo, più intellettuale e via dicendo. Che meccanismo si è instaurato ai giorni di oggi e che tipo di sinergie si possono ( sempre se si possono creare) tra editore, scrittore e pubblico?
R: L'arte è stata sempre un dono di pochi artisti destinata a pochi intenditori volenterosi. Il resto è produzione e commercio.
D: In Italia c'è un grande problema che riguarda un po' tutto il mondo artistico, non si investe e se lo si fa, si fa sempre con molte riserve. Questo secondo lei è dovuto solo a un fattore economico o forse principalmente ad un discorso di mentalità?
La società capitalistica e industriale, che promette e produce lavoro e consumi considera inutile tutto ciò che si spende per l'arte. Qualche governo concede qualche elemosina per tacitare le richieste culturali e per proprio prestigio.
D: Cosa è cambiato a livello editoriale da 40 anni ad oggi?
R: L'editoria si è totalmente trasformata in impresa industriale che vende prodotti richiesti. Gli editori e i critici che scommettono sugli autori letterariamente validi non ci sono più.
D: La crisi economica quanto ha influito sull'editoria italiana? E quanto sull'arte?
R: La crisi ha reso sempre più taccagni coloro che dovrebbero fare qualcosa per l'arte. Prima il pane e il salame e molto dopo i libri. Nell'attuale governo sono tutti presi da altre attività che non contemplano il mecenatismo.
D: Incentivi, finanziamenti da parte dello Stato potrebbero aiutare il mondo artistico. Perché nessuno si muove, e se anche ci fosse un incentivo la situazione continua a rimane ferma?
R: Indubbiamente sì, ma nell'attuale governo sono tutti presi da altre attività ed urgenze come detto prima.
D: Se potesse parlare agli aspiranti scrittori cosa gli direbbe?
R: Come i genitori antichi consiglierei loro di cercare un lavoro più sicuro e redditizio. Quelli di valore non mi darebbero retta, come d'altronde non diedero retta ai genitori del passato.
D: Che tipo di manoscritto la colpisce di più?
R: Quello che contiene una sua autonoma ragione d'essere e che in questa ragione trova il suo equilibrio letterario ed estetico.
D: Mi saprebbe dire quale è la differenza tra un libro artistico|intellettuale e uno più commerciale? Si può trovare un equilibrio tra questi due mondi?
R: È difficilissimo. Il libro nuovo ed originale arriva dal passato o dal presente in modo inaspettato. Può raccontare fatti, anche modesti e apparentemente non esemplari, cui l'Autore dà valore di emblema, con cui trasmette la sua visione del mondo, il suo messaggio intrinseco e non dichiarato e un'estetica condivisibile. Ma può contenere anche valori e bellezze non previsti. Il libro commerciale può essere a volte piacevole perché scritto e costruito da un valente artigiano che sa raccontare storie coinvolgenti; a volte è smaccatamente mediocre e scaltro, teso a suscitare nei lettori curiosità malsane, emozioni violente, gusti che sono già di moda. Agli editori, i quali sono industrie che devono vendere prodotti molto richiesti, interessano i libri che per qualche motivo sono molto richiesti.
Questa domanda ha molte risposte, difficilmente sintetizzabili. Ad esempio i generi letterari, come il giallo, il thriller, il racconto fantasy o di fantascienza, quello erotico ed altri, dovrebbero essere efficienti nel loro scopo di intrattenere i lettori, senza essere certamente capolavori letterari. Eppure talvolta l'artigianato dell'Autore è così virtuosistico e libero, che può trovare una sintesi meravigliosa e produrre un'opera d'arte.
È sempre imponderabile quanto conti l'eccezionalità della storia, o la bella maniera in cui è raccontata una storia consueta. Ed è un problema estetico eterno stabilire se l'arte debba contenere un messaggio culturale, sociale, politico, eccetera, con il rischio di divenire asservita a un movimento politico, religioso, industriale, eccetera, o se debba essere sempre e comunque disinteressata e pura. In ogni caso, se un messaggio c'è in una narrazione, deve essere implicito ai fatti e non predicato.
Se si ricordano i capolavori autobiografici di un secolo, ad esempio del Novecento, si può constatare che in un primo tempo non hanno trovato un grande editore, né Proust, né Joyce, né Kafka, né Svevo, né Musil, né Pasternak... e nemmeno il primo libro di Moravia intitolato Gli indifferenti. Sono stati pubblicati da piccoli editori, aiutati dagli autori o dai loro amici, e solo tardivamente sono stati riscoperti dalle industrie editoriali.
Una cosa è l'editoria intesa come impresa che deve realizzare profitti, necessariamente, ed un'altra il solitario autore che cerca un solitario consulente letterario che diventa piccolo editore.
D: Una domanda lecita sulla poesia oggi?
R: È stata sempre ineffabile, creata da rari poeti, e destinata a scelti intenditori. Si rinnovano i mezzi espressivi ma la realtà non muta.
D: Nella società d'oggi si paga tutto, forse si arriverà anche a pagare l'aria che respiriamo. Pagare per pubblicare? Famosi nomi del passato l'hanno fatto. Ci spiega i vari perché? Se ci sono i si, i no o i forse.
R: È tutto detto implicitamente nella risposta n.13. Editori ed autori sono paragonabili a un bosco in cui ci sono frutti velenosi o dolci e buoni. Ci si trova portati dalle circostanze. L'editore pubblica le cose che somigliano in qualche modo a se stesso. Va giudicato mediante gli autori e i libri che ci sono nel suo catalogo. Ma gli autori ingenui non sanno giudicare se il piccolo editore è un eroe che tenta di imporre un autore nuovo, o se è un disgraziato che pubblica a pagamento ciò che gli capita.
D: Se un giovane avesse l'idea di aprire una casa editrice quali consigli gli darebbe, quali cose non andrebbero mai fatte?
R: Ci sono molte specie di editori. Quasi mai nessuno sceglie un tale mestiere. Ci si trova, portati dalle circostanze. L'editore puro pubblica le cose che somigliano in qualche modo a se stesso. Va giudicato mediante gli autori e i libri che ci sono nel suo catalogo, ripetiamo. L'editore industriale direbbe invece: non pubblicare mai libri belli che non siano richiesti dalla gente.
D: Perché secondo lei oggi c'è un ‘ improvvisazione nel diventare scrittore, critico o editore?
R: Tutti sono attratti dai mestieri prestigiosi. Ma si sa, per uno che se ne salva, novantanove si dannano. Per questo i genitori del passato osteggiavano le figlie che volevano sposare un artista o aspirante tale.
D: A proposito di critica quanto è importante una recensione e quanto può essere utile.
R: La recensione vera di un critico sincero e competente è oramai rara e letta da pochi, ma resterà. I posteri gli renderanno merito se ha intuito la verità.
D: Quanto è importante la pubblicità, la distribuzione e il lavoro più manageriale?
R: Pubblicità redazionale, comparse in televisione promossa dagli industriali, distribuzione di massa eccetera servono per vendere alle masse i libri adatti alle masse.
D: Secondo lei per quale motivo molte volte la case editrici non svolgono un percorso di massa a confronto per esempio della case discografiche ovviamente intendo le major, non sicuramente le indipendenti che molte volte sono poco affidabili e squattrinate
R: L'industria editoriale ha le sue vie e le sfrutta, se utili. I libri si vendono a un certo pubblico e i dischi a un altro pubblico.
D: L'acquisizione e la vendita all'estero quanto influiscono e quanto possono essere considerate importanti? E perché d'Italia esportata ce n'è poca?
R: In fatto di editoria si prende dall'Italia solo ciò che occorre, cioè ciò che si vende bene all'estero. Gli italiani sono considerati scrittori raffinati e pessimi narratori. Quindi gli editori stranieri trovano pochi libri italiani da tradurre e vendere nel loro paese.
D: Alle collane già esistenti, se ne aggiungeranno altre?
R: Con le collane di solito si vuole indicare il genere di libri adatti alle collane stesse: romanzi d'amore, oppure romanzi gialli, romanzi ristampati di autori famosi, libri di viaggio, eccetera. Se un editore si dedica a produrre e a vendere un certo genere di letteratura fonda una nuova collana
D: Quale è stato il miglior libro pubblicato? E il suo romanzo preferito (intendo su vasta scala)
R: Ma sono numerosi, ciascuno per un motivo diverso. Tutti i libri importanti hanno arricchito la nostra umanità e la nostra cultura.
Le lascio uno spazio dove può esprimere qualunque osservazione e considerazione
Se questa intervista sarà pubblicata è opportuno che i lettori sappiano che siamo vecchi editori piccoli sempre alla ricerca di autori importanti che le industrie editoriali non vogliono pubblicare perché poco commerciabili. Ci siamo sforzati tuttavia d'essere sinceri secondo la nostra esperienza.
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