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[Letteratura] Maledetti froci & Maledette lesbiche

Claudia P. - 12.07.2010

Il libro è una biografia di massa: è la denuncia personale della realtà di gruppo attraverso la voce di pochi; è il riscatto sociale di quanti hanno dovuto sottacere, al proprio entourage privato, il proprio essere unico e normale per il timore di non essere più riconosciuti; è il grido di liberazione di coloro a cui è stata negata la possibilità di una vita; è la dichiarazione ufficiale, semmai ne occorra una, la resa pubblica di affari privati che esulano dalla vita statale.
"Maledetti froci e maledette lesbiche" è la storia nella storia di uomini e donne!
Questo testo, scritto semplicemente in un linguaggio scorrevole e quotidiano, come se uno di noi raccontasse la propria quotidianità in un'epistola ad un amico, è intriso di lacrime: lacrime di sofferenza e arrendevolezza di coloro che chiedono una tregua per aver ricevuto solo calci e porte in faccia e li si può trovare, ancora oggi, con le spalle al muro e i pugni chiusi pronti a difendersi; lacrime di liberazione di quanti, invece, hanno trovato finalmente qualcuno pronto ad aiutarli, o più semplicemente, ad ascoltarli; lacrime di quanti lottano e non si arrendono, ma vanno avanti a testa alta sicuri di vincere; lacrime di quanti dicono Basta, dopo aver chiesto sempre e solo Scusa!
Maura Chiulli ha saputo cogliere tutto questo in un testo intenso, a volte forte, crudo, che ci racconta, senza troppi giri di parole o infiocchettamenti, storie vere, storie che potrebbero essere le nostre. Ma oltre i fatti, la cronaca, si può leggere, tra le righe, la rabbia per l'inerzia della società, dello Stato, di quegli uomini e donne che, pagati per difenderci, si voltano dall'altra parte, lasciando che delle loro "creature" vengano riversati nelle discariche dell'emarginazione.
In Italia non c'è sicurezza, dicono i media, da quando è aumentato il tasso di immigrazione! Ma questo serve solo ad infangarci gli occhi! La vera insicurezza è dentro di noi, è dentro quei ragazzi, i nostri figli che, seguaci dell'ignoranza e dell'esaltazione, riversano la frustrazione per una vita disillusa e sbagliata su tutti quelli che, per riscattare ciò che gli spetta e che gli è dovuto, devono solo subire.
Si, perchè le lotte degli lgbt, sono lotte per ottenere ciò che dovrebbe essere intrinseco della natura umana.
Molti lamentano che non si può dare credito a gente che ama i colori, le perversioni, le esagerazioni, ma se non si attira l'attenzione, non si ha diritto di parola: non è forse l'Italia il paese dell'eclatante, dello scalpore, della moda e della bella vita?
La risposta è rintracciabile nell'inerzia stessa: in Italia, che chiede qualcosa deve poter dare qualcosa, deve poter far si che chiunque possa rispondere ad una necessità, possa guadagnare visibilità, credito e potere, il rispetto della massa e riuscire ad essere acclamato dalle folle; ma soprattutto una forza politica si attiva solo e sempre se ha l'appoggio di un'altra istituzione potente e universalmente accettata dai più, come può esserlo lo Stato pontificio.
Siccome i diritti degli lgbt non sono argomenti che danno la possibilità di ottenere tutto ciò, anzi viviamo ancora in un mondo in cui la realtà omosessuale è vissuta come scandalosa, deviante e perversa (vedesi l'accoppiamento dei binomi omosessualità-pedofilia; omosessualità-prostituzione; omosessualità-malattie), in una parola scomoda, è meglio negarla, annegarla e, se solo fosse possibile, annientarla. Riconoscere gli lgbt come persone degne di essere trattate come tali, significherebbe, infatti, dover rivalutare, demolire e ricostruire, tutta quella scala di valori, intorno a cui si è radicato potere e sicurezza, e in cui ci piace tanto croggiolarci, solo perché è comoda e poco impegnativa. In questa sorta di bolla che ci siamo costruiti, nulla ci costringe a guardarci allo specchio e a riconoscere che, in fondo, i veri emarginati siamo noi. Noi che abbiamo perso, o meglio abbiamo permesso che ci strappassero, il coraggio, la voglia e la forza di lottare per noi stessi, per i nostri figli, per il nostro mondo, lasciandoci spingere e sbatterci dalla corrente, come quei poveri volatili che, appesantiti e corrosi dalle maree nere petrolifere riversate nei mari, si lasciano andare, desiderosi solo che tutto finisca velocemente.

Autore
Maura Chiulli nasce a Pescara il 1° novembre 1981. A dieci anni vince il suo primo concorso di poesia, sebbene tutti sottovalutassero la sua passione per le parole. A diciott'anni si trasferisce a Roma, città nella quale si laurea in Economia Aziendale. Oggi Maura è editorialista per diversi portali di informazione, pubblica i suoi racconti su celebri riviste letterarie («Fermenti», «Prospektiva»), si esibisce in performance dal vivo nei più bei locali italiani e sogna, quando non legge. L'economia politica un interesse che la lega alla realtà. La letteratura e la finzione sono la sua vita.
Il suo romanzo d'esordio Piacere Maria edito da Socialmente, casa editrice bolognese, riscuote grandi successi di pubblico e di critica. Da anni combatte il pregiudizio e discriminazione e si batte al fianco di Arcigay, associazione che l'ha eletta quest'anno Responsabile Nazionale alla Scuola, ai Giovani e alle Politiche di Genere.

Titolo Maledetti froci & Maledette lesbiche, introduzione di Paolo Patanè
Autore Chiulli Maura
Editore : Aliberti Castelvecchi
Pagine 156
Euro 14,00

Presentazioni
24 luglio - torre del Lago Puccini (LU) c/o music bar Cio Bello
31 luglio - Pistoia c/o circolo La giraffa


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