Giulio Ragni - 26.09.2010
Sia sempre benedetta la RaroVideo, che grazie alla loro lungimiranza critica e la genuina passione per il cinema a 360 gradi, regalano perle per cinefili altrimenti invedibili nel nostro paese. È grazie a loro infatti che è ora possibile vedere nel nostro paese Gushing Prayer, film di Masao Adachi dei primi anni Settanta, ripescato al Festival di Rotterdam un paio di anni fa ed ora disponibile in DVD.
Curioso personaggio questo Masao Adachi, collaboratore di vari film di Koji Wakamatsu e Nagisa Oshima, militante di estrema sinistra che è andato a fare il guerrigliero per vent'anni in Palestina, arrestato in patria per possesso di un passaporto falso, oggi libero dopo svariati anni di carcere, ma impossibilitato a lasciare il Giappone: le vicende biografiche spiegano perché i suoi pinku eiga, i tipici softcore nipponici, sviluppino all'ennesima potenza il retroterra politico di questo genere oggi non più in voga.
Gushing Prayer racconta le vicende di quattro ragazzi che vogliono "sconfiggere il sesso", ossia ribellarsi al codificato mondo degli adulti che vede le pratiche erotiche unicamente legate alla riproduzione: la scoperta che una di loro, la protagonista Yasuko, è rimasta incinta dopo aver tradito il patto andando a letto con un adulto, porterà i ragazzi ad uniformarsi a quel mondo che rinnegavano. Yasuko comincia apaticamente a prostituirsi, in una disperata fuga da quel mondo delle regole che gli stessi ragazzi avevavo replicato con il loro insensato patto.
L'attacco violentemente politico del film evidenzia appunto l'esasperante ricorso a rigide regole nella società giapponese, in cui ogni piacere, anche sessuale è negato: nonostante gli amici assistano agli amplessi a pagamento di Yasuko, nel film vi è una negazione della scopofilia, non c'è piacere morboso e vouyeristico in questi corpi, ripresi rigorosamente dalla cintola in su per obblighi censori, anche quando la macchina da presa sembra indugiare sulla loro morbidezza tattile. Lo stile di Adachi esalta le peculiarità formali e stilistiche dei pinku di Wakamatsu, con lunghi piani sequenza a macchina fissa, scampoli godardiani, spiazzanti passaggi dal bianco e nero al colore dal valore simbolico, con viraggi monocromatici in blu o in rosso dal carattere quasi allucinatorio.
Fondamentale è anche la funzione diegetica della voce over di Yasuko, che elenca freddamente i suicidi di alcune ragazze, e punteggia le varie sequenze conducendo la storia verso esiti drammatici, con una scioccante sequenza finale che può ricordare l'analogo climax narrativo del film romeno 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni.
Un'evidente infrazione che Adachi compie rispetto alle formule narrative del genere è l'adozione di una prospettiva femminile, una rarità che ribalta ad esempio i pinku di Wakamatsu, infarciti di stupri o più in generale di un erotismo della violenza appartenente invece ad una visione maschile: l'approccio di Adachi è in qualche modo più intimo, legato ad una sessualità più complessa e cerebrale, tipicamente femminile appunto, come dimostra la sequenza nella vasca da bagno, in cui la protagonista si tocca il seno chiedendosi "se ha già il latte".
Sebbene l'approccio, come già detto, non sia morboso, il film può lasciare comunque basiti per la libertà con cui affronta la sessualità di una quindicenne, che esibisce con crudezza la sua promiscuità sullo schermo e mette in mostra un corpo ancora acerbo: in tempi di pedofilia e di grande attenzione verso i minori, un film del genere verrebbe oggi probabilmente sequestrato e porterebbe un sacco di guai legali ai suoi autori. Era un'altra epoca, in cui il cinema, non soltanto asiatico (pensiamo a diversi film italiani nell'analogo periodo), aveva una libertà di agire che gli autori di oggi possono soltanto sognare.
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