Marica Petti - 05.10.2010
Non puoi fare nulla per fermare un processo, che passa dalla vittima per diventare carnefice, dalla protettività di un buco all'impotenza di un fallo.
Un aspirale che gioca con la fragilità dello spazio/tempo, dove non si nulla, dove non è tutto vero quello che osserviamo, perché c'è sempre dell'altro e l'altro ancora. Si vive in una fase onirica, dove tutto è reale o che al risveglio si trasforma in una squallida realtà.
Un rinnovamento dove però non tutto è permesso sapere, è qui che l'affermazione del se cerca in qualche modo una individualità, la fiducia, la vita.
Accettazione del sé, in presenza del sé e del suo doppio, in un specchio come portale di un mondo invisibili. Noi allo specchio: ogni giorno si osserva qualcuno che non conosceremo mai, ecco l'esorcizzare il noi attraverso il simbolismo, l'idealismo, il guarire e cicatrizzare attraverso un autoritratto, una biografia che sa di testamento: io sono stato.
Non si rappresenta mai la realtà ma solo frammenti del caos. Dedicarsi a cosa? Alla Morte? Nessuno la conosce. Alla vita? Nessuno la gusta! L'arte? In pochi l'hanno posseduta, in pochi la possiedono, in pochi l'avranno!
IL gesto in se è già la rappresentazione di qualcosa, non serve altro. Noi creiamo idoli e preconcetti che sfalsano la rappresentazione! Il colore è segno è la parola che si fa immagine, che O plagia la realtà o scopre gli scheletri. L'uomo nel suo essere limitato a bisogno di presentarsi e auto rappresentarsi creando l'alter ego che parli per lui, perché solo così può farsi accettare anche se censurato. Il mondo vuole un grande spettacolo dove, l'oltraggio, lo scandalo, lo fa ridere e rabbrividire. Mentre l'artista gli rende il suo volto coperto da una maschera e oggetti del desiderio come in una novella di De Sade.
C'è la sterilità nel pensiero, non si va nel passato per la ricerca origini ma solo per plagiare la mente altrui. E mai per trovare una nuova strada.
Davanti un quadro o una scultura, una fotografia un video, non bisogna avere il preconcetto di fossilizzarsi sul pensiero di altri ma trovare la propria verità attraverso gli occhi di una artista.
Claude Cahn un autoritratto per l'esplorazione dell'indentità per chi in tutta la vita, uno spazio di libertà.
Un'identità mutante che cambia, si modifica, ma nello stesso tempo rafforza un corpo immaginario sessuato, che attraverso l'uso della maschera e dei travestimenti ci si approccia ad un gioco teatrale dal gusto sadico. Dove desiderato e desiderante si uniscono, mentre il doppio da se sfida se stesso per rispecchiarsi in una onirica fotografia, e fissa lo sguardo su un sfocato soggetto.
Una metafora dalle gambe rigide come un fallo, o rappresentazioni di bambole, del gioco dell'inconscio, sessuale e femminili degli stereotipi.
C'è al trasportazione a simboli, la purificazione delle forme a soggetti primari nel riportare tutta la fase onirica infantile in parte di organi.
Lo spettatore diventa un vojerismo quasi impotente nell'osservare frammenti comuni che diventano neutri.
Una figura parziale ecco la Bourgeois, istinto , tensione, tutto in un circolo vizioso, da quel mostruoso, che appare spavaldo davanti agli occhi e tu non puoi fare a meno di guardare anche se hai paura.
Le fantasie di qualcosa che secondo me più che un sogno è un incubo perché non puoi fermare lo sguardo sulla tua nudità.
Carol Rama, una donna che cerca nel suo dipingere, l'espiazione della rabbia che allo stesso tempo è la sua forza, due facce della stessa medaglia. Presentarsi davanti ad un obbiettivo nuda e cruda nella sua vecchiaia è sentirsi viva, io sono qui e tu devi guardarmi.
Tratti dalla rappresentazione infantile eppure cos' vissuti in quei pochi tratti, in quei corpi, che si contorcono nella propria rabbia, e nella loro di rivalsa al mondo. Fieri nell'essere rappresentati, senza cadere nella mediocrità, si ereggono come se fossero icone di atti che le ha già detto.
Oggetti/soggetti che sfociano dal classico figurativo perché posseggono un segno duro, preciso, di getto e non razionalizzato, che porta ad un senso palpabile del colore.
Da una rappresentazione bidimensionale di un supporto cartaceo, che mostra bambole, streghe e scarpe col tacco, e atti definiti osceni per la pubblica opinione, una chiara e semplice metafora del tempo, si passa a chi del suo corpo a cercato di far diventare un opera d'arte, rappresentandosi prima come madonna dal seno nudo, poi come un mutante, e dove un'operazione chirurgica diviene un grande spettacolo, dove un atto sessuale e i suoi liquidi non sono altro che un splendido ready made.
Orlan il continuo divenire, in cosa? Nessuno lo sa.... Oggi madonna, domani cyberg. Oggi è la rappresentazione del profano domani del sacro. Senza preconcetti senza tabù, dove tu puoi osservare e scrutare il mio corpo dall'interno e io immobile, indifesa ma fiera mi lascio osservare, dal grande fratello mondiale, che alibito fugge, oppure nel gioco sadico, continuo a guardare masturbandosi. L'arte carnale su ogni punto e spazio concettuale.
Simile è la vagina painting di N.Araki. Con la mia "figa" posso dipingere, posso godere, da qui passano tutte le strade.....tu spettatore vojeristico, guardi e ti ecciti, mentre io riaffermo il mio sesso, è una totale presa in giro, perché li vicino affiora il culto dello stupro con la sua riproduzione di fatto reale della Ana Mendieta, dove il suicidio in molti casi, è la migliore rappresentazione del sé.
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