Letizia Merello - 28.10.2010
La mia era un'altra serie astratta
etichettabile da alcuni come un pasticcio.
La chiamerei minuscoli mutanti. Un altro tipo
di prima e dopo. Un contorcersi di tentacoli
fra ingredienti secchi.
Una nuova definizione di piccante.
(da Adornment) (1)
Tentacoli nel tepore rassicurante di una cucina. Quella che sembra una ricetta esotica è qualcosa di più: la scrittura di Juliet Cook, poetessa e editrice dell'Ohio, è percorsa da una pulsante vena dissacratoria, un impasto per-verso nel quale l'autrice affonda le mani, plasmando forme antiliriche e potenti, contaminate dai linguaggi più disparati: il ritmo ossessivo delle catene di montaggio, la lasciva raffinatezza delle decorazioni di pasticceria, la crudele precisione degli strumenti chirurgici, lo splatter gore e il porno anni '70...Il risultato? Una lucida, surrealista, iperrealista riconfigurazione del mondo e del sesso-femmina: una rivoluzione che si compie sullo scenario del corpo, contro gli standard universalmente accettati di femminilità dai quali nessuno di noi può dirsi immune.
Oltre a condurre una costante, viscerale ricerca poetica, Juliet gestisce la sua casa editrice, la Blood Pudding Press, vivace realtà della piccola editoria underground statunitense con la quale ha pubblicato diverse sillogi, ma anche antologie e chapbooks di altri autori. Grande attenzione è rivolta sia ai contenuti (dal breve manifesto della casa editrice: "Blood Pudding Press ama: (...) sac à poche, cicatrici, creature marine, amore, lussuria, desiderio, grottesco, provocazione e un pizzico d'indecenza...") che alla forma: ogni libro è realizzato a mano da Juliet, che si occupa anche della grafica o sceglie lavori di altri artisti. Altra sua iniziativa è la rivista online Thirteen Myna Birds, una "formazione di volo" in continua evoluzione: 13 poesie di diversi autori, che si avvicendano di volta in volta in ordine di invio.
Nel forgiare parole a colpi di coltello da scalco, Juliet rivela il corpo della donna nella sua natura essenziale: un prodotto non destinato al largo consumo, nonostante la glassa e i confettini (in fondo anche la vanità è una prerogativa femminile). Lungo i suoi versi percorriamo l'orrore ignoto - ma così nostro - delle interiora, grondante succhi e secrezioni, risuonante di denti e ossa, ma anche una nuova carne dotata di nuove potenzialità, appendici mutanti e disdicevoli orifizi. I recessi del corpo, per quanto convenzionalmente antiestetici, esercitano un magnetismo irresistibile proprio per la loro verità, impregnata all'estremo di orrido e grottesco: la miscela che cola dal calderone della Cook funziona, inebria e fa pensare. La fabbrica del corpo diventa infine fucina d'espressione: la carne si fa portavoce sfrontata della sua fame, delle sue inevitabili necessità, e insieme strumento di denuncia delle infinite forme di violenza e repressione, dirette e indirette, a cui è soggetta. Attenzione però: non stiamo parlando di femminismo. Juliet rifugge ogni dogmatismo, privilegiando la coerenza dell'incoerenza: "Mi appassiona il conflitto interno al mio desiderio di essere appetibile, nonostante non voglia davvero essere consumata"(2). Una forza sensibile, consapevole delle sue fragilità. È proprio su una bizzarra manifestazione del desiderio femminile di accettazione che si basa una recente serie di poesie: le Designer Vaginas, ispirate al recente trend della vaginoplastica. Ecco Designer Vagina 5(3):
Le sue rosee labbra smerlate si schiudono, una varietà carnosa
di bocca di leone. Un trattamento insolito ma efficace è
l'uso del batticarne: la rende così deliziosamente insensibile,
è come legare quattro arti fantasma a quattro cavalli e intervenire
chirurgicamente, come l'applauso di un pubblico al lieve tremolìo di quei lobi.
Ogni immagine, anche la più cruda, ogni oggetto, anche il più acuminato, sono essenziali per il processo creativo, che diventa in qualche modo un processo digestivo: "Non sono più così turbata da cose come il bukkake e la zoofilia ora che sono riuscita a addomesticarle inserendole nel MIO contesto"(4). Ad esempio, in Mondo Crampo (Dana Teen Lomax per Dusie Kollektiv 3, 2008), Juliet dirige un "ventre" femminile che recita moltissimi ruoli: al centro di un banchetto, indossato come accessorio, trasformato nel buco di una ciambella, in una ridda di improbabili metafore porno-alimentari.
Il contrasto, il non-conforme sembrano essere le fondamenta della poetica della Cook, che in Soft Foam (Blood Pudding Press per Dusie Kollektiv 4, 2010) affronta la dicotomia amore-morte. Come spiegato nella postfazione, Soft Foam è "(...) il ralenti di uno schizzo violento, ma anche un materiale espressamente usato per otturare fratture e fessure. In altre parole, flusso espressivo e repressione (...)"(5) Hot Water parla di un "dolore perlificante" al quale la lingua (parola, pulsione) è legata: una tensione dolorosa all'espressione di sé, sull'orlo del completo abbandono.
La mia lingua al guinzaglio di un dolore perlificante.
Il desiderio di sottrarsi all'aprichiudi delle valve.
Non riesco a sbollire. Come un'orecchia di mare
in acqua calda quando mi punta gli occhi addosso.
Fumo dalle sue narici (ti prego). Già attecchita,
la mia perla appena formata bloccata sul multicolore.
Lucente e ghiaiosa. L'incasinata verità è che
voglio entrambi.
(è davvero così anomalo?
Così vergognoso?) Essere così tentata
Ho finto di non avere tempismo quando ho scoperto di avere
pulsioni alineari. Niente a che fare con la perfezione.
Abbastanza intere da girare intorno ai piccoli cerchi
delle sue dita, ma non sfere perfette da avvolgere
intorno a un collo affusolato, non un sistema solare ordinato.
Ho ornamenti disastrati. Il desiderio
di rovesciarmi giù dal suo petto nudo.
Non voglio essere legata.
Voglio restare aperta. Voglio essere schiacciata
da tutto il peso furioso del suo corpo.
Le pulsioni emotive e sessuali sono un linguaggio del corpo, come la malattia. Qualche mese fa Juliet è stata colpita da un ictus che le ha impedito di leggere e scrivere per un po'. I Post-Stroke Poems sono l'ennesima sperimentazione, seppur non voluta, di un corpo di donna che non può fare a meno di parlare.
Glassa di marmellata
Come un'orribile collana pterodattilo mi ha morsa,
affondando e lasciandomi
sanguinante. Soffiando via migliaia
di parole ricordate dal mio sistema.
Stupendo mutato in tremendo.6
Il sito web Horrific Confection contiene un elenco completo delle pubblicazioni di Juliet e ulteriori dettagli sulla sua opera. Le traduzioni dei testi citati sono di Letizia Merello, che ha collaborato con Juliet al progetto bilingue Angel Face Trailer (Blood Pudding Press, 2010).
Note
1 Juliet Cook, Horrific Confection, BlazeVOX Books, 2008.
2 Juliet Cook, Designer Vagina Dentata, Delirious Hem, 2 febbraio 2010.
3 Pubblicata sulla rivista Tits.
4 Ibid.
5 Juliet Cook, Soft Foam, Blood Pudding Press per Dusie Kollektiv 4, 2010.
6 Pubblicata sulla rivista Horse Less Press.
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