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[Cinema] Il Visconti dimenticato

Giulio Ragni - 16.11.2010

Per tutti gli amanti del cinema segreto italiano, quello prevalentemente di genere snobbato dalla critica del tempo, e sdoganato ai giorni nostri talora con eccessivo entusiasmo, la collana Cinekult edita dalla Cecchi Gori non potrà che sembrare una manna dal cielo, con un catalogo ricco di proposte sinora inedite per il mercato italiano homevideo: tra queste vale la pena di segnalare l'uscita di alcuni film di Eriprando Visconti, le sue opere maggiormente legate all'esplorazione dell'erotismo.
Prandino, come erano soliti chiamarlo chi lo ha conosciuto di persona, è stato sbeffeggiato in vita per tutta la sua carriera a causa dell'ingombrante parentela con lo zio Luchino Visconti, uno dei massimi artisti del cinema di tutti i tempi, e non soltanto italiano. Oggi un maggiore serenità di giudizio permette di dare l'attenzione che merita a questo regista, autore di opere sempre diverse ma caratterizzate da un'indiscutibile raffinatezza stilistica, anche, se non soprattutto, quando costeggiava i territori dell'exploitation, senza mai cedere ad un vouyerismo di facile consumo.
Di Visconti jr, autore tra l'altro di un'intensa e appassionata versione de La monaca di Monza, escono ora ben tre film, tre perle dimenticate della nostra produzione e pescate nel vasto mare di una cinematografia che negli anni d'oro aveva una varietà ed una ricchezza di temi e stili mai più eguagliate: tutti e tre i film, nella loro diversità, hanno comunque a che fare con il tema dell'eros.
I primi due sono un realtà un dittico, due opere strettamente connesse, e non soltanto perché uno sequel dell'altro: La Orca ed Oedipus Orca andrebbero visti insieme, benché il primo sia un film assai più compiuto e riuscito del secondo, che vive come diretta emanazione del suo predecessore, una sorta di allargamento di sguardo. Nel primo film la storia di una ragazza sequestrata, e del suo rapporto con uno dei carcerieri, è sempre filmata a rischio morbosità, soprattutto quando vengono mostrate le funzioni corporali della protagonista. Ma è proprio in scene come quella in cui il sequestratore aiuta la ragazza a fare pipì, oppure quando la masturba, che si può scorgere la giusta distanza in cui Visconti posiziona la macchina da presa, né troppo vicina, a rasentare la vischiosità, né troppo lontana, con il rischio di comunicare un senso di freddezza intellettualistica alla scabrosa vicenda.
Il seguito, come anticipato, è più debole nell'esito artistico, ma nondimeno degno di interesse: nell'esplorare il ritorno a casa della fanciulla, con tanto di disamina delle tare familiari, la narrazione si fa più sfilacciata, e la cruda esplicitezza grafica cede il passo ad uno stile più manierato e meno dirompente, ma lo sguardo si fa più penetrante nelle motivazioni psicologiche, e i continui riferimenti al primo film sembrano sottolineare la potenza del ricordo come trauma che segna le vite degli individui. Non ha sbagliato chi ha detto che La Orca è la punta dell'iceberg, ed Oedipus Orca il suo corpo sommerso.
Chiudiamo la nostra breve analisi su cinema di Eriprando Visconti con uno dei suoi esiti artistici più felici, Una spirale di nebbia, radiografia impietosa della borghesia milanese e del suo sfascio morale, attraverso le vicende di quattro coppie. La storia esce esaltata dal magnifico montaggio di Kim Arcalli, che unisce le sequenze non per linearità cronologica ma per temperature emotive, un flusso ininterrotto simile ad una seduta psicanalitica collettiva, generato dal grande montautore italiano con il suo consueto stile fiammeggiante. Visconti di suo ci mette scelte estetiche molto precise, piani sequenza e panoramiche avvolgenti, ed un modo di ritrarre i corpi nudi senza alcuna patinatura, nella loro cruda verità. L'esibizione di peni flosci e sessi femminili rigogliosi di peluria fa il paio con amplessi e rapporti carnali privi di gioia, come dimostra ad esempio la celebre sequenza della fellatio, un'alternanza di campi/controcampi che nulla di esplicito fa vedere, se non i volti dei due amanti, ma che bene riesce a comunicare i problemi vissuti dalla coppia. Non a caso l'unico rapporto sessuale autenticamente passionale del film, sottolineato da gemiti di piacere e da una vicinanza tattile della macchina da presa sui corpi semisvestiti, appartiene a due personaggi minori e fuori dal ceto borghese al centro delle vicende narrate.
In chiusura vogliamo sottolineare la cura delle edizioni, tutte integrali, dei tre film, con brevi ma esaurienti extra realizzati dal critico Corrado Colombo e dai nocturniani Davide Pulici e Manlio Gomarasca: per chi ha voglia e curiosità, un bel modo di scoprire un regista sottovalutato e degno davvero di essere riabilitato. Meglio tardi che mai.


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