Federico Mattioni - 08.04.2011
Aveva le gambe sempre incrociate. Si chiamava Annabella. Gli unici momenti in cui non le aveva incrociate era per accavallarle l'una sopra l'altra, e lo faceva lentamente, molto lentamente. Le sue gambe avevano qualcosa di unico. Non erano grosse né magre. Erano semplicemente perfette. Non interessava alla gente osservarla sugli altri punti del corpo, tutti volevano concentrarsi su quelle gambe. Secondo la leggenda, le gambe di Annabella, una bella notte d'estate, presero a rincorrersi a vicenda lungo una strada sterrata di campagna, per poi finire nel fango, causa del nubifragio del giorno precedente che aveva allagato tutto, persino le calze , nell'unico giorno in cui aveva deciso d'indossarle. Un manipolo di adolescenti si fermavano a turno, di fronte la finestra della sua camera per cercare di spiarla, e lei volutamente lasciava leggermente aperte le tendine appese alla finestra, e così amava spogliarsi di fronte ad essa. Si tirava giù, sempre con una certa cautela, prima le calze della gamba sinistra e poi quelle della gamba destra, si passava le unghie lunghe sulle gambe graffiandosi, facendo intendere qualcosa della sua natura selvatica di donna. Per i più era una gatta in calore ma nessuno riusciva mai a portarsela a letto. Ci sapeva fare con le sue gambe. Correva sempre, e se qualcuno in paese doveva parlare di lei dandone un giudizio, nessuno era in grado di soffermarsi sul suo volto, ma sempre e solo sulla geometrica precisione delle sue gambe. Una cosa strana per quel che concerne l'universo maschile. Ad Annabella venne così l'idea di produrre un film hard e anche di dirigerlo, per via delle sue conoscenze all'interno del settore. Voleva girare un film porno incentrato completamente sulle gambe. Inquadrature fisse o in movimento, e sempre con la macchina a mano, in modo da infondere maggiore partecipazione alla concitazione delle situazioni erotiche, sulle gambe delle donne e degli uomini intenti a consumare i soliti atti sessuali. Una sfida al mercato del porno di non facile riuscita.
Annabella si impegnò duramente e alla fine riuscì nell'intento ma di fronte solo ad una rinuncia, quella dell'uso delle proprie gambe. Le avrebbero fatte diventare oro per musei da collezionisti, musei di sole frequentazioni feticistiche, luoghi inadatti agli amanti del corpo nel suo complesso. Annabella acconsentì emettendo però una clausola che la tutelasse in qualche modo di fronte alla grave perdita. Aveva deciso di farsene attaccare un paio di legno e di quelle solide. Le gambe di Annabella furono acquistate da un rivenditore che le pagò a peso d'oro. Annabella, nel frattempo, aveva iniziato una nuova attività esibizionistica, quella di farsi pagare per alcuni spettacoli amatoriali che intratteneva con la clientela alla finestra. Qualcuno di loro aveva azzardato persino l'ipotesi di comprarle anche le nuove di gambe, perché collezionista di oggetti in legno. Annabella di lì a pochi giorno morì, e fu ricordata sempre e solo per le sue splendide gambe, ora decorate d'oro e in bella mostra al museo di Arti e Scienze dell'Anatomia dei Corpi.
Uno dei suoi spasimanti la ricorda così, con le testuali e sentite parole: "Le sue gambe... Oh quelle gambe... ma badate bene, non amavo solo quelle, ciò che adoravo di più era la sua mano e il modo come se la passava adagio lungo la delicata pelle delle cosce, fino all'altezza dell'inguine. E poi quel profumo che giungeva su nel naso e che invadeva tutti i sensi, inebriandoli della sua ostentata sensualità. Insomma, una donna d'altri tempi". Si dice che costui, l'ultimo uomo sulla faccia della Terra ad essere intervistato riguardo il mito Annabella and the legs, abbia tentato di segarle la mano sinistra, e la notizia fu confermata dal tentativo d'introduzione nell'obitorio da parte di un estraneo incappucciato alle 04.00 in punto del mattino il giorno 17 luglio dell'anno 2017. La notizia su smentita in corsa dal produttore del primo film di Annabella, dal titolo appunto Annabella and the legs.
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