Giulio Ragni - 19.12.2010
Due sconosciuti si incontrano in una metropoli straniera. Si piacciono. Cosa c'è dunque di meglio che trascorrere una notte di furibonda passione e consolarsi dalle reciproche mestizie?
Se la trama di Habitaciòn en Roma vi sembra scontata, sappiate che l'impressione è quella giusta: il regista Julio Medem, l'autore del fortunato Lucia y el sexo, sfrutta un topos narrativo vecchio di secoli, ma ci sono due varianti mica da ridere. Prima sorpresa: i due amanti sono entrambi donne, a cui il regista evita per fortuna di appiccicargli l'etichetta politically correct (perché l'omosessualità oggi è, da un punto di vista mediatico, politically correct, inutile negarlo). Ma, cosa più importante, Medem evita la svolta tragica, quel connubio tra eros e thanatos che da circa quarant'anni funesta il cinema d'autore erotico, recuperando la gioiosità carnale tipica della sua terra, che invero si manifesta con ricorrenza in tutta la sua filmografia.
Le due protagoniste, quasi sempre svestite, sono Elena Anaya, musa del prossimo Almodovar, e Natasha Yarovenko, una spagnola ed una russa che si incontrano nella capitale romana, ognuna con le proprie vite e relativi segreti, che verranno svelati tra un amplesso e l'altro, seminati tra lievi bugie e giochi di seduzione. Guardando questo piccolo film viene in mente una pellicola che apparentemente non c'entra nulla, ma con sorprendenti affinità strutturali, ovvero Gli insospettabili di Joseph Mankiewicz, rifatto pochi anni fa anche da Kenneth Branagh: due personaggi, una stanza, e un gioco continuo al gatto e al topo, in cui far emergere a poco a poco i personaggi e il loro sommerso.
L'abilità di Medem sta inoltre, come in quel film, nell'evitare il teatro filmato, ricorrendo ad un linguaggio dinamico e ricco di inquadrature, con la macchina da presa che scivola sui morbidi corpi delle due fanciulle, le quali si danno parecchio da fare tra il letto e la vasca da bagno: non si contano infatti le sequenze hot, e sono circolate indiscrezioni secondo cui le due attrici abbiano fatto sul serio. Forse è solo una boutade pubblicitaria, ma l'effetto realismo in ogni caso è assicurato.
Questo Habitaciòn en Roma risulta persino elegante nella messa in scena, come nel lungo piano sequenza iniziale, con la mdp che dall'alto inquadra le protagoniste per poi entrare nell'alcova delle amanti di una notte. Certo noi italiani non ci facciamo una bella figura, con il ridicolo personaggio del cameriere interpretato da Enrico Lo Verso, che pensa di potersi unire alle due "portando il cetriolo" (sigh!) e rimane a bocca asciutta. Per fortuna scompare quasi subito, e con lui le cadute di tono del film.
Il film dubitiamo uscirà mai in sala, che alle associazioni cattoliche potrebbe venire un colpo, ma in attesa di un futuro, chissà, arrivo in homevideo, è possibile recuperarlo in streaming sul web, con sottotitoli italiani, mentre in USA è prevista l'uscita in una versione light (e ci piacerebbe sapere come e cosa taglieranno...): le gioie di Saffo, in terra yankee, sono ancora un tabù.
Versione stampabile / Commenta questo articolo