Arti Visive

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[Arti Visive] Any disordered Christmas interior geometries?

Germana Pitrola - 28.12.2010

Any disordered Christmas interior geometries?

C'è la crisi, si sa, ne parlano tutti, i giornali, i Centri di rilevazione statistica dei dati, la gente per strada, i negozianti avviliti, si sente ripetere troppo spesso in televisione e se ne parla persino fra gli amici quando si fanno commenti sui regali di Natale che non si riceveranno, è una realtà così tangibile che si respira nell'aria.
Lustrini, paillettes e lo sfrenato consumismo che per anni hanno caratterizzato il periodo natalizio, lasciano il posto a un Natale più misurato, ma forse per questo più reale. Ancora non tutti però sembrano accorgersi che la patina più superficiale della società legata al materialismo ha perso la sua lucentezza, per comprenderlo occorre avere una certa reattività verso i dilanianti contrasti sociali che caratterizzano la nostra epoca, troppo complicati da raccontare con l'ausilio dei consueti mezzi di comunicazione.
Le performance artistiche possono meglio sensibilizzare e coinvolgere le persone, grazie alla particolare licenza loro concessa di utilizzare il linguaggio delle emozioni che si rivela attraverso simbolismi e paradossi. È in casi come questo che l'estremismo diventa l'antidoto all'immobilità.
Cosa succederebbe, quindi mutuando da queste considerazioni, se in nostro soccorso arrivassero delle sexi infermierine (11 performer, uomini e donne travestiti per l'occasione), che due acclamati protagonisti del teatro di innovazione, Ricci e Forte, hanno schierato su commissione della Fondazione Alda Fendi, per indurci alla riflessione sui tradizionali valori e sullo spirito perduto del Natale? Ci troveremmo di fronte ad una piece teatrale dal titolo some disordered Christmas interior geometries, tenutasi tra l'8 al 15 dicembre nei locali della Fondazione.
Varcato l'ingresso del Silos lo spettatore non ha più scampo, è in balia degli attori che lo accompagnano in uno psichedelico set fatto di luci e suoni, in cui riecheggiano racconti di feste trascorse e si odono strane filastrocche. Nella prima parte dello spettacolo le infermiere portano su dei vassoi bicchieri di latte che offrono ai presenti, una volta terminata la distribuzione, girano il vassoio per mostrare uno specchio che viene sollevato dinanzi all'attonito spettatore per mostrargli sotto diverse prospettive, facce, piedi, mani, gambe proprie e degli altri partecipanti. La seconda fase dello spettacolo diventa più spinta, gli spettatori vengono accompagnati dagli attori in una seconda sala. Attraverso movimenti studiati si spogliano dei loro abiti per restare nudi e senza filtri dinanzi ai partecipanti. Il messaggio è chiaro, sotto la lucida superficie, l'uomo è spaesato, nudo, informe, sente di aver perduto la sua identità in virtù di nuovi valori che la società l'ha indotto a riconoscere come suoi.
La performance termina con un'ultima immagine: dal soffitto pendono alcune flebo che contengono latte, elemento dominante dell'esibizione, e da una di queste cade una pioggia di liquido su un attore posto al centro della scena quasi a simboleggiare come questo elemento possa, attraverso il suo immacolato candore, lavare vie le colpe del nostro non essere, perché proprio come recitava la filastrocca iniziale: il latte fa bene alla salute.

Autori degli scatti: Daniele e Virginia Antonelli


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