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[Letteratura] Gli anni Confusi ... manuale d'amore ante litteram

Sonia Pampuri - 28.12.2010

Gli Anni Confusi è un romanzo di formazione. Sui generis ovviamente ma ne ha tutte le caratteristiche. Racconta di un evoluzione e di una crescita, dolorosa e dolorante. Una crescita sul piano umano, emotivo e fisico. La crescita di un ragazzo che si crede uomo e scopre di essere solo maschio in un mondo in cui le femmine sono certamente sempre più a portata di mano ma anche sempre più ostili. Il cammino di Marco, il protagonista del bellissimo romanzo di Marco Rossi Lecce, è irto di ostacoli ma con una meta ben chiara: diventare uomo. L'amore per Musa, i collettivi femministi i gruppi di autocoscienza gay, gli scontri di piazza, i tradimenti inferti e subiti a ripetizione raccontati con la leggerezza e l'ironia del ricordo, ci offrono uno spaccato vibrante e vitale di cosa siano stati "quei formidabili anni", per citare un altro protagonista del nostro 68 come Mario Capanna. In una Roma appena uscita dalla Dolce Vita e catapultata negli anni di piombo passando per Valle Giulia o l'omicidio di Giorgiana Masi, molto ben ricostruito nelle pagine degli Anni Confusi, Musa e Marco si amano, si lasciano, si odiano e si riprendono con una sincerità di fondo nel loro darsi che, forse, è quello che più colpisce il lettore per quanto sembra distante dall'artificiosità che informa di se ormai ogni nostro rapporto, anche solo di natura erotica o meglio sessuale.
Gli Anni Confusi va letto perché ci aiuta a ricordare che essere uomini e essere donne passa sempre e comunque da essere prima di tutto essere umani in grado di amare nella verità.

A colloquio con l'autore

D: Partiamo dal titolo. Anni confusi...perchè lo erano anche e soprattutto dal punto di vista sessuale?
R: Premetto che uscivamo da un periodo in cui non si scopava! O andavi a prostitute o niente, e gli studenti in genere non ci andavano. Io feci l'amore per la prima volta a diciannove anni ed era il 1966. Nel giro di due o tre anni, cambiò tutto. Le idee erano confuse, soprattutto a sinistra, dato a che a destra ci sono da secoli solo incrollabili certezze: dio, patria e famiglia o autorità, catto-fascismo, capitalismo. La novità più lampante del 68 fu la presenza per le strade delle donne: tante, impegnate, sessuate, non più intoccabili e finalmente disponibili, anzi curiose dell'altro sesso, dell'amore, della politica.
A questa presenza il comunismo ha sempre guardato con profonda, maschilista diffidenza e sottostima, mentre gli ometti più sensibili e pronti a lottare a fianco delle donne erano psicologicamente impreparati a confrontarsi alla pari con la loro sconcertante, irriverente, sfrontata diversità. Era crisi! Crisi accentuata, da una parte, dalle situazioni familiari - oppressive, difficili, violente (i nostri padri avevano fatto la guerra e non mancavano di farcelo pesare, come se fosse un valore aggiunto) o del tutto anaffettive - da cui provenivamo; infuocata dall'altra dal liberismo sessantottino, che aveva portato a una rottura dei costumi e alla conquista di diritti civili importanti, ma non a una rivoluzione reale del pensiero, ponendo anzi le basi del relativismo scemo degli anni ottanta, per il quale è vero tutto e il contrario di tutto senza possibilità di salvare uno spirito critico.
Insomma l'eredità dannata del 68 fu una libertà senza identità: culturale), politica, di genere. Per quest'ultimo punto mi fa pensare il fatto che le reali lotte degli anni settanta siano state: femminismo, diritti gay e istituti manicomiali. Ovvero 1) donne intente ad affermare la propria identità, innanzitutto contro gli uomini, imitandone pari pari violenza, costumi e annullamenti; ma un'identità è un'identità e basta non è un "qualcosa contro"; 2) perché la sacrosanta lotta per i diritti civili dei gay è stata accompagnata dal proselitismo sessuale? Come a dire "combattete con noi perché tanto l'omosessualità è di tutti". L'unica cosa cui questo proselitismo è stato utile è l'acting out di "molti uomini che odiavano le donne", che si sono scelti una strada alternativa resa finalmente e apertamente percorribile dai tempi. 3) la cancellazione della malattia mentale: siamo tutti un po' malati, quindi basta la pasticchetta, ormai commercializzata, per restare calmi e sotto controllo (o sotto scacco?). Insomma la malattia mentale aggiorna il peccato originale alle idiosincrasie del XX secolo.

D: Marco il protagonista testimonia tutta l'incertezza del ruolo maschile che in quel periodo storico il femminismo determinò. Cosa credi possano imparare gli uomini oggi da quell'esperienza?
R: Il mio motto è: " Fai un favore a un amico e rimani contenta anche te!". Dalla mia esperienza devo però dire che per scopare con qualcuno bisogna stare bene di testa: non è come fumarti un'altra sigaretta o mangiarti l'ultimo mon cherì. Ci vuole curiosità, desiderio e affettività per l'ignoto che è l'altro.
Anche se non è la persona dei tuoi sogni. In una parola ci vuole "intelligenza genitale", altrimenti non sai mai se è lei che non ti torna o se sei tu che sei stronzo.

D: Quanto c'è del Marco uomo e quindi della tua esperienza in questo romanzo e quanto di fantasticamente elaborato?
R: Di reale ci sono i ricordi di alcuni dei tanti avvenimenti della mia vita di quegli anni: il rapporto-scontro di 30 anni con la mia ex-moglie; il mio impegno politico; la morte di Giorgiana Masi; il mio stare male, i miei tradimenti e il mio bisogno quasi automatico di rispondere al loro desiderio.
Di fantastico c'è l'elaborazione inconscia che ho potuto fare dentro di me di tutto questo vissuto caotico e difficile, a partire dalle sensazioni che mi ha lasciato addosso, dalle immagini ormai vaghe che il tempo ha saputo ricreare.

D: Le donne quanto contano nella vita di Marco Rossi Lecce e perchè?
R: Tantissimo, a partire da mia nonna e da mia madre. La prima era una dama dell'alta società milanese d'inizio novecento, Bianca Erba Pino Lecce, corteggiata da D'Annunzio e Marinetti. Una donna bellissima ma, a quanto mi raccontava lei stessa, incapace di godere nel rapporto sessuale. Colpa sua o colpa dei suoi uomini? Non ho mai saputo dare una risposta a questa domanda. La seconda, mia mamma, era una donna moderna e affettiva. Dopo la sua morte prematura, aveva appena 44 anni, La mia famiglia è letteralmente scoppiata e le schegge girano ancora nell'aria e non si sono mai più ricongiunte. Donne incontrate, tantissime, cercavo un rapporto profondo e quasi mai lo trovavo. Oggi ho quasi 65 anni, alle spalle una moglie da cui ho avuto un figlio, ho un bellissimo rapporto con tutti e due.
E poi da 8 anni circa Francesca, molto più giovane di me (25 anni), è lei il mio amore, finalmente l'ho trovato e me lo godo giorno per giorno, è intelligente, colta, piena di vita, solare e generosa e questa è la fine della storia!

D: Chiudiamo con un consiglio per gli uomini e le donne di oggi. Qual'è la qualità indispensabile oggi da mettere in campo per gestire al meglio una relazione ?
R: Affettività, fantasia e il coraggio di dire i no giusti. In sostanza, essere un po' artisti.

Titolo Gli Anni Confusi
Autore Marco Rossi Lecce
Editore Edizioni Damster
Prezzo 14 euro
Anno Modena 2010-12-28


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