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[Letteratura] Tutte le donne di Poe

Federico Mattioni - 06.01.2011

"Vengo da una razza nota per la forza della fantasia e l'ardore della passione". Questo è l'incipit del racconto Eleonora (1841). L'eroine dei racconti dello scrittore americano Edgar Allan Poe (precursore praticamente di tutti i generi letterari, ma in special modo del giallo psicologico di matrice enigmistica), sono doppioni destinati a morire e a morirne, d'amore, ma più spesso ancora, di passione. La sua è la follia oppiomane e deleteria dell'inganno della psiche. Le sue eroine (Eleonora, Morella, Berenice, Ligeia) hanno breve vita, e lui prova dolore e compassione per il disfarsi dei loro corpi e per la caducità dei loro visi sfioriti da un tempo che inesorabilmente rende la bellezza caduca, e si tratta di una bellezza vampirizzata (che ha ispirato anche Joseph Sheridan Le Fanu per il suo racconto Carmilla del 1872 che anticipa il Dracula di Bram Stoker del 1897, con la sola differenza che nel primo c'è una vampira all'origine delle malefatte). La vampirizzazione in Poe è scaturita dai luoghi che lui visita con la fanciulla di turno, e così l'incanto del tragitto sognante espresso in Eleonora: "Da quelle onde avevamo evocato il Dio Eros, e ora sentivamo che egli aveva acceso dentro di noi gli spiriti dei nostri antenati. Le passioni che per secoli avevano distinto la nostra razza, affluivano insieme alle fantasie per le quali essi erano conosciuti e insieme alimentavano la nostra delirante felicità attraverso la Valle dell'Erba dai Molti Colori", diviene anche il luogo della morte e del ritrovamento del suo doppio (come il doppio città-donna e il loro disfacimento del racconto Bruges-la-morte del 1892 di Georges Rodenbach), la donna Ermangarda che vilmente lo fa cadere troppo presto in estasi d'amore: "Cosa rappresentava mai la mia passione per la fanciulla della Valle a paragone del furore, del delirio, dell'estasi trascinante di adorazione che io riversai dalla mia anima in lacrime ai piedi dell'eterea Ermengarda"? Un'altra donna aveva sostituito il primo amore e lo aveva fatto in maniera invadente.
La stessa cosa si può dire di Morella (1835), dove la figlia dell'amata defunta cresce identica alla madre (c'è un'insana passione necrofila, una bellezza eterea ed eterna spezzata solo in parte dalla morte). "Potevo tollerare che i suoi occhi fossero come quelli di Morella, ma poi troppo spesso sondavano gli abissi della mia anima con lo stesso intenso e sconvolgente significato di quelli di Morella". Non c'è intensità che non conduca all'oblio dei sensi.
Poe fu un credente delle teorie sul mesmerismo, sonno magnetico, e qui sta la chiave, l'ipnosi. Le sue parole dardeggiavano sul testo senza sosta in contorcimenti poetici. "Guardavo la dolce bocca, La magnifica curva del breve labbro superiore, la dolce, voluttuosa quiete di quello inferiore, le fossette divertenti e il colore parlante, e i denti che riflettevano, con sorprendente brillantezza, ogni raggio di luce festoso che li colpiva quando ella, serena, calma, sorrideva, raggiante di gioia". Vi è un profondo sentore d'Eros in queste nette parole d'amore per Ligeia (1838). "Con raddoppiato ardore mi accinsi ad adoperarmi per far tornare la vita", e qui troviamo la profonda passione per la donna, e il sesso come salvezza e vita, anche di fronte alla morte, e al ritorno alla vita stessa, poiché Ligeia torna in vita, nella stanza da lui agghindata per l'occasione aspettata e meditata. Mentre in Berenice (1835) sono i denti ad esercitare l'ossessione della perfezione della sua bellezza "Tra i molteplici oggetti del mondo esterno non pensavo che ai denti. Per questi provavo un desiderio febbrile", evidente simbolo fellare. "Nella strana anomalia della mia esistenza, i miei sentimenti non erano mai stati del cuore, e le passioni erano sempre state della mia mente", e qui ritorna il discorso sulla follia, tutto scaturisce dalla mente ed è da lì che si generano le pulsioni più primitive del suo essere, ma sono sempre elementi eterei, forse irraggiungibili, e per questo le sue donne, i suoi amori (tutti doppioni del primo amore Virginia, sua cugina, morta precocemente nel 1846 di tubercolosi), sono destinati a morire ed a resuscitare, vivere breve vita per poi morire di nuovo. In un certo senso, Poe credeva nella reincarnazione. L'anima è scissa dal corpo ed è da lì che proviene l'energia, focalizzata tutta sugli elementi sessuali, a partire appunto dai denti: "Per questi provavo un desiderio febbrile... Sentivo che soltanto il loro possesso avrebbe potuto farmi ritrovare la pace e restituirmi la ragione".
Edgar Allan Poe può essere considerato l'equivalente di Bach in musica e di Lynch per il cinema (anche se il film che meglio riesce a ritrarre i suoi mondi chiusi e deliranti è La Caduta della Casa Usher (1928) di Jean Epstein, con aiuto regia il surrealista Luis Buñuel).
A proposito di Ligeia disse: "I suoi occhi ardevano di bagliori troppo accesi. Ligeia era malata".
Ligeia era malata di una sola malattia, come del resto il suo creatore.
Della dannazione dell'Eros.

Fonti foto
E.A.P. 1848 da LOc raccolta di "Persone famose", Biblioteca del Congresso
E.A.P. grave (da wikipedia non riconosciuta)


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