Mirko Loru - 11.01.2011
Rick è un giovane omosessuale come tanti che fa una scelta di vita come pochi: ripudiato
dalla famiglia dopo il suo coming out decide di cominciare a vivere serenamente la propria sessualità e prova a guadagnarsi da mangiare diventando un houseboy. Le note di regia ci avvertono che la fantasia c'entra ben poco, la realtà di questi ragazzi che scelgono di vivere con coppie mature in cambio di lavori domestici e prestazioni sessuali è assai frequente. Ma
che succede se dopo un anno di convivenza il rapporto tra i tre si evolve in qualcosa di più - ma solo da parte di uno di loro? E cosa succede se la coppia di punto in bianco decide che è ora di scaricare il giocattolino per procurarsene uno nuovo di zecca?
The Houseboy racconta una storia fatta di emozioni, denudandole e gettandole sul palco come mamma le ha fatte, così come gli attori, nudi nella quasi totalità delle scene. Senza falsi moralismi, senza barriere, senza inibizioni, tutto ciò che accade tra le quattro mura di una
camera da letto viene dato in pasto agli occhi degli spettatori con vivida crudezza. La disperazione per aver saputo la verità sui suoi "protettori", infatti, porterà Rick a infilarsi in
un vortice di situazioni via via più squallide, barbare e pericolose, mentre cercherà di riversare nel sesso promiscuo la mancanza di quel sentimento con la A maiuscola che ognuno
di noi, un giorno, spera ardentemente di incontrare lungo il cammino. E lungo il suo cammino,
accidentalmente, Rick incontrerà Blake, ragazzo acqua e sapone che riuscirà non senza difficoltà a scrutare oltre quel sepolcro imbiancato che è la facciata costruita dal protagonista
e a volare con lui verso un inaspettato quanto necessario happy ending.
Alcune pecche nella performance degli attori secondari non sempre in parte vengono ampiamente compensate dalla bravura di Riccardo Bergo, attore protagonista
in scena dal primo istante all'ultimo, che riesce a convincere appieno nel suo difficile compito
di reggere interamente su di sé le fila della rappresentazione. La regia, firmata Massimo Stinco, autore anche dell'adattamento della sceneggiatura dall'omonimo film statunitense,
risulta ben calibrata e mai eccessiva, nonostante le numerose scene a forte impatto visivo
ed emotivo, le quali, qua e là, vengono stemperate dall'entrata in scena di Regina Miami, una drag queen che, calpestando le più basilari convenzioni sceniche, rompe la quarta parete, dialoga con pubblico ed attori indistintamente e si esibisce improvvisando un coinvolgente drag show come si trovasse sul cubo di una discoteca a caso.
Amore e sesso, droga e malattie veneree, il tutto condito dalle stranianti quanto esilaranti apparizioni ed esibizioni di una "Mamma Natale" dai capelli blu, rendono The Houseboy un
esperimento riuscito, ben ideato e confezionato, consigliatissimo a un pubblico adulto ed eterogeneo, non solo omosessuale.
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