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[Cinema] Schermi d'amore - Gennaio

Giulio Ragni - 26.01.2011

Con questa nuova rubrica, proviamo ad estrapolare in pillole il meglio (ed il peggio) dell'eros che si riversa sul grande schermo ogni mese nelle nostre sale cinematografiche: gennaio si è rivelato proficuo di commedie sbarazzine e provocatorie, ma anche il sorprendente gangster movie allo zafferano di Michele Placido, Vallanzasca - Gli angeli del male, ha delle buone frecce al suo arco in fatto di esplorazione dei sensi.

Tanto sesso, siamo inglesi

Il regista inglese Stephen Frears ha realizzato con Tamara Drewe una commedia frizzante e deliziosamente libertina, trovando una chiave cinematografica congrua alle tavole dell'omonimo fumetto di Posy Simmonds, in cui spicca la naturale carnalità e il fascino genuino della protagonista Gemma Arterton. Le molteplici avventure sotto le lenzuola dell'ex bruttina Tamara e degli altri personaggi concede poco in termini epidermici, con le nudità sempre opportunamente coperte nei punti giusti, ma la visione della Arterton con short di jeans cortissimi ed aderenti, ed una canotta rossa che mette in risalto le forme generose, ha un valore iconico fortissimo e destinato a rimanere nella memoria degli spettatori.

Eros e Thanatos in salsa belga

Il vincitore dell'ultimo Festival di Roma Kill me please è stato bellamente ignorato dal pubblico italiano, ma si tratta invero di una delle pellicole più sorprendenti della stagione, venata di furibonda anarchia surrealista, figlia di Buñuel, Ferreri, Jodorowski. L'eros fa capolino più volte in quest'opera incentrata, più che sull'eutanasia, sulla vanità del nichilismo, sempre messo in scena con toni grotteschi e sopra le righe: ricordiamo, tra le altre, l'ex cantante lirica che salta addosso ad uno degli inservienti della bizzarra clinica, ed un maldestro tentativo di stupro non riuscito nella sequenza del bosco. Ma l'acme spetta al disturbante incipit, in cui un paziente, come ultimo desiderio prima di morire, si fa cavalcare da una giovane studentessa, ripresa di schiena dalla macchina da presa, mentre fa il suo dovere con dolcezza e pietas, immersa nel glaciale bianco e nero del film di Olias Barco.

Una fellatio per l'amico Barney

La trasposizione cinematografica dello splendido romanzo di Mordecai Richler non è all'altezza delle aspettative, ma tra gli indubbi punti di forza de La versione di Barney c'è l'interpretazione di Paul Giamatti, perfettamente aderente nel fisico e nello spirito al personaggio originario. In una brevissima sequenza il protagonista è "vittima", durante la luna di miele, dell'intraprendenza della Seconda Signora Panofski, decisa a sperimentare l'arte del pompino dopo essersi preventivamente accertata che il marito abbia lavato l'attrezzo nel modo che lei desiderava. Lo sguardo di rassegnazione di Giamatti all'attività amatoria della garrula consorte sintetizza perfettamente i fiumi d'inchiostro versati da Richler per esprimere i pensieri del "suo" Barney.

Il fascino seduttivo del Bel René

Come tutti i film di Michele Placido, anche questo Vallanzasca - Gli angeli del male esalta lo spirito dionisiaco dei corpi che mette in scena, ed è questo il motivo del suo scandalo. Kim Rossi Stuart offre un nudo da tergo nella prima inquadratura, quasi una dichiarazione di poetica, in cui si susseguono nel corso della pellicola amplessi focosi sul pavimento, dettagli di labbra che baciano, foto porno di ammiratrici, una sequenza di sesso orale eseguita da una fanciulla un po'distrattamente, con la sigaretta accesa tra le dita. Ma tutto il film è un tripudio di corpi esaltati da cocaina, sesso, sangue, pallottole e coltellate, un'erotizzazione dello stile che coinvolge rapine, sparatorie e rappresaglie, come i pantaloni a zampa e le giacchette strette in vita, i baffetti di Vallanzasca come i riccioli cotonati di Francis Turatello. Anche le due protagoniste femminili lasciano il segno in due sequenze indimenticabili: Paz Vega che bacia le cicatrici sul corpo di Rossi Stuart con tenerezza struggente, e Valeria Solarino che si sfila e si reinfila ad arte le mutandine sotto la gonna. Chapeau.

François Sagat, dal porno al cinema d'autore...in DVD

Attore hard gay, sia attivo, che soprattutto passivo, il francese François Sagat cerca di ripercorrere la strada del collega Rocco Siffredi nello sdoganamento d'autore. In uscita homevideo arriva l'inedito in sala L.A. Zombie dell'eccentrico regista canadese Bruce LaBruce, un porno horror in cui il Nostro interpreta una creatura aliena che riesce a ridare vita alle persone decedute con il suo membro purulento, una pellicola dove non mancano penetrazioni ed eiaculazioni, seppur trasfigurate dalle coordinate del genere. Il film è stato presentato in concorso al Festival di Locarno insieme ad un'altra pellicola con protagonista Sagat, Homme au bain di Christophe Honoré, recuperabile al momento solo attraverso le note ed illegali vie telematiche, storia di un marchettaro che, abbandonato dal fidanzato, si consola con una scorpacciata di sesso: ma non pensate male, siamo nell'ambito del cinema più autoriale ed intellettuale possibile. I film non li abbiamo visti, ma la segnalazione in questa neonata rubrica ci sembrava doverosa.


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