Federico Mattioni - 30.01.2011
Il sodalizio artistico e la convivenza con il compagno Arthur Rimbaud (autore di Una stagione all'inferno) sconvolgono la vita da piccolo borghese dello scrittore e poeta francese Paul Verlaine. Arthur lascia moglie e figli per seguire i vizi di Paul, ma il rapporto sfiorerà la tragedia in un albergo a Bruxelles, dove Verlaine, per un tentativo di omicidio nei confronti del compagno, finirà incarcerato per due anni a Mons. Ci finirà di nuovo negli anni a venire, quando ubriaco, tenterà di strangolare la madre, ed è in questo periodo che nascono le poesie maledette, le Hombres (a tematica omosessuale) e le Femmes (a tematica eterosessuale).
Tutto il furore erotico esplode nei versi di queste poesie. L'Ouverture esplica versi feticisti verso i piedi: "Stretti, profumati, baciati, leccati, dalle piante, sino alle dita, succhiate una dopo l'altra...", poi si sofferma sulla bocca, tramite d'intensi piaceri - La vostra bocca amo tanto e i suoi giochi graziosi della lingua e delle labbra e quelle dei denti che mordono la lingua e a volte ancor meglio, giochetti piacevoli come metterlo dentro - e qui si passa fulmineamente al giochetto, per l'epoca perverso, della penetrazione nella bocca, dove il sesso orale viene visto come il punto più alto del collegamento con il corpo di una donna, il che rende il poeta ambiguo, avendo avuto soprattutto relazioni omosessuali, converte la sua arte in qualche modo all'oblio dei sensi, nei confronti di creature femminili erette a sublimi oggetti di desiderio, da non trattare troppo con cura, e infatti, in molti suoi componimenti prepotentemente balzano in primo piano i culi da sculacciare con veemenza, in un trionfo estremo di carni. Il selvatico subentra nei versi per scuotere i sensi di chi legge, ma Verlaine lo fa con la protervia della sommossa erotica.
"Avvicinati che mi perdo il ventre in fondo alla tua schiena... Avvolgi il culo nella camicia ma lascia la mano che ti ho messo...". Il componimento Ragazze, appena citato, è quello della fusione dei corpi, e stimola la sorpresa, nella fusione, e la sorpresa della similitudine. Due esseri rudi, la similitudine con la donna, difatti subito spiega: "E tu, tu pure fai per me malgrado il tuo modo un po' rude che non è quello d'una santarellina ma d'una virago perfettamente riuscita". E poi ancora - Ma donna! Per Dio! Tanto da farci perdere la testa, da farci andare tutto il resto in festa, e per Dio, a fuoco il sangue - il poeta francese dimostra una passione focosa e fertile nei riguardi del corpo della donna, una divorante passione che si trasforma in rabbia, per via della sua sofferta omosessualità, dei suoi rapporti burrascosi, con le vite e con l'alcol. E ora la sessualità irrompe in tutta la sua scoperta e focosa sensualità per Alla signora: "E la tua fica spreme il mio cazzo come un orso popperebbe una mammella, orso ben leccato, vello, elegante che il mio cazzo ha per fiero tappeto".
Verlaine si è trasformato definitivamente in un animale del sesso, ma del sesso come sfogo.
Ardore soprano dei versi che diventa ironico e piacevolmente scherzoso per Idillio High-Life:
"La smorfiosetta a piene mani scuote il batacchio del ragazzotto Felice il pargolo ben scappellato gode e sputacchia da ogni lato L'infante radiosa vedendo il latte e curiosa del nuovo fatto annusa una goccia in punta alla tetta, suvvia bisboccia, perbacco, di fretta! Lecca e sbaciucchia la punta belloccia, senza nicchiare pompa e si dà da fare! – e ancora – E le cugine angeli decaduti di tali cucine e di tal succhi sono abituate, povere donne sin dalla prima lor comunione".
Questa poesia segnalano definitivamente la voglia e lo scandalo nel furore insito nei versi che tanto sconvolgono la morale comune del periodo, tant'è che sarebbero considerati osceni anche oggi, il che questi stessi versi collegati all'epoca decadente di Charles Baudelaire, potrebbero essere stati considerati come mere follie di una mente oppiacea. Ma oggi, i versi di Verlaine, hanno influenzato la prosa della scrittrice francese Alina Reyes (e non solo ovviamente), soprattutto nel romanzetto Sept Nuits.
E la Resa verliana esplica il senso del discorso di perdizione: "Son fottuto. M'hai vinto...".
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