Letizia Merello - 31.01.2011
Da scalfittura diventare abisso,
da fragile membrana diventare
la corda tesa delle vibrazioni incostanti.
(da Le mie poesie non cambieranno il mondo)
Nella poesia di Patrizia Cavalli, sesso ed erotismo appaiono così come li conosciamo vivendo piuttosto che come siamo abituati a leggerli. Nessun sipario speciale si apre sulle pulsioni: il rigore della forma, reso spontaneo dall'uso di un linguaggio diretto e quotidiano, e la sincerità di carne e ragione ritraggono senza mezzi termini il desiderio fra slanci, entusiasmi, noia e mancanza. Il corpo che vive nei versi della Cavalli si esprime a volte in maniera sessuata, ma il suo intento è raramente quello di sedurre.
Non ho seme da spargere per il mondo
non posso inondare i pisciatoi né
i materassi. Il mio avaro seme di donna
è troppo poco per offendere.(1)
L'incipit di questa poesia, che si chiude col proposito di sopperire alla mancanza di seme da spargere con le parole, suona già di per sé come un'eiaculazione, qualcosa che offende ma che allo stesso tempo feconda. Parole forti, che spesso sono l'unica sarcastica difesa di un corpo fragile, diviso fra le proprie esigenze e le imposizioni della mente:
Avevo un corpo bugiardo e compiacente
servo ammiccante ai miei travestimenti
felice dei miei amori negligenti
pronto a ogni parte anche se ero assente.
Eccolo adesso moralista forsennato
non ubbidisce più alle mie bugie
e mi risponde torvo a malattie.(1)
Fra gli elementi che caratterizzano la poesia della Cavalli e la rendono così spontanea, l'assenza di divisione netta fra impulso e razionalità: quest'ultima fa sempre capolino anche nei momenti di sereno abbandono, facendo sentire il suo ghigno amaro:
Come due orfane andiamo a pranzo
beviamo il tè e ci diamo baci.
Sembra un asilo o una colonia estiva
ma non ci si distrae mai abbastanza
per dimenticare la mamma culona.(1)
Disillusione, senso di inadeguatezza e imperfezione danno vita a un candore quasi accecante. La voce della Cavalli, profondamente femminile senza essere caricaturale, è specchio impietoso del corpo, nella sua pienezza e nei suoi angoli vuoti.
Patrizia Cavalli è nata a Todi e vive a Roma. Ha pubblicato per Einaudi Le mie poesie non cambieranno il mondo (1974), Il cielo (1981), Poesie 1974-1992 (1992), L'io singolare proprio mio e Sempre aperto teatro (1999). L'ultima raccolta è Pigre divinità e pigra sorte (2006).(2)
Note
(1) Patrizia Cavalli, Poesie (1974-1992), Einaudi, 1992.
(2) Biografia tratta da Wikipedia.
Immagini: http://www.poesia2punto0.com
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