Mirko Loru - 16.02.2011
Dopo un anno dalla premiere americana, sbarca in Italia la serie televisiva rivelazione della scorsa stagione statunitense, Spartacus: blood and sand prodotta e originariamente trasmessa dal canale via cavo Starz. Italicamente trasposto in Spartacus: sangue e sabbia, lo show racconta la storia de "lo schiavo che sfidò l'impero", il realmente esistito gladiatore trace Spartaco, che decise di ribellarsi alla schiavitù impostagli dall'esercito e di dar vita a quella prima guerra servile che dal più basso gradino della scala sociale rischiò di far tremare i più alti vertici del maestoso Impero Romano.
Non solo sangue e sabbia come ci avverte il titolo, ma anche tanto sesso nell'antica città di Capua, più simile a una Sodoma di biblica memoria che a un'innocua provincia della più grande Roma, dove tutto quello che conta sono i soldi, la fama e il potere, da raggiungere ad ogni costo e con ogni mezzo. E non si pensi agli schiavi di Capua come a domestici che sventolano una grossa palma per far aria al proprio padrone sdraiato ozioso su un triclinio. Gli uomini in catene sono piuttosto possenti gladiatori, uomini costretti ad allenarsi giornalmente nella lotta, al fine di riuscire ad ottenere il grande onore di battersi nell'arena per compiacere gli occhi dei liberi cittadini romani e conquistarsi il diritto alla vita. E i prestanti fisici che una mansione del genere richiede non lasciano indifferenti le lussuriose matrone dell'alta società romana, pronte a ribaltare il moderno stereotipo della donna oggetto, per fare del maschio sottomesso il loro giocattolino usa-e-getta preferito, in un tripudio di bicipiti e addominali luccicanti. L'universo maschile non è da meno: la completa assenza di una qualsivoglia forma di pudica inibizione si tramuta in crude e intense scene di stupro ai danni delle schiave, sesso di gruppo, voyerismo, interazioni omoerotiche e chi più ne ha più ne metta.
Nata dal genio di Steven S. DeKnight (Smallville, Buffy l'ammazzavampiri, Angel), la critica televisiva statunitense ha definito lo show come un mix di 300 e Fight Club, mescolati a Io, Caligola di Tinto Brass e il Gladiatore di Ridley Scott. Non sorprendano i paragoni con grandi produzioni cinematografiche, d'altronde si parla di un canale via cavo che è doppiamente sovvenzionato da abbonamenti e pubblicità, il che lascia ampia libertà non solo a livello economico, ma anche contro i vari parental advisory, che nulla possono per impedire le onnipresenti scene ad alto tasso erotico, nonché quelle di vivida, cruda e barbara violenza gratuita, a volte trascinata nel più genuino degli splatter e accompagnata da un uso magistrale del chroma key e di effetti speciali ai più alti livelli.
Nel cast di tutto rispetto spiccano il protagonista Andy Whitfield, ma soprattutto il perennemente impeccabile John Hannah, nei panni di Quintus Lentulus Batiatus, lanista padrone di Spartaco e di sua moglie Lucretia, interpretata dall'indimenticata Lucy Lawless, famosa negli anni 90 nei panni di Xena, la principessa guerriera.
E se l'idea di Xena che fa le zozzerie in abiti discinti per 13 puntate da un'ora ciascuna non è di per sé un buon motivo per convincersi a seguire questo incredibile show, non so quale altro potrebbe esserlo.
Titolo originale: Spartacus: Blood and Sand
Paese: Stati Uniti d'America
Anno: 2010
Episodi: 13
Durata. 60 min (ad episodio)
Premiere italiana: giovedì 17 febbraio, ore 21:10, Sky Uno (canale 109 di Sky)
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