Cinema

traduci

[Cinema] Schermi d'amore - Febbraio

Giulio Ragni - 28.02.2011

Casta Diva? Giammai!

Due star hollywoodiane dall'aspetto notoriamente virginale svelano il loro lato disinibito: la candida Natalie Portman de Il cigno nero, magistrale nel ruolo della ballerina sessualmente repressa con madre castratrice al seguito, si da parecchio da fare tra intensi rapporti saffici e masturbazioni sotto le lenzuola. La sequenza onirica in coppia con Mila Kunis, cliccatissima sul web, merita lo status di cult per la cura dei dettagli, il volto contratto della Portman che esplode in un liberatorio orgasmo, e la Kunis che si ripulisce la bocca con il dorso della mano dopo aver praticato un sapido cunnilingus.
Anne Hathaway, più volte principessa sullo schermo, in Amore e altri rimedi si mostra senza veli in scene di sesso esplicite, la cosa migliore di un film che mette troppa carne al fuoco. A dire il vero già nel misconosciuto Havoc la Hathaway mostrava un inedito lato trasgressivo, ma la passione erotica che rivela il suo pesonaggio in questo nuovo film è decisamente solare, assai più sensibile alle voluttà della carne. Sarà per questo che Nolan l'ha scelta come prossima Catwoman?

L'ora del burlesque non scocca

Se qualcuno sperava di ritrovare in Burlesque il gioioso divertimento erotico dell'omonima forma di spettacolo, diffusasi negli USA nella seconda metà dell'Ottocento e recentemente ritornata in auge, può anche mettersi l'animo in pace: il film con Christina Aguilera e Cher racconta la solita favola hollywoodiana della ragazza di provincia che supera tutti gli ostacoli pur di trasformare il suo sogno in realtà, con lo stesso tasso di sensualità di un pilone di cemento armato. Una pellicola scialba, riservata solo ai feticisti del botox e ai fan club gay di Cher. Attendiamo il vero burlesque raccontato da Mathieu Amalric in Tournée, in uscita il prossimo mese nelle nostre sale.

Italians do it better...Ma solo al botteghino

La stagione d'oro del cinema italiano è segnata dal grande successo delle commedie nostrane: ma come se la cavano con il sesso queste pellicole? Il dittico sui rapporti uomo/donna di Fausto Brizzi, giunto questo mese a compimento, e il terzo manuale amoroso firmato da Giovanni Veronesi, ben illustrano l'atteggiamento edulcorato dei nostri commediografi quando si tratta di amorosi sensi: anche quando mettono in scena triangoli con variabili omosex come ha fatto Brizzi nel primo film, il linguaggio è sempre di deriva televisiva, con fotografia molto patinata ed un tono narrativo sin troppo garbato e "pulito". Ma la commedia romatica, come insegnano i maestri del cinema classico americano - ma anche Il Truffacuori d'Oltralpe Romain Duris, nelle sale questo mese - per essere ben riuscita ha bisogno della trasgressione, dell'infrazione delle regole costituite, mentre gli italiani, vincenti al botteghino, sono troppo pudichi, cosicché l'eros vive solo nelle premesse narrative, ma non nei dialoghi né nelle immagini, al massimo come ricalco citazionista, tipo lo spogliarello di De Niro per Monica Bellucci, che riscrive quello ben più riuscito di Ieri, oggi e domani della coppia Loren/Mastroianni, oppure Donatella Finocchiaro delirante stalker stile Glenn Close in Attrazione fatale, entrambe sequenze del film di Veronesi: un po'più audace risulta a sorpresa Immaturi di Genovese, che a dispetto del tono generale "asessuato", inserisce qualche fugace nudo, compreso uno integrale di Giulia Michelini appena uscita dalla vasca da bagno, con la schiuma che ben poco può fare per coprire le pudenda.
Di tutt'altro segno espressivo Gianni e le donne, opera seconda di Gianni Di Gregorio, piccolo saggio sull'inadeguatezza dell'uomo alla soglia della terza età nei confronti dell'altro sesso, sull'erotismo negato e impossibile di chi tenta vanamente di sembrare ancora giovane. Altro che Bunga Bunga.

Corpi in assenza di contatto: Post Mortem

Recuperato solo ora attraverso un benedetto cineforum, Post Mortem del cileno Pablo Larrain, presentato in concorso a Venezia ed uscito in sala clandestinamente qualche mese fa, è uno dei film più potenti della stagione, l'anatomia di una nazione che ha smesso di sognare con l'avvento della dittatura di Pinochet. Il film è gelido, distaccato, di sicuro un'esperienza non facile per lo spettatore medio, un'opera caratterizzata dall'assenza di contatto tra i corpi: anche nei momenti in cui i personaggi si lasciano andare ai sentimenti o agli impulsi ormonali, c'è qualcosa che li tiene separati, o un elemento scenografico o la stessa collocazione degli attori all'interno dell'inquadratura, quasi sempre fissa e frontale. Lo schermo si riempie a poco a poco dei cadaveri della popolazione uccisa barbaramente dall'esercito, sempre più numerosi ed ingombranti, fino ad arrivare al "corpo" per eccellenza, quello di Salvador Allende, il momento più forte e commovente di tutto il film. C'è solo un momento in cui la passione trova davvero forma cinematografica, la sequenza dell'amplesso in soggettiva, con la mdp che scruta il corpo della magrissima protagonista femminile, una presenza tattile grazie alla quale sembra quasi che anche lo spettatore possa toccare la pelle, contare le ossa, rimirare la bocca spalancata in gemiti e sospiri di piacere, accarezzare i minuscoli seni della donna. Ma è solo un momento, l'illusione di un sogno d'amore destinato a spezzarsi, prima che l'acre odore della Morte appesti di nuovo l'atmosfera, uccidendo ogni ideale. E lo straordinario protagonista Alfredo Castro, già Tony Manero per Larrain, è ancora una volta superlativo nel dare vita ad un uomo abietto e meschino, come rivela lo scioccante, lunghissimo finale in piano sequenza. Da vedere.

Sconfinamenti televisivi

Ormai dirlo sembra diventato un luogo comune, ma la vera sperimentazione oggi si fa con i serial televisivi più che al cinema: gli spettatori italiani possono ammirare dal mese di febbraio per tredici settimane Spartacus: sangue e sabbia, una sorta di peplum vagamente ispirato, da un punto di vista grafico, ai fumetti di Frank Miller tipo 300. Corpi scultorei, violenza splatter, ma soprattutto, per ciò che concerne la nostra sfera d'interesse, tanto sesso, fra stupri, orge e rapporti omosex. Non sarà storicamente attendibile, ma l'intrattenimento è di prim'ordine. Consigliata la versione integrale, in onda domenica in seconda serata, rispetto a quella soft del giovedì in prime time.

Addio, stelle lucenti

Chiudiamo in malinconia, omaggiando la scomparsa di due icone del cinema: iniziamo da Maria Schneider, l'interpretete dell'immortale capolavoro di Bertolucci Ultimo tango a Parigi, pellicola da lei odiata ed amata, che ne ha segnato la carriera in maniera indelebile. In seguito Maria non raggiungerà mai più tali vette, complici tossicodipendenza e problemi psichiatrici, che la fecero licenziare anche dai set di Buñuel e Tinto Brass, ma quel solo film basta per il suo ingresso nell'Empireo delle star. Molto più guilty pleasure invece il mito nato intorno a Tura Satana, una delle attrici simbolo della filmografia di Russ Meyer, cantore di un cinema fumettistico, con donne dai voluminosi seni come interpreti privilegiate: la mise sexy fetish di Tura in Faster, Pussycat!Kill!Kill! è di quelle che non si dimenticano. Una scomparsa, quella di Tura Satana, che fa il paio con quella di Jean Rollin, il regista per eccellenza delle vampire lesbiche, soltanto pochi mesi fa. Cinema dove l'avanguardia va a braccetto con il B movie, che magari non finirà nei manuali di storia, ma capace comunque di segnare un'epoca, appassionando molteplici generazioni di spettatori.


Versione stampabile / Commenta questo articolo

Articoli correlati:
» Schermi d'amore - Gennaio
ROI campagne pubblicitarie