Cinema

traduci

[Cinema] Schermi d'amore - Marzo

Giulio Ragni - 23.03.2011

Carne fresca e giovane da maciullare

E chi lo avrebbe mai immaginato che il remake in 3D di Piraña potesse risultare così divertente? Se il film originario di Dante era un horror politico, il film di Alexander Aja riesuma la cara e vecchia sexploitation, in un trionfo di tette, culi e macelleria varia. Il film si svolge durante lo Spring Break, la pausa scolastica primaverile in cui gli studenti americani si scatenano tra feste in costume da bagno, alcol a fiumi, e ogni tipo di divertimento disinibito: insomma le vittime ideali di un genere moralista come l'horror. E così, grazie a battute stracult, recitazione a tratti da filodrammatica, ironia a go go, e come segmenti narrativi principali un porno amatoriale girato da uno pseudoregista allupato, e l'immancabile concorso Miss Maglietta Bagnata, la palma di pellicola più tamarra della stagione, se non del decennio, a questo Piraña 3D non gliela leva nessuno, avendo anche come indiscutibile merito l'aver riportato la puritana Hollywood indietro a qualche decade fa, quando non era infrequente imbattersi in pellicole edoniste e sanamente divertenti come questa. Momenti cult del film: il sensuale balletto subacqueo delle siliconate Kelly Brook e Riley Steele, che mettono in mostra i loro sessi depilati in deliziosi volteggi, e poi il giro di tequila, sale e limone leccato direttamente sul corpo delle discinte fanciulle, ma anche il momento trash di un pene conteso tra due voraci pesci e poi rivomitato in faccia al pubblico. Potrebbe sembrare un film per adolescenti in fregola, ed invece è riservato a trentenni nostalgici di un cinema di serie B che ormai non esiste più.

Elogio di Amy Adams

Bel film The Fighter, e gran bella interpretazione per Amy Adams, bellezza nervosa con un viso capace di fulminarti in una sola occhiata: la sua entrata in scena è una folgorazione, con la magliettina sopra l'ombelico e un paio di jeans dal taglio inguinale, mentre serve da bere al bancone del bar, ma altrettanto ammaliante è la scena d'amore con Mark Wahlberg, dove lei è così morbida e sinuosa quando appare in lingerie. Il momento più coinvolgente in assoluto è però un altro, il primo bacio dei due protagonisti, appena usciti dal cinema dopo un film noioso "senza neanche una scena di sesso", perfetto nel climax narrativo e nell'intensità messa dagli interpreti. L'Oscar l'ha vinto l'esuberante collega di set Melissa Leo, ma forse l'avrebbe meritato Amy e il suo personaggio, così vibrante e determinato nel risollevarsi dalle debolezze di una vita buttata al vento, in cerca di un riscatto personale attraverso le imprese del fidanzato pugile.

Ritratto convenzionale di una famiglia non convenzionale

Ancora USA, ancora cinema indipendente: I ragazzi stanno bene mette in scena una famiglia formata da una coppia lesbica con relativa prole, che una volta giunta all'età della ragione, vuole conoscere il donatore di seme delle loro mamme, un Mark Ruffalo che si rivelerà un adulto bambino, un adolescente mai cresciuto, oltre che un donnaiolo sempre in sella alla sua fiammante motocicletta. Il film parte bene, sposando lo sguardo di questi ragazzi che vivono sulle loro spalle la non convenzionalità di questa famiglia, ma poi la regista sceglie di raccontare i soliti adulti alle prese con crisi di coppia e relativi tradimenti, per dimostrare una sorta di normalità della diversità tanto condivisibile sul piano ideale quanto fatalmente invischiato nelle trappole del racconto a tesi politically correct. Le due protagoniste Annette Bening e Julianne Moore sono molto convincenti, e nel film non mancano divertenti scene di sesso, tra vibratori e film porno gay per risvegliare sopite passioni di coppia da un lato, e tradimenti etero della Moore con Ruffalo dall'altro, con tanto di caloroso e ironico benevenuto al pene del maschio: ma non temete, non c'è alcuna finalità reazionaria in questo colpo di testa, tutto è destinato a ricomporsi come nella più solida tradizione familiare a stelle e strisce. Una seganalazione per Yaya DaCosta, che con il suo sensuale look afro sembra uscita direttamente da una pellicola anni Settanta blaxploitaition, e la cosa ci garba parecchio...

In Tournée con Mathieu Amalric

Peccato che solo pochi fortunati spettatori nostrani abbiano potuto godere della festosa esuberanza delle protagoniste di Tournée, film dell'attore e regista francese Mathieu Amalric, uscito in un esiguo numero di sale nel nostro paese. La pellicola, premio alla regia dello scorso Festival di Cannes, è un vero e proprio inno al vitalismo femminile, grazie soprattutto alle curve felliniane di Dirty Martini e delle altre vere artiste del burlesque scelte come protagoniste da Amalric per la sua dolente ballata on the road sulle (dis)illusioni del successo. Un film che infiamma gli occhi e il cuore, deliziosamente debordante e disinibito proprio come le sue eroine.

Addio, stelle lucenti - 2

Speriamo davvero non diventi un appuntamento fisso, ma cominciano ad essere davvero tante le grandi icone del cinema che fu passate a miglior vita in questi ultimi tempi: alla fine del mese scorso si è suicidata a 83 anni Dorian Gray, la famosa Malafemmina del film con Totò e Peppino De Filippo, ma anche presenza indimenticabile in film come Il Grido di Antonioni e Le notti di Cabiria di Fellini. Alla sua scomparsa si è aggiunta poco tempo dopo colei che egli anni d'oro di Hollywood è stata l'emblema del sesso, quello più sporco, sudato e selvaggio: di Jane Russell ora che si è spenta resta soprattutto l'immagine delle sue forme voluttuose, e quella punta di volgarità sexy che ne fecero la pin up preferita dei soldati al fronte durante la Seconda Guerra Mondiale. Condannata ad un ruolo marginale sin dal titolo nel suo film più famoso, Gli uomini preferiscono le bionde, in cui ad uscire esaltata era l'immortale Marilyn Monroe, così burrosa e svampita da diventare archetipo puro, della Russell si ricordano pochi titoli davvero memorabili, eccetto il suo esordio nel censuratissimo western Il mio corpo ti scalderà, un ruolo talmente provocante e disinibito da impedire l'uscita del film per diversi anni. Fecero scalpore anche le foto di scena del film, con l'attrice immortalata tra le balle di fieno, inguainata in vestitini che non riuscivano a contenere le sue curve: è semplicemente Jane, un nome ed un corpo che evocano il peccato e il proibito. Come non amarla?
Poche ore prima della chiusura della rubrica è giunta la notizia della morte di Liz Taylor, la diva che con i suoi occhi viola ha incantato le platee facendo dimenticare anche una tecnica recitativa non proprio sublime. Tanti amori nella sua vita, ma soprattutto una serie di film indimenticabili lungo tutti gli anni Cinquanta del secolo scorso, sotto il segno del melò più torrido: Un posto al sole, Il Gigante, La gatta sul tetto che scotta, L'albero della vita, Improvvisamente l'estate scorsa, Cleopatra sono solo alcuni dei capolavori illuminati dal suo fascino, dalla sua bellezza fuori dai canoni e dal suo sguardo magnetico. E tanto basta per assegnarle il posto che merita nell'Olimpo delle star.
Versione stampabile / Commenta questo articolo

Articoli correlati:
» Schermi d'amore - Febbraio
ROI campagne pubblicitarie