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[Cinema] Schermi d'amore - Aprile

Giulio Ragni - 16.04.2011

Stelle di domani: Amber Heard

L'uscita di due film questo mese che la vedono protagonista ci permettono di parlare approfonditamente di Amber Heard, venticinquenne texana di puro, genuino talento. Sguardo affilato come un rasoio sopra un corpo che tradisce i suoi esordi da modella, Amber è stata lanciata dai film North Country e Alpha Dog, che l'hanno resa una delle giovani attrici più promettenti tra quelle che bazzicano ad Hollywood e dintorni. Per quanto concerne la nostra materia di interesse, Amber si è fatta notare per i generosi nudi e le numerose scene di sesso di The Informers, insuccesso clamoroso di critica e pubblico, e per l'apparizione come guest star nel serial hot Californication, che fanno il paio con la rivelazione in pubblico della sua bisessualità, con tanto di relazione ufficializzata con una fotografa hawaiana, tale Tasya van Ree: quanto basta per renderla una star in erba, equamente divisa tra gossip e culto cinematografico. Quello che manca oggi ad Amber è la grande occasione per sfondare definitivamente, e questa potrebbe essere The Rum Diary al fianco di Johnny Depp, atteso a fine anno: non lo sono infatti né lo scult delirante Drive Angry 3D al fianco dell'indefesso Nicolas Cage, immolatosi ormai alla causa del trash più spinto per motivi di danaro, né il buon horror vecchio stampo The Ward di John Carpenter, poco apprezzato in patria e all'estero, entrambi visti recentemente nelle nostre sale. Il rischio vero, per questa promettente attrice, è di rimanere intrappolata nelle maglie del cinema di serie B, che oggi, nell'epoca di internet e della proliferazione di cinematografie internazionali, non ha più la capacità di imporre mitologie e linguaggi come qualche decennio fa. Sarebbe davvero un peccato.

La sequenza hot

Aprile è stato un mese avaro di scene sexy, ma notiamo con piacere che, tra tanta commedia e piccoli film d'autore, sta risorgendo come l'araba fenice quel cinema americano incline ad inabissarsi nella serie B più estrema, in quella terra di mezzo dove il patetico e il sublime vanno passo passo, dove il cafone e il ridicolo sono sempre in agguato, procurando un divertimento impareggiabile, oseremmo dire prezioso, di questi tempi: naturalmente parliamo del già citato Drive Angry 3D, capolavoro di "bruttezza" ineguagliabile, che non ha alcuna paura di mostrarsi in tutta la sua deriva kitsch, e che in fondo ce lo rende simpatico, proprio come il Piraña di Aja di cui vi abbiamo parlato il mese scorso. Ma veniamo al dunque: per una manciata di secondi, almeno nella versione italiana che abbiamo potuto visionare, è possibile apprezzare le qualità ginniche dell'infoiata Charlotte Ross, cameriera affamata di sesso la cui preda di turno è nientemeno che Nicolas Cage con occhiali da sole e sigaro in bocca, a metà strada tra una parodia di Keanu Reeves in Matrix e un attore porno in libera uscita: prima udiamo grida di piacere a prova di decibel, poi vediamo l'impudica Charlotte cavalcare assatanata, a gambe incrociate e ritmo sostenuto, il nostro Cage che se ne sta beato sotto di lei. Per chi non avesse avuto il coraggio di accostarsi ad una tale perla del trash contemporaneo in sala, sappiate che con un po'di abilità potete recuperare foto e video dell'audace sequenza sul web.

Cloni innamorati vs Ragazze cattive

Dai replicanti di Blade Runner ai cloni di The Island, il cinema fantascientifico degli ultimi trent'anni si è occupato spesso e volentieri della possibilità di un'anima per le creature generate dall'egoismo dell'Uomo: ma Non lasciarmi, tratto dall'omonimo romanzo di Kazuo Ishiguro, di fantascienza ha solo l'assunto narrativo di partenza, per generare invero uno straziante melodramma sul rimpianto, sul significato dell'esistenza, sull'importanza dell'amore nella vita degli individui. Grazie alla bravura dei tre attori protagonisti e il tono sommesso del regista Mark Romanek, Non lasciarmi diventa un piccolo classico del genere, che riesce a raccontare i fremiti d'amore e le pulsioni della carne con partecipe trasporto: guardare per credere il sospirato primo bacio dei due personaggi principali, costretti a rimanere separati dagli eventi della vita, così palpitante nella messa in scena che è impossibile non commuoversi.
Con Sucker Punch di Zack Snyder ci troviamo di fronte all'antitesi del film precedente: tanto il primo procede per sottrazione quanto il secondo per accumulo, tanto Romanek sceglie di stare un passo indietro rispetto ai suoi personaggi, quanto l'esuberante Snyder calca con mano pesante questo guazzabuglio fanta-action che mescola videogame, cultura manga, videoclip e fumetto. Si può facilmente storcere il naso davanti a Sucker Punch, ma la pellicola è indicativa sulla direzione, piaccia o meno, che sta prendendo il cinema del futuro, e almeno il prologo e l'epilogo, cupi e scabrosi nel raccontare la violenza sulle donne, sono da antologia, così come vincente è la scelta di non mostrare mai il ballo ipnotizzante della protagonista Babydoll, così eroticamente travolgente da ammaliare chi ne assiste alla visione, e che ogni spettatore può immaginarlo e declinarlo nelle infinite forme suggeritegli dalla propria fantasia. Esattamente il segreto del grande cinema, sin dai suoi albori.

Una poesia dolente dalla Corea del Sud

Il regista coreano Lee Chang Dong si conferma uno dei massimi registi del melò contemporaneo: dopo aver raccontato la storia d'amore tra una disabile ed un pregiudicato nel suo capolavoro Oasis, regala un indimenticabile ritratto femminile con Poetry, dolente viaggio di un'anima che impara a scoprire la bellezza dell'universo, nascosta in una società che sembra aver smarrito ogni forma di innocenza. Nel film c'è un'incredibile sequenza erotica tra la sessantacinquenne protagonista, che ha appena scoperto di essere malata d'Alzheimer, ed un coetaneo portatore di handicap a cui fa da badante per arrotondare le entrate: potenzialmente a rischio ridicolaggine, la scena è invece struggente nel cogliere l'ultimo afflato di passione di due vite giunte agli sgoccioli, disinnescando qualsiasi tentazione provocatoria, suggerendo tutto senza mostrare assolutamente nulla. Perfetto suggello di un piccolo grande film.

Amore depresso

Dovrebbe essere una commedia Lo stravagante mondo di Greenberg, ma il tono generale è alquanto amarognolo, per non dire deprimente: il protagonista Ben Stiller aggiunge un altro tassello alla propria galleria di personaggi maniacali, fissati, fobici, con questo suo Roger Greenberg pieno di rabbiosa aggressività, appena uscito da una clinica per curare un esaurimento nervoso. Tornato a Los Angeles dopo tanti anni, intreccia una strana relazione con la segretaria personale di suo fratello, una Greta Gerwig che dietro la dolce normalità cela una triste ed infelice passività. Un incontro tra due personalità frustrate nelle proprie ambizioni, e che si riflette anche nella bislacca relazione, come testimoniano le due brevi e lievemente grottesche sequenze di sesso: nella prima Stiller salta addosso alla Gerwig che ha "un reggiseno mostruoso", e termina il goffo approccio con un malriuscito tentativo di coito orale. Nel secondo i due fanno finalmente l'amore, ma l'amplesso è sconnesso, precoce, e privo di alcun godimento da parte di entrambi. Non riveliamo il finale, ma con queste temperature emotive è facile immaginare che non siamo di fronte alla classica commedia americana...

Sotto il segno di Belen

Si era molto chiacchierato durante la lavorazione di Se sei così ti dico si, per l'esordio "d'autore" della regina del gossip Belen Rodriguez. Nonostante le comprensibili diffidenze circa l'esito finale, sul grande schermo la procace Belen sembra funzionare: certo è difficile capire dove finisce il personaggio e incomincia l'attrice, tanto il ruolo sembra cucito sulla sua immagine pubblica, ovvero una star capricciosa, subissata dai pettegolezzi sulla sua vita privata, piena di ammiratori, giornalisti e segretarie a seguito. L'attrice riesce a rendere credibili anche le sfumature introspettive richieste dal copione, ma inevitabilmente la mdp indugia sul suo fondoschiena, le labbra, l'intimo provocante che indossa. Insomma, a conti fatti, Belen sembra esistere davvero mediaticamente solo in quanto corpo, e se la cosa più memorabile del film resta il suo fugace nudo nella vasca idromassaggio, vorrà pur dire qualcosa.


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