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[Cinema] Schermi d'amore - Maggio

Giulio Ragni - 10.05.2011

Dio perdona...Machete no!

Non avrà la stessa capacità di riscrivere l'immaginario filmico come Quentin Tarantino, ma quanto ci fa divertire ultimamente il cinema exploitation di Robert Rodriguez: il suo Machete ha lo sguardo truce, le cicatrici e i tatuaggi dell'ex galeotto Danny Trejo, protagonista feticcio di un action tamarro con tanto sangue, battute cult e un pizzico di sesso, frutto di un'esasperazione iconica che è il marchio di fabbrica del regista tex mex. E se Trejo non vincerà il concorso di Mister Universo, i maschietti si divertiranno parecchio tra donne nude che hanno telefonini nascosti nelle parti intime, infermiere sexy, e soprattutto le tre protagoniste femminili, toste e determinate come non mai: difficile scegliere tra la combattiva Michelle Rodriguez con pantaloni di pelle, reggiseno nero e benda sull'occhio, Jessica Alba polizotta con nudo sotto la doccia (in Photoshop), e Lindsay Lohan tossica ninfomane che nel finale si traveste da suora. Goduria pulp.

Eros Twilight?

La saga di Twilight è stata una delle peggiori sciagure cinematografiche e letterarie degli ultimi decenni, che non solo ha la colpa di aver banalizzato la complessa figura del vampiro, ma come un morbo impazzito ha generato cloni a non finire, riproponendo fino all'esaurimento un anemico modello anerotico in cui anche la tentazione della carne risulta mortificata. Guardate ad esempio Cappuccetto Rosso Sangue, firmato dalla regista del primo episodio della saga vampiresca Catherine Hardwicke: l'archetipo fiabesco fecondo di letture freudiane (il mantello cremisi associabile al ciclo mestruale per indicare l'entrata nella pubertà, il bosco come metafora della femminilità, il lupo cattivo come predatore sessuale, etc.) diventa un noioso polpettone con tanto di licantropo (sic!) che né il triangolo amoroso del plot né la conturbante carnalità di Amanda Seyfried riescono a risollevare. Sulla medesima scia è uscito anche Beastly, con la teen star Vanessa Hudgens, altrettanto insulso nel riproporre la fiaba de La bella e la bestia: ci auguriamo che il box office decreti la morte di questo tipo di prodotti il prima possibile.
E a proposito di star lanciate dalla saga di Twilight, il cui ultimo episodio vedrà finalmente i due protagonisti fare sesso (era ora...), registriamo le sferzanti dichiarazioni di Reese Witherspoon su Robert Pattinson, suo partner in Come l'acqua per gli elefanti, in uscita questo mese nelle sale italiane, definendolo deludente nelle scene d'amore, e la mancanza di feeling tra i due sullo schermo si avverte. In effetti, se pensiamo ai sex symbol maschili del passato remoto e recente, fatichiamo a comprendere lo sdilinquimento delle ragazzine per questo finto bad guy d'Oltremanica, la cui resa cinematografica sinora è stata a dir poco incerta, anche soltanto come presenza scenica. Nel suo futuro c'è Cosmopolis di David Cronenberg, tratto da Don DeLillo: confidiamo nel regista canadese che sa far recitare bene pure i sassi, ma se floppa anche qui, è facile prevedere un rapido declino di carriera per il cereo Edward Cullen del grande schermo.

Dalla Sicilia con furore

Il cinema di Roberta Torre si conferma intimamente sensuale, nei colori, nelle atmosfere e nelle invenzioni visive: con I baci mai dati, ambientato in un quartiere periferico di Catania, la regista torna in splendida forma dopo il precedente passo falso, e basterebbe guardare la morbida carrellata che apre il film, mentre indugia sui dettagli del salone di bellezza di Piera Degli Esposti, con le cotonature dei capelli, le unghie laccate, le scollature da tipiche bellezze mediterranee delle clienti, per avvertire saporite fragranze erotiche. Donatella Finocchiaro, anche tinta di biondo, si conferma garanzia di qualità e presenza scenica di ferino magnetismo.
Salpando verso altri lidi siciliani, colpisce una breve sequenza de I Malavoglia del sempre interessante Pasquale Scimeca, fortemente allusiva e con un vago sentore incestuoso, per quanto appena accennato: al termine di una malinconica cena, il protagonista ‘Ntoni guarda la sorella Mena mentre esegue una danza del ventre, togliendosi la maglia e rimanendo in reggiseno, prima che l'arrivo del fidanzato Alfio interrompi bruscamente la scena. Fulminante e carico di umori contraddittori, è sola una delle diverse sorprese che sa riservare questa trasposizione in chiave contemporanea del capolavoro verghiano.

Pillole da Cannes

Come ogni edizione dei festival che si rispettino, anche per il Festival di Cannes 2011 non mancano annunci di film che sulla carta promettono (e non sempre mantengono) di dare scandalo: in Concorso trova spazio l'opera prima di Julia Leigh Sleeping Beauty, che racconta di una bella studentessa che intrattiene come prostituta alcuni clienti quando è addormentata; ancora meretrici protagoniste nel film di Bertrand Bonello, L'Apollonide, tutto ambientato in un bordello, con la nostra Jasmine Trinca tra le interpreti. E sapori forti promette anche Pedro Almodovar con il suo La piel que habito, storia nerissima di un chirurgo plastico che per vendicare la figlia stuprata da un uomo, gli rapisce la moglie sottoponendola a sevizie di varia natura, mentre è difficile che le provocazioni manchino in Melancholia di Lars Von Trier, nel cui trailer abbiamo già potuto ammirare la protagonista Kristen Dunst senza veli. Altre delizie erotiche ci riserveranno con tutta probabilità le varie sezioni collaterali, ma almeno un nome da annotare, tra gli autori controversi e disturbanti che faranno discutere le platee cannensi, è il giapponese Sion Sono, presente alla Quinzaine des Realisateurs con il suo ultimo lavoro Guilty of Romance, e che sarà celebrato con una retrospettiva anche al prossimo Festival di Torino. Bonne vision.
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