Giulio Ragni - 12.06.2011
Serve e padroni
Remake di un classico del 1960, The Housemaid è l'ultimo film del maestro del cinema erotico coreano Im Sang-Soo, già noto in Italia per La moglie dell'avvocato. Dietro il paravento del thriller dalle atmosfere torbide, si cela la più tipica dialettica tra servo e padrone, costruita tra una coppia alto borghese con prole, e la nuova, giovane cameriera: anche da un punto di vista stilistico, la regia sottolinea questa lotta di classe utilizzando spesso e volentieri una ripresa solo apparentemente frontale, in realtà decentrata dall'alto verso il basso, non solo quando l'occhio della cinepresa coincide con lo sguardo lubrico del padrone sul corpo della protagonista, ma anche quando quest'ultima è alle prese con le più comuni faccende domestiche, che sia pulire la biancheria, servire a tavola o dipingere le unghie dei piedi della padrona. Il film evidenzia egregiamente il ruolo del maschio, che sia dalla moglie, che dalla cameriera, pretende piacere senza curarsi di darlo, e non a caso è soprattutto il blowjob, goduto in posa da Uomo Vitruviano con una ripresa plongée, oppure preteso e spiegato verbalmente alla protagonista durante l'amplesso circa come debba essere eseguito, il segno erotico epitome di questa pellicola elegante e manierista, che dietro la bellezza formale svela polemicamente la rigida piramide sociale della società coreana.
Il corpo di Cristo
Marta ha tredici anni, si è appena trasferita dalla Svizzera in un paesino della Calabria, con la sorella maggiore e una mamma che ha bisogno di riposo. Marta deve seguire un corso per fare la cresima, ed intanto cresce, diventa donna, e noi la vediamo rimirarsi allo specchio il seno ancora acerbo, oppure la ritroviamo naturalmente sconvolta quando le arriveranno le prime mestruazioni: è suo il Corpo Celeste di questo folgorante esordio di Alice Rohrwacher, presentato con successo in una sezione collaterale dell'ultimo Festival di Cannes. Dietro il contrasto tra il mistero della fede ed un'istituzione clericale grottescamente distante da questa, si cela un poderoso corpo a corpo tra una donna in fieri ed un Meridione sospeso tra arcaicità e (post)modernismo, tra case diroccate da un lato, e rifiuti e mostri di cemento armato dall'altro. E quanta autentica, vitale passione, emerge nella sequenza in cui Marta ripulisce dalla polvere un pesante crocifisso: il corpo di Cristo e il corpo di una giovane donna magicamente a contatto, una sola presenza tattile carica di attrazione e mistero, il mistero della vita verrebbe da pensare. Un rapimento mistico e sensuale, per dirla alla Battiato.
Il corpo delle donne
Dallo spirituale Corpo Celeste all'assai più materico Venere Nera, è ancora una volta il corpo femminile il nucleo poetico e tematico su cui verte lo sguardo della cinepresa: ma le ambizioni sono agli antipodi, e se il film della Rohrwacher usa l'arma della levità per raccontare la crescita (di un'adolescente) e la scoperta (della propria spiritualità), il nuovo film di Abdellatif Kechiche ci va giù pesante nel raccontare il degrado e l'umiliazione della Venere Ottentotta Saartje Baartman. Una storia vera, risalente a circa due secoli fa, che mostra quanto, allora come oggi, il corpo delle donne venga esibito, scrutato, manipolato, posseduto come un'oggetto, anche con la scusa della scienza e dei suoi studi. È un film che fa male questo Venere Nera, perché ci mette di fronte alla nostra responsabilità di spettatori, sulla complice ambiguità del nostro sguardo, talora con insistente e insostenibile violenza morale: non si salva nessuno, dal pubblico plebeo della fiera ai ricchi libertini dei salotti europei, fino agli scienziati che pensarono di trovare nello sviluppo ipertrofico di cosce e glutei, e dalla sporgenza delle piccole labbra vaginali di Saartje, la riprova razzista dell'inferiorità dei popoli africani rispetto ai bianchi occidentali. Un corpo continuamente messo in scena, mediato dallo sguardo altrui, che riesce ad incarnare perfettamente la potenza archetipica e primitiva dell'eros, domata e sfruttata dalla società evoluta e tecnocratica, e questo grazie soprattutto alla coraggiosa interpretazione di Yahima Torres. Non è cambiato nulla rispetto alle starlette televisive e pubblicitarie di oggi, se non che oggi anche le "vittime" sono consapevoli del meccanismo dello spettacolo, e lo sfruttano cinicamente, fino a trasformarsi loro stesse in "carnefici". C'è di che meditare.
La scoperta
Le donne del 6° piano, commedia deliziosa e un po'furbetta firmata da Philippe Le Guay, ha il merito di averci segnalato un'attrice argentina a noi sinora sconosciuta, Natalia Verbeke, in pratica la co-protagonista assieme al meraviglioso Fabrice Luchini, borghese annoiato che (ri)scoprirà le gioie della vita attraverso un gruppo di camereire spagnole. Tra di loro c'è appunto la muliebre Natalia, due perle nere come occhi ed un sorriso che incanta: impossibile non innamorarsene. Ah, e per i guardoni impenitenti, nel film c'anche un nudo integrale da tergo mentre fa la doccia. Che volere di più?
Le dimensioni contano...
Non siate subito maliziosi, quello di cui vi parliamo è la scoperta della nuova tecnologia 3D da parte sia del cinema erotico, che pornografico tout court. In Cina ha avuto un enorme successo di pubblico Sex and Zen 3D, malamente definito pornografico dagli ignoranti giornalisti nostrani, ed invece appartenente ad un filone di pellicole softcore di lunga data ambientate nel passato, tra cortigiane maliziose e duelli all'arma bianca: pare lo vedremo anche in Italia, ma in noi suscita più curiosità l'annunciato remake a tre dimensioni di Caligola, ad opera dello stesso Tinto Brass, sempre che i postumi della malattia glielo consentino. Esplicitamente hard sono invece This ain't Avatar XXX, previsto per settembre in USA, e l'italianissimo Casino 45, con i noti divi Franco Trentalance e Vittoria Risi. Sarà il cinema tridimensionale la nuova frontiera del porno? Tutto fa brodo pur di sconfiggere internet, ma ci chiediamo se davvero vedere parti anatomiche e copule "fuori schermo" eccitino la fantasia dello spettatore più di una normale visione a due dimensioni. E chissà se gli appassionati apprezzeranno davvero abbondanti cumshot oltre i naturali confini dell'inquadratura, come se arrivassero addosso...
Segnalazioni Dvd
Data la scarsità di uscite riguardanti pellicole erotiche in homevideo nel nostro paese, ci sembra doveroso segnalare in chiusura la nuova collana della Sony dedicata all'erotismo d'autore, che ripropone alcuni film, principalmente degli anni Ottanta, di autori italiani quali Joe D'Amato, Bruno Mattei e Rino Di Silvestro, nomi irrinunciabili per gli amanti dei B movie nostrani. Edizioni discrete, anche se, perlomeno nei titoli che abbiamo potuto visionare, extra assenti. Chi si contenta, gode.
Altre uscite degne di interesse sono Ilsa la belva delle SS, capostipite del filone nazi erotico, per la prima volta in versione integrale grazie alla Pulp Video, con il ripristino delle scene tagliate all'epoca, in originale con sottotitoli; poi ci sono i rari Le foto proibite di una signora per bene e Tranquille donne di campagna per la Cinekult, ed infine per i primi di luglio è stata annunciata l'uscita in edizione limitata del women in prison con Pam Grier Rivelazioni di un'evasa da un carcere femminile per la Mosaico.
Versione stampabile / Commenta questo articolo