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[Cinema] Per un cinema agricolo e indipendente: intervista a Sebastiano Montresor

Giulio Ragni - 23.06.2011

Per fortuna il cinema italiano non è solo commedia e film di Moccia. O le fiction su santi e italianibravagente. C'è ancora chi si interroga riguardo a dove mettere la macchina da presa, come comunicare un proprio mondo poetico, come scombussolare lo spettatore e metterne in crisi le certezze. In poche parole, riflettere sul senso del cinema. È quello che fa ad esempio Sebastiano Montresor, regista de L'eredità di Caino e del dittico Vigasio Sexploitation, uno dei tanti cineasti indipendenti che lottano contro un sistema produttivo asfittico come quello italiano: con lui abbiamo fatto volentieri due chiacchiere sul suo cinema e la sua visione dell'eros, ora disturbante, ora grottesca. Comunque, mai banale.

D:Tu definisci il tuo cinema "agricolo", e parli di "recitazione invisibile" riguardo i due episodi di Vigasio Sexploitation: sembrano quasi un atto di stoica resistenza ad un cinema ufficiale sempre più patinato, omologato, convenzionale... Mi sbaglio?
R:No, affatto. Il cinema agricolo è la risposta all'omologazione imperante della tv e alla standardizzazione del cinema mainstream. Inoltre è anche l'unico mezzo che ho a disposizione - e come me credo moltissimi altri indipendenti - per raccontare storie utilizzando la macchina cinema, reinventando a mio piacimento i registri e gli stilemi della narrazione filmata. Cerco di fare sì che le immagini siano disturbanti, che portino lo spettatore alla riflessione, a chiedersi perché succede questo? Perché se lo spettatore si pone questa domanda, forse se la porrà anche quando guarda la tv o il cinepanettone, e quindi tenderà ad evolversi. Non perchè il cinema indipendente sia meglio degli altri, ma perchè la diversità fa bene.
Altro discorso invece per la recitazione invisibile: è il tentativo di mettere in scena anche chi non possiede un background attoriale e dimostrare, come scommessa, che molte volte renda in maniera ugualmente efficace. Quello che sarebbe un limite, diventa un vantaggio. Queste due piccole regole si possono tradurre nella logica dell'agricoltore il quale solitamente tende a non buttare niente e riciclare tutto, perchè può sempre servire. Il cinema si può fare con poco, e molte volte in maniera più espressiva della ricca quanto sprecona fiction italiana.

D:Guardando alcune immagini dei tuoi film si avverte l'influenza, nella visione di un erotismo "malato", di cineasti come Lynch, Cronenberg, Tsukamoto, ma anche di un piccolo film cupo e angosciante come Begotten. Io ci ho visto anche certe sperimentazioni stile Alberto Cavallone degli anni Settanta. Sono accostamenti azzardati? Quali sono i tuoi modelli?
R:Tutti i nomi che hai citato fanno parte del mio bagaglio visivo, alcuni li ho visti e rivisti, come Spell Cavallone o il Videodrome di Cronemberg. Mi piacciono molto le immagini ambigue, che possono essere lette in maniera diversa. Credo che sia una forma di rispetto nei confronti dello spettatore. Io vorrei che chi guarda i miei film diventi poi complice nella ricostruzione del senso, così in qualche modo il film è anche un po' suo. I modelli di riferimento più diretti sono proprio quelli che hai citato, a cui aggiungerei Kubrick e almeno Pasolini. Ma mi nutro tutte le notti di b-movie americani e europei, ancora amo molto i noir con Robert Mitchum o Humprey Bogart, le storie di fantascienza a base di insetti radioattivi giganti, e poi i classiconi erotici come ad esempio il cinema di Borowczyk. E infine il cinema muto, capisci come alcuni pionieri avessero già detto tutto e noi stiamo solo ripercorrendo la stessa strada con mdp più evolute. Comunque direi che "malato" è limitante, oppure lo si può riferire più a Caino che a Vigasio. Credo che la seconda parte di Vigasio sia piuttosto esplicita in questo: divertita, caciarona, sguaiata.

D:A dispetto del cinema e soprattutto della fiction italiana, mi sembra che i tuoi film recuperino l'importanza del corpo, anche nei suoi aspetti più crudi, all'interno dell'inquadratura, e la sua collocazione nello spazio. Cosa puoi dirci al riguardo?
R:Sono convinto che lo specifico del cinema sia l'immagine in movimento, quindi tendo a mettere pochissimi dialoghi, pur consapevole che questo non aiuta lo spettatore. Filmare il corpo diventa quindi un problema. Per me che spesso mi rifaccio al cinema muto di Meliés - soprattutto per raccordi di montaggio e posizione della mdp - il corpo è già espressivo di suo, non ha bisogno della parola. La scelta di Caino e della prima parte di Vigasio va in questa direzione, e credo che l'atmosfera sia comunque interessante, sospesa, ansiogena. Non sono dei personaggi, sono monoliti che ondeggiano in uno spazio che vorrei astratto, perchè la cosa importante non è quello che c'è intorno a loro, ma quello che succede dentro di loro e quindi quello che dovrebbe succedere nello spettatore. Delle volte il gioco riesce e allora senti delle corde vibrare che non pensavi di avere. Come commuoversi quando Filippo Timi se la fa addosso mimando un disabile, o rimanere ammutolito quando la donna-dixan depone l'uovo. Nella mia testa è un rimando a qualcosa che non saprei come altro rappresentare, ma che mi appartiene nel profondo.

D:Il tuo primo film L'eredità di Caino, girato insieme a Luca Acito e ispirato ad un racconto di Leopold Von Sacher-Masoch, ha avuto un buon successo di critica. Nel film c'era anche Filippo Timi agli esordi: cosa ricordi di quell'esperienza?
R:E' stata la mia prima esperienza. Sono stato molto fortunato a lavorare con Filippo che è un mattatore dentro e fuori la scena, ma più ancora mi è servito lavorare con Luca. Il film appartiene nella stessa maniera a tutti e tre, anche se dopo le 100 ore di girato ce le siamo sciroppate io e Luca. E' stata un'esperienza al limite, sia per come abbiamo girato, sia per le dinamiche all'interno della troupe, e all'interno del capannone dove si girava. Filippo ha fatto delle cose incredibili, come fare la cacca in scena e poi spalmarsela in faccia senza che nessuno glielo avesse chiesto. Semplicemente lo sentiva necessario, si è fatto corpo per raccontare quella storia. È un film corale, molte cose adesso le risolverei in maniera diversa, ma mi piace ancora, sembra uno snuff. La cosa più bella era l'idea che appena usciti dall'accademia tutti lavoravamo insieme al nostro primo film, un progetto di più ampio respiro che in qualche modo ha ripagato gli sforzi fatti. Giravamo con tre camere in contemporanea che facevano impazzire direttore della fotografia e fonico ma ne è uscito un film irripetibile.

D:La visione del sesso nei tuoi film è inquietante e surreale al tempo stesso, legata a perversioni e morbosità, che può risultare indigesta al "grande pubblico": cosa cerchi di trasmettere agli spettatori attraverso di essa?
R:Eh, non lo so. Mi sogno le cose di notte e poi quello che mi ricordo la mattina me lo scrivo e lo metto in scena. La donna-dixan è nata così, è una delle creature che mi piace di più. Penso che alla base di tutto ci sia la sensazione che il sesso, l'atto sessuale tra due persone, sia non solo il momento di massima condivisione, ma che contenga nello stesso tempo anche il rischio di solitudine e distacco. Come se il momento dell'orgasmo fosse quello del massimo solipsismo, non qualcosa di comunicabile o condivisibile, ma che crea divisioni e incomprensioni. Tutto quello che vedo attorno a me mette in scena il sesso come se fosse una ginnastica (la pornografia) o come se fosse un obbligo/diritto/premio/dovere (la pubblicità). Cerco di andare contro questa doppia banalizzazione, restituendo sullo schermo l'importanza del corpo, rendendolo orrido o inspiegabile. Riprendo quindi i temi dell'abiura dalla trilogia della vita di Pasolini e li ripercorro, sento che abbiamo ancora bisogno di riflettere sulla coprofagia perchè mangiamo merda tutti i giorni ma ci piace, ce la fanno piacere, forse non ce ne accorgiamo neanche che la stiamo mangiando. Poi il corpo nudo ti mette subito alle strette: se filmi una tetta puoi andare in prima serata su raiuno, ma se filmi una cosa come la donna-dixan che depone l'uovo nelle mani del dr. Munoz allora vai oltre l'erotismo e diventa pornografia. E allora forse è meglio una sana pornografia che l'informazione televisiva... almeno sei bollato con un XXX e ti puoi permettere di fare qualsiasi cosa, non ci pensi più.

D:Dicci infine una scena erotica che sei particolarmente orgoglioso di aver girato, e anche quella che vorresti girare un giorno, magari nel tuo prossimo film...
R:Beh, almeno tre, quella coprofaga di Filippo, l'uovo della donna-dixan e la scena della melanzana con Eveline - le trovo ancora molto forti sebbene vadano in direzioni diverse. Nel prossimo lavoro forse si torna alla coprofagia, ma siccome ancora non so come risolvere delle cose non mi sbilancio: sarà ancora un lavoro sulla dipendenza. Il protagonista, K., dovrà smettere di fumare per salvare il suo unico grande amore.

I film di Sebastiano Montresor sono scaricabili gratuitamente attraverso i siti ufficiali, in cui troverete anche gallerie fotografiche, sinossi, filmati dai backstage ed altro ancora.

I film sono comunque disponibili in free release sui principali tracker di torrent.

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