Giulio Ragni - 05.07.2011
Icone fetish
Passano i decenni, ma il cinema continua ad essere fabbrica di icone e miti: Natalie Portman truccata come Cigno Nero dagli occhi color porpora è ad esempio un'immagine che non si dimentica, mentre avremmo fatto volentieri a meno del Robert Pattinson circense del tremendo Come l'acqua per gli elefanti. Ci sono personaggi che nascono già icone, come il trucido Machete e lo stuolo di eroine al suo seguito, in cui emerge il fascino fetish della divisa, esattamente come gli shorts inguinali e la canotta rossa di Tamara Drewe, ed altri personaggi che vorrebbero disperatamente esserlo, ma finiscono col sembrare ridicoli, come il George Clooney che si aggira con abiti griffati per le rovine de L'Aquila in The American. Le donne si possono consolare con il superbo Kim Rossi Stuart di Vallanzasca, che con o senza vestiti risulta corpo immaginifico e fiammeggiante, puro distillato di cinema e fascino criminale. E per gli uomini? Tra tante bellone, ci piace segnalare i corpi imperfetti, ma intrisi di sensuale carnalità, delle ballerine di burlesque in sovrappeso protagoniste di Tournée. L'icona più destabilizzante però è la supereroina Hit Girl di Kick Ass, l'undicenne Chloë Moretz che, con gonnellino corto e codine lolitesche, tradisce un fascino conturbante da manga erotico giapponese, che mette a disagio. Altro che le oniriche guerriere di Sucker Punch, intrappolate in un cinema di superfici virtuali e senz'anima.
Tamarro è bello
Hollywood, che da sempre colonizza il nostro immaginario, questa stagione ha pescato a mani basse nel mondo ironico, cialtronesco e cafone dell'exploitation da B movie di una volta, strizzando l'occhio ad un passato cinematografico sdoganato dalla critica e già mitizzato dal pubblico: ecco così Lindsay Lohan suora en travesti, Michelle Rodriguez (s)vestita di pelle nera e Jessica Alba sexy poliziotta in Machete, l'esibizione a frotte di epidermidi nel remake in 3D di Piraña, con balletto senza veli sott'acqua di Kelly Brook e Riley Steele, e le formose antieroine di Bitch Slap, omaggio divertente e divertito al cinema di Russ Meyer. Senza dubbio alcuno questo è stato l'anno del tamarro.
Baci da ricordare
I baci non mancano quasi mai in un film, ma quando sono da considerare davvero memorabili? A nostro insindacabile giudizio, la palma del più intenso va a quello tra Andrew Garfield e Carey Mulligan nel sottovalutato Non lasciarmi, perfetto per costruzione della suspence amorosa, struggimento emotivo che sottintende, e semplice modalità di ripresa. Il più erotico, quello "onirico" tra Natalie Portman e Mila Kunis ne Il Cigno Nero, travolte da saffica passione, manifestazione di desideri inconsci repressi. Infine il più perverso, ovvero il domatore Olivier Gourmet che seduce la Venere Nera protagonista del crudo e insostenibile film di Abdellatif Kechiche, per circuirla ai suoi lucrosi scopi.
Lo famo strano
Il premio all'amplesso più disturbante, stravagante e sorprendente, vede un ex aequo: a pari merito troviamo la creatura mutante transgender nata in laboratorio in Splice di Vincenzo Natali, che si accoppia sia con Adrian Brody che con Sarah Polley. Inquietante e sexy, non sarebbe dispiaciuta a Cronenberg. E poi l'enigmatico amplesso tra una principessa ed un pesce gatto nel thailandese Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti: sogno, realtà o allegoria poco importa, di certo solo gli orientali riescono ad essere così estremi e fantasiosi, come dimostra anche il rapporto tra un'anziana ed un disabile nel coreano Poetry. Nessuna voglia di scandalo preconfezionato, ma una libertà autoriale che in Occidente ce la sogniamo.
Ciò che poteva essere e non è stato
The Tourist è stata una delle delusioni più forti di quest'anno: un regista premio Oscar di belle speranze, una spy story ambientata a Venezia e due bellissimi come Johnny Depp e Angelina Jolie dovrebbero garantire la qualità del risultato. Invece il film fa acqua da tutte le parti, e ad uscire malconci sono proprio i due divi: Depp bolso e sciatto, mai così poco affascinante come in questo film, e la Jolie sempre più ossuta e di un'eleganza che appare sempre fuori luogo rispetto alla parte. Scult tremendo. Non è da meno Michael Winterbottom, che si conferma regista sopravvalutato, distruggendo in The killer inside me la folgorante scrittura di Jim Thompson: a conferma di quanto sia scadente proprio l'approccio del regista inglese alla materia, basti notare la gratuità morbosità nelle insistite scene di violenze e pestaggi, mentre le scene erotiche sono frettolose e girate male. Valga per tutte la sequenza in cui Kate Hudson scopre che Casey Affleck l'ha tradita con Jessica Alba, assaporando il sapore di lei mentre assaggia il suo membro, una scena potenzialmente devastante buttata nel gabinetto per incompetenza registica.
Gay friendly
Chiudiamo questo bilancio stagionale con il cinema gay, che da nicchia sta ormai allargando il proprio pubblico anno dopo anno: tuttavia dobbiamo segnalare una battuta d'arresto perlomeno riguardo le uscite in sala. A parte Natalie Portman che si fa esplorare le roride intimità da Mila Kunis nel già citato Cigno Nero, i rapporti omosessuali quest'anno hanno trovato poco spazio sul grande schermo: tuttavia in Dvd è possibile recuperare L.A. Zombie con il pornodivo gay François Sagat, un fantahorror in cui non mancano penetrazioni ed eiaculazioni in forma trasfigurata, e l'esuberante Kaboom di Gregg Araki con le sue abbondanti scene di sesso, forse due film considerati troppo forti dai distributori per i palati del pubblico nostrano.
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